Pnrr, i posti letto per gli universitari ci sono. Ma ora mancano i soldi
di Giuseppe ColomboROMA – I nuovi posti letto per gli studenti universitari ci sono, almeno sulla carta. Addirittura di più rispetto a quelli previsti dal Pnrr, dove c’è scritto che entro l’estate del 2026 bisognerà realizzarne ed assegnarne almeno 60mila. Ma gli oltre 67mila posti messi a disposizione da soggetti pubblici e privati hanno un problema: i soldi.
I 960 milioni del Piano nazionale di ripresa e resilienza non bastano a rendere appetibile l’investimento sugli alloggi. Chi dovrà gestire le strutture, e quindi coprire i costi, anche di eventuali lavori di ammodernamento, potrebbe trovare poco conveniente farlo. E la questione riguarda soprattutto i privati.
Il governo è costretto a correre i ripari. Ma la strada è stretta a causa delle poche risorse a disposizione. Scavare nel bilancio nazionale è alquanto complesso: la caccia al tesoro per i fondi che servono a finanziare la manovra è l’immagine plastica di un affanno che non può p…
ROMA – I nuovi posti letto per gli studenti universitari ci sono, almeno sulla carta. Addirittura di più rispetto a quelli previsti dal Pnrr, dove c’è scritto che entro l’estate del 2026 bisognerà realizzarne ed assegnarne almeno 60mila. Ma gli oltre 67mila posti messi a disposizione da soggetti pubblici e privati hanno un problema: i soldi.
I 960 milioni del Piano nazionale di ripresa e resilienza non bastano a rendere appetibile l’investimento sugli alloggi. Chi dovrà gestire le strutture, e quindi coprire i costi, anche di eventuali lavori di ammodernamento, potrebbe trovare poco conveniente farlo. E la questione riguarda soprattutto i privati.
Il governo è costretto a correre i ripari. Ma la strada è stretta a causa delle poche risorse a disposizione. Scavare nel bilancio nazionale è alquanto complesso: la caccia al tesoro per i fondi che servono a finanziare la manovra è l’immagine plastica di un affanno che non può permettersi ulteriori carichi. Ecco perchè al momento l’ipotesi prevalente è provare a incentivare i privati attraverso sgravi fiscali, che costano, ma che risultano meno pesanti per le casse dello Stato rispetto alle erogazioni a fondo perduto.
Il negoziato con la Commissione
Le prossime settimane serviranno a capire se e come si riusciranno a tirare su i sostegni che sono fondamentali se si vuole portare a casa uno degli impegni più complessi del Pnrr. Basta ricordare che, a luglio, il tema degli alloggi universitari è stato al centro di una trattativa complessa con la Commissione europea. Alla fine si è concordato di trasformare il target dei 7.500 posti letto già assegnati (ma con problemi di rendicontazione) in una milestone qualitativa, che prevede l’avvio delle assegnazioni per arrivare a 60mila posti letto entro il 30 giugno del 2026.
Una modifica solo apparentemente tecnica. Senza la correzione, infatti, Bruxelles non avrebbe dato il via libera agli obiettivi agganciati alla terza rata. Che infatti sono scesi da 55 a 54, mentre quelli della quarta sono saliti da 27 a 28, proprio per il nuovo impegno sulle residenze universitarie. E così i circa 500 milioni previsti per questo obiettivo sono scivolati dalla terza alla quarta tranche: la prima si è sgonfiata, passando da 19 a 18,5 miliardi; quella successiva è passata da 16 a 16,5 miliardi.
In tutto 35 miliardi, che il governo punta di incassare, in due step, entro la fine dell’anno. I soldi della terza rata, come anticipato da Repubblica, sono attesi entro il 10 ottobre, mentre ci vorrà più tempo per quelli della quarta perchè la richiesta di pagamento sarà inviata nelle prossime ore, comunque in settimana, spiegano fonti di governo. Poi scatterà la valutazione dell’Ue, che richiederà diverse settimane, anche se due giorni martedì il Consiglio Affari generali ha già dato il via libera alle modifiche chieste dall’Italia su 10 dei 27 obiettivi in calendario.
I risultati del censimento
Nel frattempo il governo lavora all’avanzamento del lavoro messo a punto dalla ministra per l’Università Anna Maria Bernini. Che ieri, in una riunione della cabina di regia insieme al titolare del Pnrr Raffaele Fitto e al sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, ha presentato i risultati del censimento. A maggio, infatti, il ministero ha pubblicato una manifestazione di interesse rivolta ai soggetti intenzionati a rendere immediatamente disponibii immobili da destinare ad alloggi o residenze universitarie. Hanno risposto in tanti: le domande sono state in tutto 78.271. La Commissione ministeriale, incaricata di valutare le proposte, ha considerato idonee l’85,9% delle stesse, pari a 67.328 posti letto.
È stata la stessa Bernini a chiedere, e ottenere, un’accelerazione sul dossier, che ora registra anche un’attenzione più puntuale da parte di Palazzo Chigi. Sarà un tavolo tecnico a mettere a punto i criteri per i bandi che assegneranno i nuovi posti letto. E qui, come si diceva, spunta il nodo delle risorse. Ad oggi il contributo triennale ai gestori per un singolo posto letto ammonta a 12.500 euro. Un importo troppo basso per incentivare, soprattutto i privati, a investire. Da qui la necessità di reperire nuovi fondi.
Intanto la mappatura messa a punto dal ministero svela la collocazione dei nuovi alloggi potenziali. Circa 11mila degli oltre 67mila posti totali si trovano a Milano (16,3%), seguita da Roma (5.101), Torino (2.716) e Napoli (2.604). In tutto le grandi città assorbono il 31,8% dei posti totali (21.359).