La tela paziente di Unipol per fare la seconda banca italiana
di Andrea GrecoLa richiesta di salire fino al 20% in Banca popolare di Sondrio, inoltrata da Unipol alla vigilanza Bce, è lo sparo di Sarajevo della nuova tornata di consolidamento bancario. E non sorprende che il gesto arrivi ancora dalla compagnia bolognese, l’unico azionista con un progetto forte nel settore bancario italiano recente. Il progetto - che è poi il progetto del suo leader assoluto Carlo Cimbri - è diventare, tramite Bper, il secondo operatore bancario per volumi nel Paese dopo Intesa Sanpaolo. Per arrivarci, Bper (che proiettando i dati di metà 2023 “vede” 5 miliardi di ricavi a dicembre), deve superare Unicredit, che farà sui 10 miliardi di ricavi italiani a fine anno. L’unica via, per gli emiliani, è integrare prima Sondrio (1,3 miliardi di ricavi stimati a dicembre), e più avanti aggiungere quelli di Mps (3,5 miliardi) o di Banco Bpm (5 miliardi).
Quello che segue è uno scenario futuribile per realizzare il progetto in due anni, centrato su quella che – secondo alcuni interlocut…
La richiesta di salire fino al 20% in Banca popolare di Sondrio, inoltrata da Unipol alla vigilanza Bce, è lo sparo di Sarajevo della nuova tornata di consolidamento bancario. E non sorprende che il gesto arrivi ancora dalla compagnia bolognese, l’unico azionista con un progetto forte nel settore bancario italiano recente. Il progetto - che è poi il progetto del suo leader assoluto Carlo Cimbri - è diventare, tramite Bper, il secondo operatore bancario per volumi nel Paese dopo Intesa Sanpaolo. Per arrivarci, Bper (che proiettando i dati di metà 2023 “vede” 5 miliardi di ricavi a dicembre), deve superare Unicredit, che farà sui 10 miliardi di ricavi italiani a fine anno. L’unica via, per gli emiliani, è integrare prima Sondrio (1,3 miliardi di ricavi stimati a dicembre), e più avanti aggiungere quelli di Mps (3,5 miliardi) o di Banco Bpm (5 miliardi).
Quello che segue è uno scenario futuribile per realizzare il progetto in due anni, centrato su quella che – secondo alcuni interlocutori dei bolognesi – sarebbe la prosecuzione del progetto di crescita che Unipol da sei anni sta sviluppando. Non è né utopico né distopico: casomai, entropico, benché subordinato a certe condizioni. Il “risiko bancario”, infatti, non è un gioco di armate e dadi, ma un puzzle dove i tasselli vanno inseriti con paziente accortezza. Proprio come fatto da Unipol- Bper dal 2017 con i dossier Cariferrara, Unipol Banca, Ubi, infine Carige.
Autunno 2023
La vigilanza bancaria, si stima per fine settembre, approva la richiesta a salire oltre il 10% in Sondrio. Unipol, come fatto due anni fa per il suo primo pacchetto valtellinese, attrezza l’operazione sul mercato per raddoppiare di quota, investendo circa 200 milioni. Per la compagnia, che ufficialmente ha motivato la richiesta alla Bce per «consolidare la partnership industriale e societaria nella bancassicurazione», ma anche «aumentare la stabilità dell’assetto azionario per il positivo perseguimento dei propri obbiettivi di piano industriale e stimolare l’evoluzione della banca», ci sono almeno due chiari vantaggi in ottica strategica. Uno è che, non appena avrà eguagliato nella Sondrio il livello detenuto in Bper (19,9%), il primo socio bolognese sarà indifferente ai multipli di mercato in un’eventuale fusione con scambio azionario, mantenendo comunque il 20% nel polo. L’altro è che il nuovo cantiere in avvio è a Sondrio, non a Siena: dove il Tesoro è intento a privatizzare Mps, ma Unipol e Bper non hanno intenzione di farsi tirare la giacca (per ora).
Primavera-autunno 2024
Il cda di Bper tra sei mesi va al rinnovo: e secondo più voci Cimbri sta già cercando un nuovo amministratore delegato, con caratteristiche di maggiore spinta del business. Il ruolo ristrutturatore di Piero Montani, da lui stesso chiamato nel 2021, è stato prezioso: in due anni ha realizzato l’integrazione delle filiali Ubi, l’acquisizione di Carige, gli accordi sindacali e quelli strategici con Nexi sulla monetica e con Gardant sugli Npl. Ma Bper, che ha ormai quasi gli stessi attivi di Banco Bpm, capitalizza ancora il 45% meno. Deve far emergere il valore e la redditività, o la sua carta azionaria non si può scambiare bene. Sul fronte Mps, invece, dove il Tesoro è impegnato con Bruxelles a vendere entro giugno prossimo, il socio pubblico sembra tentato di chiedere una breve, ulteriore proroga, per fare emergere più valore alla banca senese in fase di rilancio, e mitigare le minusvalenze all’atto della cessione.
Se le condizioni lo consentiranno, l’estate 2024 potrebbe essere l’ora per proporre una fusione in azioni tra Bper e Popolare di Sondrio. Non è detto sia una passeggiata: la roccaforte valtellinese ha già mostrato, nel dossier di trasformazione in Spa e sulle successive nomine del cda, quanto sia coriacea la sua base locale. Bisognerà che Unipol e Bper trovino condizioni soddisfacenti per dirigenti e azionisti a Sondrio (compresi i fondi del mercato, da Amber a Norges, da Dimensional a Vanguard e Blackrock, entrati nel capitale).
In questa fase arriverà a un bivio strategico anche Unicredit, il secondo operatore che Bper insegue, e storicamente meno ispirato dalle annose attività italiane. L’ad Andrea Orcel, nel suo piano “Unlocked” di fine 2021, ha puntato molto sulla redditività dei soci, investendo in azioni proprie i miliardi con cui avrebbe potuto comprare una banca del calibro di Bper, o di Banco Bpm. Aggiornando il piano Orcel ha promesso che nel 2024 deciderà se usare il patrimonio eccedente (la banca è tra le più capitalizzate d’Europa) per fare acquisizioni, oppure lo restituirà ancora agli azionisti. Orcel ha buone cartucce in mano: e dalle scelte di Unicredit, che ha già provato a negoziare per annettersi Mps e Banco Bpm nel suo mandato, dipenderà il corso del “risiko”.
Primavera 2025
Il 2025 può essere l’anno delle scelte decisive. In base alle mosse di Unicredit dipenderà la disponibilità di opzioni strategiche per consacrare Bper come secondo attore bancario in Italia. Se Orcel tornasse sui dossier Mps o Banco Bpm, difficilmente Bper potrebbe impedirglielo. Ma una delle due pedine resterà comunque libera. E a quel punto, in base alle circostanze, la banca emiliana “rinforzata” potrebbe essere grande abbastanza per giocarsi il transformational deal. Con Siena, trovando intese opportune col Mef (socio al 64%), e col management rafforzato dall’arrivo di Luigi Lovaglio. Ovvero con Banco Bpm, riscrivendo i termini di un’alleanza che aleggia da 20 anni: e vedendosela con i francesi di Credit Agricole, intanto saliti al 9,2% a Milano, con gli altri fondi, fondazioni e casse entrati a proteggere gli assetti azionari, e non da ultimo con Giuseppe Castagna, ad del terzo gruppo bancario nazionale geloso della sua autonomia. Ma sia Lovaglio che Castagna, appena rinnovati, scadono a metà 2026.