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La Fed prevede un rialzo dei tassi entro fine anno e altri due nel 2024

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NEW YORK – La Federal Reserve non ha rialzato i tassi di interesse, scegliendo la strada dell’attesa, anche perché, ha ammesso il presidente Jerome Powell, «l’economia è più forte di quanto ci aspettassimo». Questa affermazione è stata la più interessante di una giornata ampiamente attesa. La banca centrale americana aveva fatto capire nelle scorse settimane che avrebbe agito solo dopo aver capito meglio qual è stato l’impatto dei precedenti rialzi sull’economia. Da marzo 2022 la Fed ha alzato i tassi per undici volte e li ha congelati per due volte, compreso questa, ma i dati economici non si sono prosciugati e l’occupazione, come ha confermato il dato di agosto, è rimasto basso, al 3,8 per cento. Così alla fine gli investitori sono più interessati a capire che cosa succederà da ora alla fine dell’anno. I banchieri hanno già alzato i tassi di interesse in una forbice che va dal 5,25 al 5,5 per cento, il livello più alto negli ultimi ventidue anni. E adesso? Nel cercare di rendere più…

NEW YORK – La Federal Reserve non ha rialzato i tassi di interesse, scegliendo la strada dell’attesa, anche perché, ha ammesso il presidente Jerome Powell, «l’economia è più forte di quanto ci aspettassimo». Questa affermazione è stata la più interessante di una giornata ampiamente attesa. La banca centrale americana aveva fatto capire nelle scorse settimane che avrebbe agito solo dopo aver capito meglio qual è stato l’impatto dei precedenti rialzi sull’economia. Da marzo 2022 la Fed ha alzato i tassi per undici volte e li ha congelati per due volte, compreso questa, ma i dati economici non si sono prosciugati e l’occupazione, come ha confermato il dato di agosto, è rimasto basso, al 3,8 per cento. Così alla fine gli investitori sono più interessati a capire che cosa succederà da ora alla fine dell’anno. I banchieri hanno già alzato i tassi di interesse in una forbice che va dal 5,25 al 5,5 per cento, il livello più alto negli ultimi ventidue anni. E adesso? Nel cercare di rendere più costoso il ricorso al prestito, l’obiettivo era quello di ralllentare la domanda, rendendo più difficile alle compagnie di caricare sul prezzo senza correre il rischio di perdere clienti. Ma allo stesso tempo l’equazione “tassi d’interesse più alti” uguale “rallentamento” non si è verificata.

Nelle previsioni espresse nel trimestre che si è chiuso a giugno, gli analisti hanno parlato di un probabile aumento entro la fine del 2023. Resta da vedere quando e in che misura. Ma intanto il presidente della Federal Reserve Powell ha aperto la conferenza stampa di rito, dopo l’annuncio sui tassi, come aveva fatto le volte precedenti, sottolineando il passaggio che «senza stabilità dei prezzi l’econonomia non può funzionare». Il messaggio suonava così: controllare la corsa dei prezzi e garantire un mercato del lavoro solido non sono obiettivi in contrasto. Powell ha spiegato che tassi di interesse più alti inciderebbero sugli investimenti, anche se in realtà, secondo recenti dati del dipartimento del Commercio, gli investimenti sono cresciuti anche nel secondo trimestre. «Per ridurre l’inflazione — ha spiegato — serve probabilmente un periodo di crescita sotto il trend».

Questo passaggio appare controverso. Primo perché l’economia, come ha detto Powell, appare forte e non si vedono segnali «sotto il trend». Secondo, perché inseguire questo obiettivo evitando la recessione, cioè in cui il prodotto interno lordo registri un declino, appare difficile da raggiungere in termini pratici. Questo, secondo alcuni investitori americani, potrebbe indicare che neanche Powell sa con esattezza cosa la Fed deciderà nel quarto trimestre. E, soprattutto, se la bideneconomics, l’economia sotto l’amministrazione di Joe Biden, continuerà a mostrarsi in salute.

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