A Mediobanca si va alla conta: c’è la lista del cda senza Delfin
di Andrea GrecoMILANO — Nove mesi di dialogo tra l’ad di Mediobanca Alberto Nagel e il presidente di Delfin Francesco Milleri non bastano per intendersi, e condividere i nomi del futuro cda.
Ieri sera, dopo breve riunione che ratificava la decisione presa dal cda della banca il 7 settembre, il comitato nomine di Mediobanca ha messo a punto la lista di candidati che sottoporrà, domani, al consiglio di amministrazione per l’approvazione definitiva. Una lista di nomi ‘autoctoni’ e in continuità, che prevede il rinnovo dei due banchieri milanesi Nagel, in auge dal 2008, e Renato Pagliaro, presidente dal 2010.
Il cda, che di recente aveva offerto quattro posti in cda a Delfin - in cambio di una serie di vincoli di condotta - ha ritenuto di non condividere l’impronta di Delfin, che aveva chiesto più discontinuità nella governance, a partire da un nuovo presidente “indipendente” (Pagliaro non lo è più), e di ridiscutere il piano strategico presentato quattro mesi fa. Due richieste che, secondo il cda ri…
MILANO — Nove mesi di dialogo tra l’ad di Mediobanca Alberto Nagel e il presidente di Delfin Francesco Milleri non bastano per intendersi, e condividere i nomi del futuro cda.
Ieri sera, dopo breve riunione che ratificava la decisione presa dal cda della banca il 7 settembre, il comitato nomine di Mediobanca ha messo a punto la lista di candidati che sottoporrà, domani, al consiglio di amministrazione per l’approvazione definitiva. Una lista di nomi ‘autoctoni’ e in continuità, che prevede il rinnovo dei due banchieri milanesi Nagel, in auge dal 2008, e Renato Pagliaro, presidente dal 2010.
Il cda, che di recente aveva offerto quattro posti in cda a Delfin - in cambio di una serie di vincoli di condotta - ha ritenuto di non condividere l’impronta di Delfin, che aveva chiesto più discontinuità nella governance, a partire da un nuovo presidente “indipendente” (Pagliaro non lo è più), e di ridiscutere il piano strategico presentato quattro mesi fa. Due richieste che, secondo il cda rischiavano di minare l’indipendenza del cda, attribuendo al primo azionista una primazia poco consona con le prassi di governance delle banche d’affari.
Di tutt’altro parere Delfin: ambienti vicini alla holding fanno notare che «in un dialogo si deve avere soddisfazione comune, non puoi pensare di vincere 8 a 0. Delfin ha ceduto su tutto, ha chiesto solo un presidente nuovo e indipendente, ed è stato detto di no».
L’elenco messo a punto ieri dal cda Mediobanca conterrebbe 12 nomi, otto già in carica e quattro nuovi. I confermati sarebbero il presidente Pagliaro, l’ad Nagel, il dg Francesco Saverio Vinci, poi Virginie Banet, Laura Cioli, Valérie Hortefeux, Maximo Ibarra, Vittorio Pignatti Morano. Gli altri quattro nomi, scelti insieme ai consulenti di Spencer Stuart, saranno due donne e due uomini, per metà di estrazione internazionale e con competenze adatte a sostituire Maurizia Angelo Comneno, Maurizio Carfagna, Maurizio Costa ed Elisabetta Magistretti, non ricandidabili perché hanno raggiunto i limiti di età statutari (75 anni per i consiglieri).
Se il 28 ottobre la lista del cda risulterà la più votata lo statuto prevede che indichi 12 membri su 15 totali. L’altro nome di certo rinnovo, perché lo statuto riserva un posto alle liste dei fondi, è Angela Gamba, lead independent director messa tre anni fa dai fondi, e che per questo ha avuto un ruolo di peso nella ricerca dei profili della “lista del cda” in arrivo.
Gli altri due posti andrebbero, invece, alla lista presentata da Delfin (che parte dal suo 19,8%) se risultasse seconda classificata. Mentre se la lista Delfin fosse la più votata potrebbero inserire fino a sette consiglieri da novembre, creando una situazione di stallo nella governance che gli operatori ipotizzano con timore, per i rischi sulla gestibilità e sull’attuazione del piano strategico. La decisione di andare alla conta, oppure accontentarsi di due amministratori (ma con le mani libere: e affiancati dal presidente del collegio sindacale), determinerà la lunghezza della lista che Delfin può inoltrare fino al 3 ottobre. Se fosse lunga, fino a sette nomi, vorrebbe dire che gli eredi Del Vecchio andranno a caccia di voti per battere la lista del cda. Secondo più fonti finanziarie Delfin aveva avanzato per la presidenza il nome del banchiere di Jp Morgan, ex ministro del Tesoro, Vittorio Grilli. Mentre ora avrebbe in serbo per il cda i due nomi di Sandro Panizza, l’ex manager Generali che sfidò l’ad Donnet nel 2022, e Sabrina Pucci, già voce critica nel cda Generali. Decisivo sarà il voto di Caltagirone, che ha il 9,9% ma segue il caso con approccio più laico. E decisiva sarà l’affluenza dei soci, riuniti in presenza (non in remoto come ormai quasi tutti). Kepler Cheuvreux ha stimato per Delfin un 30-35% di voti, e un 35-40% per la lista del cda.