Belcredi: “Regole controverse che rischiano di spaventare mercato e investitori”
di Giovanni PonsProfessor Belcredi, il ddl Capitali vuole facilitare l’ingresso in Borsa di pmi senza far perdere il controllo all’imprenditore ed evitare che società italiane trasferiscano la sede in Olanda, dove la normativa è più conciliante. Sono condivisibili?
«Sì, anche se il principio di introdurre un voto plurimo per il socio di maggioranza è controverso, il fatto di introdurlo prima della quotazione non provoca grandi sconvolgimenti. Il problema è che probabilmente la cura non è adatta al malato. In quasi dieci anni dall’introduzione della norma solo 6 società l’hanno utilizzato, nonostante decine di Ipo. Evidentemente la norma spaventa gli investitori e quindi diminuisce il prezzo delle azioni sul mercato. Più si blinda l’imprenditore meno le azioni vengono pagate dagli investitori».
E se il voto plurimo dovesse passare da tre a dieci volte, come prevedono alcuni emendamenti?
«È una scommessa, sarà più attraente per gli imprenditori e molto meno per gli investitori».
Se poi si amplifica anche il voto maggiorato, che spetta alle società già quotate in Borsa, la situazione si complica di più?
«Sì, perché si vanno a toccare assetti azionari di società già presenti in Borsa, dunque alcuni soci verranno diluiti a vantaggio di altri. L’esperienza mostra che è stato usato da 70 società, in molti casi per raggiungere soglie-chiave per il controllo dell’assemblea ordinaria o straordinaria, riducendo le armi in mano agli azionisti di minoranza».
Le regole sulla lista presentata dal cda uscente non erano nel Libro Verde del Mef del marzo 2022, poi però sono entrate nel dibattito e ora sono l’oggetto principale degli emendamenti presentati dai relatori del governo. Perché tanto interesse su questa materia?
«La pratica di fare presentare le candidature al cda uscente è presente in tutti gli ordinamenti. Uno studio Fin-Gov di prossima pubblicazione mostra che 48 società quotate hanno introdotto la possibilità della lista del cda nello statuto e 15 l’hanno usata, in particolare le società ad azionariato diffuso. Ora si vuole passare da questa situazione a regole molto stringenti – prive di precedenti esteri – che di fatto ne rendono non conveniente l’utilizzo».