Vendemmia meno 12% rispetto al 2022, perdiamo la medaglia d’oro della produzione che va alla Francia
di Irene Maria ScaliseROMA – Non splende il sole (in tutti i sensi) sul vino italiano. Sferzata da pioggia e grandine, infatti, scende intorno ai 44 milioni di ettolitri la produzione di vino in Italia, in calo del 12% rispetto ai 50 milioni dello scorso anno. E i risultati negativi fanno perdere la medaglia d’oro all’Italia del primato di produzione. A vincerla è infatti la Francia. Un passo indietro che non preoccupa il settore, che parla di "una medaglia di legno", mentre il vero nodo è il calo dei consumi di vino.
Un Paese diviso in due
Le previsioni rispetto all'anno in corso fotografano un Paese diviso in due, che vede il Nord confermare i livelli dello scorso anno (+0,8%), mentre al Centro-Sud si registrano cali fino al 40%. In pratica la vendemmia 2023, in base alle stime dell'Osservatorio Assoenologi, Ismea e Unione italiana vini (Uiv), potrebbe essere la più leggera degl…
ROMA – Non splende il sole (in tutti i sensi) sul vino italiano. Sferzata da pioggia e grandine, infatti, scende intorno ai 44 milioni di ettolitri la produzione di vino in Italia, in calo del 12% rispetto ai 50 milioni dello scorso anno. E i risultati negativi fanno perdere la medaglia d’oro all’Italia del primato di produzione. A vincerla è infatti la Francia. Un passo indietro che non preoccupa il settore, che parla di "una medaglia di legno", mentre il vero nodo è il calo dei consumi di vino.
Un Paese diviso in due
Le previsioni rispetto all'anno in corso fotografano un Paese diviso in due, che vede il Nord confermare i livelli dello scorso anno (+0,8%), mentre al Centro-Sud si registrano cali fino al 40%. In pratica la vendemmia 2023, in base alle stime dell'Osservatorio Assoenologi, Ismea e Unione italiana vini (Uiv), potrebbe essere la più leggera degli ultimi sei anni. A pesare negativamente, secondo le stime illustrate al ministero dell'Agricoltura, sono gli effetti dei mutamenti climatici che hanno portato un aumento di circa il 70% delle giornate di pioggia, peraltro concentrate proprio nel periodo dell'anno in cui vengono eseguiti i trattamenti contro le fitopatie, come la peronospora. Questo "ha determinato importanti differenze tra regioni". Se nel Nord Ovest si assiste all'importante ripresa della Lombardia (+15%), il Nord-Est è trainato dalla locomotiva Veneto (13 milioni di ettolitri, con un +5). Al Sud vendemmie molto scariche, con picchi negativi in Abruzzo (-40%), Molise (-45%), Calabria (-32%), Campania (-30%), Sicilia (-30%).
Il nodo del calo dei consumi
La stima è ormai affidabile, ha spiegato Livio Proietti, commissario straordinario Ismea, "e mostra un calo produttivo che farà sì che quest'anno la Francia", con 45 milioni di ettolitri (-2% sul 2022), "ci supererà nella produzione. Ma questo non è allarmante: il vero problema è la sfida dei consumi, che sono calati e questo ha creato un aumento di scorte di vino che raggiungono quasi il corrispettivo di un'intera vendemmia", superando i 49 milioni di ettolitri. Lo conferma il presidente di Unione italiana vini (Uiv) Lamberto Frescobaldi: "La medaglia della produzione europea era una medaglia di legno. Vincevamo in termini di quantità ma in termini di valore eravamo sotto la Francia: non era una medaglia d'oro, gliela lasciamo volentieri". Il vero problema "è il rallentamento della domanda, che sta deprimendo i listini".
Vini di buona qualità
Il presidente di Assoenologi, Riccardo Cotarella, parla di "una vendemmia molto complessa, per gli effetti di alluvioni, grandinate e siccità. La fotografia ci indica un calo della produzione significativo", ma "otterremo vini di buona qualità, con punte di eccellenza". L'obiettivo del settore è proprio puntare sulla qualità, anche rinnovando il vigneto Italia, che è mediamente vecchio e ha tremila qualità, dal Nebbiolo al Primitivo, ma quelle realmente apprezzate sono poche, chiariscono gli esperti. Inoltre sconta la difficoltà a trovare manodopera e la scarsa meccanizzazione, anche rispetto alla Francia. E mentre Uiv chiede al Governo di adeguare l'Italia al regolamento europeo sui vini low alcol o no alcol, di cui cresce la domanda nel mondo, l'altra priorità è rivedere il sistema delle Dop e Igp, perché "servono più aggregazioni territoriali".
Tante le sfide in campo per un settore che, secondo l'analisi di Coldiretti, può contare un esercito di 1,5 milioni di persone impegnate direttamente nei campi, nelle cantine e nella distribuzione, ma anche nelle attività collegate, dall'enoturismo alle bioenergie. Questa annata "difficile e complicata" non sarà però un'eccezione, puntualizzano il Crea e l'Accademia italiana della vite e del vino. "Occorre investire in ricerca e innovazione - spiegano - per trovare soluzioni ai cambiamenti climatici. Perché sono fenomeni non più occasionali".
Geografia del vigneto Italia 2023
Sebbene la peculiarità della stagione non permetta di formulare previsioni omogenee neanche nello stesso areale, quest’anno si può comunque dire che, nel Nord Ovest si assiste all’importante ripresa della Lombardia, seguita da quella più moderata di Liguria e Valle d’Aosta con una sostanziale tenuta del Piemonte. Il Nord-Est è trainato dalla locomotiva Veneto, nonostante tutto in lieve crescita rispetto allo scorso anno grazie anche all’entrata in produzione dei nuovi impianti. Il Trentino-Alto Adige non si discosta di molto dai livelli dello scorso anno, mentre perdono qualche punto percentuale Friuli-Venezia Giulia ed Emilia-Romagna. Più omogenea la situazione al Centro-Sud caratterizzata da flessioni che vanno dal 20 fino al 45 per cento, con vendemmie previste molto più scariche soprattutto sulla dorsale Adriatica (Marche, Umbria, Abruzzo, Molise, Puglia, Calabria, Basilicata) ma anche in Toscana, Lazio, Campania, Sicilia e Sardegna.