Flick: “La norma sugli extraprofitti è fatta male. La Costituzione tutela il risparmio e il credito”
di Eugenio Occorsio«Il decreto sulle banche non è in sé necessariamente incostituzionale, ma viola una serie di principi in misura tale da renderlo inappropriato, scritto male e comunicato peggio». Giovanni Maria Flick, già presidente della Corte Costituzionale nonché ministro della Giustizia, interviene in punta di diritto: «Il presidente della Repubblica e la stessa Consulta hanno più volte richiamato l’inopportunità dei decreti omnibus: in questo caso si sfiora l’incredibile visto che il provvedimento contiene dalle norme contro i piromani a quelle sulle intercettazioni ambientali, per finire con gli extraprofitti bancari. Quanto alla Costituzione lasciamo in pace per ora gli articoli 2, 3 o 53. Comunque sono posti in discussione dei requisiti fondamentali: la solidarietà, la ragionevolezza, l’urgenza».
Proprio sul concetto di solidarietà si basa la difesa del decreto: le banche, dice il governo, hanno guadagnato in maniera abnorme. Possiamo concedere che hanno un po’ approfittato del rialzo dei tass…
«Il decreto sulle banche non è in sé necessariamente incostituzionale, ma viola una serie di principi in misura tale da renderlo inappropriato, scritto male e comunicato peggio». Giovanni Maria Flick, già presidente della Corte Costituzionale nonché ministro della Giustizia, interviene in punta di diritto: «Il presidente della Repubblica e la stessa Consulta hanno più volte richiamato l’inopportunità dei decreti omnibus: in questo caso si sfiora l’incredibile visto che il provvedimento contiene dalle norme contro i piromani a quelle sulle intercettazioni ambientali, per finire con gli extraprofitti bancari. Quanto alla Costituzione lasciamo in pace per ora gli articoli 2, 3 o 53. Comunque sono posti in discussione dei requisiti fondamentali: la solidarietà, la ragionevolezza, l’urgenza».
Proprio sul concetto di solidarietà si basa la difesa del decreto: le banche, dice il governo, hanno guadagnato in maniera abnorme. Possiamo concedere che hanno un po’ approfittato del rialzo dei tassi?
«È giusto rendersi conto che l’inflazione ha pesanti risvolti sociali e accentua drammaticamente le diseguaglianze. Quello che dovevano fare le banche forse era rendersi conto dell’improvviso squilibrio che si è determinato, sollevare il problema e discutere con le parti interessate una soluzione equilibrata. Questo andava fatto: peraltro l’iniziativa poteva prenderla anche il governo. Però non ha senso castigarle all’improvviso in questa misura e con questa superficialità. La Bce ha già detto che la norma è anti-europea, l’Antitrust ha rimarcato che calpesta la concorrenza e squilibra il mercato».
Il caso potrebbe finire alla Corte costituzionale come vuole l’Abi?
«Prima occorre un processo, diciamo un ricorso al giudice ordinario, che può rimettere la questione alla Corte se non la ritiene manifestamente infondata. I precedenti ci sono: la Robin tax è stata censurata quando è divenuta permanente, sui profitti energetici si sta discutendo. Quello che non funziona è isolare un settore e trattarlo senza alcun contraddittorio preventivo, tanto più con un decreto che ancora una volta trasgredisce in modo clamoroso la regola che esso e la sua legge di conversione devono avere contenuti omogenei. Senza contare che viene scavalcato il Parlamento, messo ai margini di fatto del processo legislativo. Poi c’è il problema della ripetitività: servirebbe la certezza che è una misura una tantum, ma l’esperienza insegna che difficilmente è così».
Ma le banche non sono un settore come un altro.
«Però sono imprese, quindi dovrebbe valere per loro l’eguale trattamento rispetto alle altre. Quand’ero avvocato, trent’anni fa, riuscii a dimostrare in Cassazione che le banche non sono un servizio pubblico bensì una normale azienda al servizio “del pubblico”, salvo che maneggino denaro relativo a contributi statali. La magistratura voleva invece applicare su di esse il diritto penale amministrativo come fossero pubblici ufficiali: ecco un altro esempio di prevaricazione da parte di un potere dello Stato simile a quello che ora vuole mettere in atto l’esecutivo. Chi misura quando un profitto è “extra”, il governo?».
Proprio per questo viene invocato l’articolo 3 della Carta costituzionale sull’uguaglianza?
«Più che di articolo 3 parliamo di articolo 47 della Costituzione: la Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme, disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito. Ecco, in base a cosa lo Stato si arroga il diritto di decidere di tassare in modo diseguale un soggetto economico rispetto a un altro che si trova in una situazione sostanzialmente analoga, per esempio le fiduciarie o le assicurazioni?».