Economia

Intervista al ministro dell’Ambiente

Pichetto “Superiamo i referendum su un nucleare ‘vecchio’. Le rinnovabili da sole non bastano”

Il ministro dell'Ambiente Gilberto Pichetto Fratin

Il ministro dell'Ambiente Gilberto Pichetto Fratin

 (ansa)
Parliamone alla luce del sole: al convegno con enti e aziende abbiamo avuto prenotazioni da riempire l’Olimpico. Sul deposito delle scorie non aspetterò un anno e nemmeno sei mesi: il governo non intende dilazionare ancora
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Tra i suoi funzionari c’è chi lo definisce «il ministro dell’Ambiente più nuclearista di sempre». Ma Gilberto Pichetto Fratin avvolge le sue convinzioni atomiche in molti strati di cautela: «Per ora ci occupiamo di ricerca e sperimentazione. L’Italia deve continuare a essere protagonista nei grandi progetti internazionali, sia di fissione che di fusione, in cui sono coinvolte aziende nazionali, anche con commesse rilevanti». L’obiettivo finale, però, è un altro: «Vogliamo sdoganare il tema a livello nazionale».

Insomma, favorire il ritorno del nucleare in Italia. Una missione condotta con prudenza e dopo aver ottenuto una adeguata “copertura” politica: prima dell’estate i partiti della maggioranza, con Azione e Italia Viva, hanno approvato alla Camera due mozioni che impegnano il governo a «valutare l’opportunità di inserire nel mix energetico nazionale anche il nucleare…». Come prima mossa Pichetto Fratin ha organizzato oggi al ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica una “Piattaforma nazionale per un nucleare sostenibile”. E annuncia un provvedimento che potrebbe sbloccare il Deposito nazionale per le scorie radioattive, che nessuno vuole.

Ministro, cosa si aspetta dall’incontro con aziende ed enti di ricerca?

«L’incontro fa seguito al voto parlamentare: per le adesioni ricevute avremmo dovuto organizzarlo allo Stadio Olimpico. A conferma del fatto che abbiamo tante competenze ed esperienze nel settore nucleare. Vogliamo mettere insieme i grandi attori dell’energia atomica perché dialoghino. Prima si parlavano, ma sottovoce: è ora di farlo alla luce del sole. Non ci dobbiamo più nascondere. È importante essere trasparenti nelle scelte, perché solo così si ottiene il consenso della società».

Ci si è provato con il Deposito nazionale per le scorie nucleari: dopo decenni non c’è ancora il sito.

«Presumo che i siti individuati scontino la contrarietà delle realtà locali, ma si deve arrivare a una determinazione. Nessuno vuole le scorie vicino casa, ma poi quando si porta un familiare in ospedale a fare una pet non ci si pone il problema di come verranno gestiti i rifiuti radioattivi generati da quell’esame clinico».

Come se ne esce?

«Presenterò un provvedimento che apre alle autocandidature, credo che ci possano essere. Non darò un anno , neppure sei mesi: non è intenzione del governo dilazionare ancora».

Ci saranno compensazioni per chi ospiterà il Deposito?

«Noi preferiamo parlare di premialità. Tra le altre iniziative, stiamo immaginando di rendere il Deposito un grande luogo di ricerca, dove si conducano studi internazionali. Arricchirebbe i territori coinvolti».

Tornando alle centrali nucleari: gli italiani hanno detto “no” in ben due referendum. Come pensate di aggirare questo problema?

«Valuteranno i costituzionalisti. L’opinione prevalente degli studiosi è che nei referendum fu chiesto agli italiani di esprimersi sul nucleare di prima e seconda generazione, quello di Chernobyl per intendersi. Ora le cose sono molto cambiate. Un illustre giurista mi ha detto: la bici e la Ferrari sono due mezzi di trasporto, ma un referendum sulle bici non può estendersi alle auto sportive. Aldilà delle interpretazioni giuridiche, è chiaro che per procedere è importante creare consenso».

Perché occorre il nucleare? Le rinnovabili non bastano a garantire decarbonizzazione e sicurezza energetica?

«Ricordo che il nucleare è nella tassonomia green della Ue e che gli esperti lo considerano irrinunciabile per la sicurezza energetica del futuro, in aggiunta alle rinnovabili».

Anche iniziando oggi, i tempi, tra creazione del consenso, realizzazione dei progetti e costruzione, sarebbero lunghissimi. Davvero il governo punta sul nucleare per tagliare le emissioni?

«Non nel breve termine. E infatti i tagli alle emissioni contenuti nel Piano energia e clima per il 2030 (-55%) non prevedono l nucleare».

Restando alle rinnovabili, il governo è accusato di aver frenato su alcuni capitoli importanti, a cominciare dalle Comunità energetiche rinnovabili, il cui decreto è atteso da mesi.

«Sono fiducioso. La Commissione europea temeva che fosse un modo indiretto per dare aiuti di Stato alle aziende che partecipano alle comunità energetiche. Abbiamo spiegato che gli incentivi sono pensati per premiare le famiglie e non le imprese. Ora a Bruxelles hanno capito, ma c’è da dire che è un modello nuovo anche per loro».

Vi rimproverano grandi ritardi anche sull’eolico offshore…

«Sto lavorando a un decreto che definisca i criteri con cui individuare le aree in alto mare dove costruire gli impianti. Ma occorrono grandi investimenti, per porti opportunamente attrezzati, le navi da trasporto, l’acciaio necessario… Serve insomma una filiera. Perfino le aziende che producono i cavi necessari dicono che non saranno pronte prima del 2028».

Intanto l’Italia continua investire nei combustibili fossili. Non è una contraddizione?

«Dobbiamo essere realisti: noi puntiamo a eliminare prima il carbone, poi il petrolio, e a conservare il gas fino a che le rinnovabili saranno abbastanza sviluppate da raggiungere la neutralità carbonica nel 2050. Ma nel lungo periodo la continua richiesta di energia sarà tale da dover prevedere l’uso di fonti che garantiscano, al contrario delle rinnovabili, continuità nell’erogazione dell’energia. Proprio come il nucleare».

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