Economia

Benzina sopra i due euro al self, ma il governo è diviso sugli aiuti

Benzina sopra i due euro al self, ma il governo è diviso sugli aiuti
Le compagnie petrolifere: “Balzo dovuto al greggio che continua a salire, il picco nei prezzi dei carburanti deve ancora arrivare”. Allo studio due misure: una social card per le famiglie deboli e un taglio alle accise. Si cercano i fondi, servono più di due miliardi. Le testimonianze di un trasportatore e di un agricoltore
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Roma — La corsa dei prezzi dei carburanti non si ferma, mentre il governo, che aveva annunciato provvedimenti urgenti, è diviso su come affrontare l’emergenza tra bonus benzina, dedicato alle fasce più deboli, e accisa mobile, che garantirebbe uno sconto trasversale superata una certa soglia di prezzo. In molte pompe di benzina fai da te, ancora di salvezza per gli automobilisti, si è ormai toccata la quota di 2 euro al litro. Un tetto che in modalità servito si è già superato da tempo.

Corsa che non si arresterà facilmente. A dirlo è Gianni Murano, il numero uno di Unem, l’associazione che raggruppa le società petrolifere: «Il picco deve ancora arrivare. Nel 2023 c’è stata una ripresa globale della domanda con una media di 102 milioni di barili al giorno, più del periodo pre-Covid». Ad agosto, come spesso accade nel mese delle ferie, c’era stata una vampata dei prezzi di benzina e diesel. Il balzo in avanti è l’effetto dalla scelta dell’Opec+, l’associazione dei Paesi produttori che ha come azionisti di maggioranza Arabia Saudita e Russia, di prorogare il taglio della produzione del petrolio fino alla fine dell’anno. «Il prezzo del Brent è salito di 17 dollari nel giro di due mesi - dice Murano - superando i 90 dollari al barile. È un dato alto».

Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, in un’intervista a Repubblica, aveva annunciato «due provvedimenti, uno per le famiglie più deboli, sull’esempio della social card, l’altro per i trasportatori merci». Peccato che il Consiglio dei ministri sia slittato alla prossima settimane e che il governo Meloni, sul punto, sia diviso. Urso, però, non sembra aver cambiato idea. La prossima settimana - dicono dal ministero - ci saranno i provvedimenti. E viene riconfermato il meccanismo del bonus. È in corso un braccio di ferro. D’altronde lo stesso ministro Urso aveva detto che era in corso un confronto con il collega Giorgetti sui fondi a disposizione per coprire i provvedimenti. E poi, per complicare ancora di più il quadro, c’è la manovra su cui il governo deve dirottare la maggior parte di risorse. «Però l’esecutivo, grazie all’extragettito che deriva dall’Iva sui carburanti, dovrebbe avere le risorse per intervenire», osserva Murano. E i fondi a disposizione dovrebbero oscillare tra 1 e 2 miliardi. Troppo pochi, forse, per rispondere all’emergenza. A meno che il tesoretto accumulato non sia più alto, ma i soldi potrebbero essere usati per la complessa legge di Bilancio.

La fronda che vorrebbe vedere un intervento sulle accise, che verrebbero ridotte solo quando la benzina supera i 2 euro al litro, non è solo all’interno del governo. Pure fuori c’è chi crede che il bonus per le famiglie meno abbienti non sia sufficiente. I primi a pensarlo sono i gestori degli impianti, che nei mesi scorsi sono stati presi di mira per i rincari e che dal primo agosto espongono i nuovi cartelli con il prezzo medio per regione dei carburanti. Iniziativa, voluta da Urso per frenare la corsa dei prezzi, ma di fronte alla strategia dell’Opec+ l’effetto è nullo. «Bene il bonus benzina del governo per aiutare le famiglie bisognose, ma è una soluzione tampone - dice Giuseppe Sperduto, presidente di Faib Confesercenti - per fronteggiare gli effetti dei picchi dei prezzi sarebbe utile una misura strutturale come l’accisa mobile». E pure le associazioni dei consumatori la pensano così: «Il governo deve abbandonare la strada dei bonus - rimarca il vicepresidente di Assoutenti, Gabriele Melluso - e tagliare da subito le accise»

