Economia

Anche la Bce boccia la tassa sulle banche “Così l’Italia perde credibilità”

Presidente della Bce, Christine Lagarde 

Presidente della Bce, Christine Lagarde 

 (reuters)
Francoforte avverte Roma: valutate i rischi per la stabilità finanziaria

Meloni rivendica la norma: “Correttivi soltanto a parità di gettito”

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BERLINO — L’Europa sembra tornata nel mirino della smania elettorale di un governo in evidente confusione e dilaniato da una crescente competizione interna. Ma quella di Meloni e Salvini è una scommessa che potrebbe costare cara all’Italia. Perché l’ultimo fronte aperto con la Ue riguarda un ambito delicato: quello delle banche. Per fare colpo sul suo elettorato, il governo ha disegnato una tassa punitiva, quella sugli extraprofitti, pensata male e annunciata peggio, secondo l’autorevole parere della Bce. E non ha caso la premier italiana Giorgia Meloni, rivendicando il provvedimento, ieri si è detta pronta a valutare eventuali correttivi, se necessari, ma «a parità di gettito» e senza fare «marcia indietro».

Certo, molte banche fatichino a trasmettere ai clienti i guadagni che incassano grazie ai tassi di interesse in salita, ed è imbarazzante. Ma attenzione — questo il messaggio di fondo di Francoforte — a trasformarle nel bersaglio di una certa demagogia populista, come sta facendo Roma. Perché si rischia si aggravare la stagnazione economica e di risvegliare la diffidenza dei mercati.

Quanto le banche siano la spina dorsale dell’economia italiana e quanto sia pericoloso toccarle senza conoscere a fondo le conseguenze di quel che si fa, lo aveva già dimostrato il nervosismo che si era scatenato sui mercati al mero annuncio, nei mesi scorsi, di una tassa sugli extraprofitti. Ieri è intervenuta appunto la Bce, bocciando la tassa “contro” le banche del governo Meloni. Non è un parere vincolante, certo, ma l’Italia è finita letteralmente dietro alla lavagna, a partire dall’invito esplicito a studiare meglio le conseguenze della tassa. Il decreto sia accompagnato, si legge nel parere, «da un’analisi approfondita delle conseguenze potenzialmente negative per il settore bancario».

Qualche rischio lo formula già la Bce stessa, richiamandosi a pareri espressi su tasse simili annunciate in Spagna o in Lituania. In generale, in una fase in cui l’economia si è fermata e le banche si stanno lentamente riprendendo dalla lunga era dei tassi bassi ricostruendo “cuscinetti” anti-crisi, una tassa sugli extraprofitti potrebbe pregiudicare proprio la costruzione delle riserve supplementari, indispensabili nei momenti di difficoltà. Peggio ancora: se le banche si sentiranno messe alle strette, potrebbero concedere meno crediti alle famiglie e imprese, aggravando la debolezza dell’intera economia. Un circolo vizioso che può «mettere a repentaglio una regolare trasmissione delle misure di politica monetaria, basata sul sistema bancario, all’economia in generale». È fondamentale, insomma, «valutare se la sua applicazione pone rischi per la stabilità finanziaria, e in particolare se ha il potenziale di compromettere la capacità di tenuta del settore bancario».

Un’altra raccomandazione che arriva dritta da Francoforte riguarda la credibilità dell’Italia e la destinazione degli introiti della super tassa. «La natura retroattiva» rischia di alimentare l’incertezza sul quadro fiscale «danneggiando la fiducia degli investitori» e scatenando dei contenziosi. Quanto all’uso che se ne farà, è importante, vista la natura straordinaria della tassa, «evitarne l’uso» per «risanare il bilancio».

L’Italia, insomma, sembra sempre più all’angolo. Tra nervose stoccate alla Commissione Ue sul dossier Ita-Lufthansa, lo scontro frontale delle ultime ore con due dei rari Paesi che hanno accettato di accogliere migranti dall’Italia, ossia Francia e Germania, le fughe in avanti sul Patto di stabilità e i ritardi mostruosi sul Pnrr, la premier Meloni sta rischiando di giocarsi quel po’ di credito che ha ostentatamente tentato di accumulare a Bruxelles e nelle altre capitali europee. Ieri Meloni ha aperto a modifiche, «per non penalizzare gli istituti di credito più virtuosi, ma non intendo fare marcia indietro. Le modifiche si possono fare a parità di gettito. Ma quel provvedimento è giusto e senza intenti punitivi».

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