Stroria/1 Il trasportatore: “L’impennata del diesel è solo l’ultima mazzata sulle nostre imprese”

«Il prezzo del gasolio è solo l’ultima mazzata sui conti». Marco Amodio ha una ditta di trasporti a Torino. In tutto cinque mezzi e lavora in prevalenza per il settore auto. «A fine 2020 il gasolio costava 1.08 al litro, poi ha cominciato a diventare più caro. Al netto dell’Iva, a gennaio il gasolio aveva raggiunto la quota di 1,53 al litro, ora siamo a 1,33, ma sta risalendo. La media del 2022 è stata di 1,30 al litro. Quest’anno sarà più alta. Dal 2020 ad oggi l’incremento del prezzo è stato del 26%». A suo dire, è necessario che il governo faccia qualche cosa: «Lo abbiamo detto anche come Cna, il governo deve favorire l’uso del gasolio calmierando il prezzo».

Amodio prende le commesse dai grandi gruppi che gestiscono la logistica del settore. «Prima il carburante incideva per il 33-35%, ora siamo al 45%. La mia ditta ha 5 mezzi. Se io oggi decidessi di stare in ufficio, senza mettermi al volante, non riuscirei a darmi uno stipendio». Quanto vengono pagati i viaggi? «Quelli lunghi intorno a 1,10-1,20 a km. 600 chilometri vuol dire incassare circa 650-670 euro. 300 vanno di gasolio, 250 per l’autista». I margini si riducono. «Siamo arrivati ad un 5%». E non è solo il carburante. «Prima una gomma la pagavo 250 euro, ora sono 390 euro. Spese che non ribalto su nessuno. Le piccole realtà come la nostra fanno da camera di compensazione dei vettori che prendono le commesse: si tengono il buono e ci danno il lavoro rognoso». Le fatture vengono pagate «a 90 giorni fine mese, ma io il gasolio lo pago a 60. Così ricorro ai fidi che hanno tassi sempre più alti. È un circolo vizioso».

Storia/2 L’agricoltore: “Costi alle stelle sui campi. L’acqua per irrigare arriva grazie al gasolio”

«Nei nostri campi l’acqua arriva grazie al gasolio. Ma con gli ultimi aumenti non ce la facciamo più: da noi si sono fermati quasi tutti» Il balzo dei prezzi del gasolio di 22 centesimi al litro in meno di un mese rischia di mettere in ginocchio gli agricoltori del Mezzogiorno, che dopo l’ennesima estate troppo calda hanno bisogno di irrigare i campi utilizzando l’acqua dei pozzi, per preparare i terreni alle prossime colture.

Ma per tirare su l’acqua, spiega Michele Ressa, presidente Coldiretti di Spinazzola (provincia di Barletta, Andria, Trani), serve il gasolio che alimenta i motori: «I costi adesso sono diventati esorbitanti, e nell’incertezza dei prezzi di vendita, che a noi vengono imposti dalle fabbriche e dalla grande distribuzione, la maggior parte dei produttori si sono fermati. Anche perché da noi sono quasi tutte colture di cereali, e alcune settimane fa abbiamo subito un abbassamento dei prezzi del grano di 6 euro al quintale perché sono arrivate navi cariche di prodotto dalla Turchia e da altri Paesi».

Semmai, spiega Ressa, «si aspetta la pioggia, che ammorbidisca un po’ i terreni così si può intervenire con i trattori». Ma non tutti possono permettersi di fermarsi e aspettare: «Io dalle nostre parti sono uno dei pochi coltivatori di ortaggi: devo continuare a irrigare, altrimenti li faccio seccare e perdo tutto. Coltivo pomodori da industria: in questi giorni mi faccio il segno della croce, e vado avanti».

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