✕

Nessun tesoretto per la manovra. Giorgetti: “Basta sussidi facili”

IL MINISTRO DELL'ECONOMIA GIANCARLO GIORGETTI

 (ansa)
L’Istat rivede i conti 2020-2022: il Superbonus ha spinto il Pil, ma non lascia margini di spesa al Tesoro. Cresce l’ipotesi di alzare il deficit
2 minuti di lettura

ROMA — Il Superbonus e la bassa crescita si mangiano il “tesoretto” per chiudere la legge di Bilancio. Si complica il percorso della manovra, a pochi giorni dall’approvazione del nuovo quadro dei conti pubblici con la Nadef.

La revisione dell’Istat

Ieri l’Istat ha rivisto i numeri del triennio 2020-22, alzando il Pil del 2021 dal 7 all’8,3%. Ma lasciando inalterato il deficit dell’anno scorso all’8%, che sarebbe stato ancora più basso di 0,2 punti se non si fosse caricato un altro pezzo di Superbonus da 54 miliardi, sopra le stime. Lo stesso succederà al deficit di quest’anno che si gonfierà ben oltre il 4,5% ipotizzato, proprio per la spesa sulle ristrutturazioni

In sé non una brutta notizia, perché il Patto di stabilità europeo…

ROMA — Il Superbonus e la bassa crescita si mangiano il “tesoretto” per chiudere la legge di Bilancio. Si complica il percorso della manovra, a pochi giorni dall’approvazione del nuovo quadro dei conti pubblici con la Nadef.

La revisione dell’Istat

Ieri l’Istat ha rivisto i numeri del triennio 2020-22, alzando il Pil del 2021 dal 7 all’8,3%. Ma lasciando inalterato il deficit dell’anno scorso all’8%, che sarebbe stato ancora più basso di 0,2 punti se non si fosse caricato un altro pezzo di Superbonus da 54 miliardi, sopra le stime. Lo stesso succederà al deficit di quest’anno che si gonfierà ben oltre il 4,5% ipotizzato, proprio per la spesa sulle ristrutturazioni

In sé non una brutta notizia, perché il Patto di stabilità europeo è ancora sospeso e pure i vincoli stringenti su deficit e debito. Non la vede così il Financial Times che torna ad attaccare il governo Meloni: «Deficit e debito troppo alti». In realtà la revisione dell’Istat abbassa il debito di quasi tre punti al 141,6% nel 2022. Tutto fa pensare che quest’anno si scenderà al 139% e il prossimo al 138%.

Fermare il Superbonus

È chiara però la sfida del governo: evitare a tutti i costi altre code di Superbonus nel 2024, a costo di sospendere i cantieri aperti, proprio per non far saltare i conti. Il ministero dell’Economia punta perciò a chiudere la partita sul “bonus di Conte” una volta per tutte scaricandolo sul deficit del triennio 2021-23.

«Sussidiare è più facile, ma nocivo: dobbiamo rimediare al disastro», è tornato a ripetere ieri il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Questo significa togliere ossigeno a un settore cruciale per la ripresa post-Covid, quello delle costruzioni. Sperando che agganci prima o poi il treno Pnrr.

Il deficit e il tesoretto

Il rimbalzo di quasi 12 punti nella crescita tra 2021 e 2022, certificato ieri da Istat, è stato potente e quasi inaspettato dopo i 9 punti persi nel 2020. Ma la frenata globale ed europea impone ora altri ragionamenti. Il governo puntava ad un Pil in crescita dell’1,5% per il prossimo anno. E a un deficit al 3,7% che incorporava un “tesoretto” di 4 miliardi. Crescita e tesoretto evaporati.

In realtà, sulla carta, il tesoretto esiste. Anzi sale a 6 miliardi teorici per l’impatto positivo che il super Pil del 2021 rivisto ieri ha sui conti degli anni successivi in termini di minor deficit (lo 0,1%). L’Istat non contabilizza ancora questo “effetto trascinamento”, lo farà nei prossimi giorni. Una buona notizia, se non fosse già tutto bruciato nel 2023, come detto, per l’extra spesa del Superbonus. E nel 2024 per il Pil molto più basso dell’1,5%, visto che parliamo di deficit in rapporto al Pil: se il Pil che sta al denominatore cala, il deficit si alza.

Le tre vie della manovra: deficit, spese, tasse

Il governo vorrebbe tenere il Pil al +1% almeno, sia nel 2023 che nel 2024. Ma l’Fmi prevede per l’Italia lo 0,9%, Commissione Ue e Ocse addirittura lo 0,8%. Ne sapremo di più il 28 settembre, quando il Consiglio dei ministri approverà la Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza. Per ora è chiaro che le strade per chiudere la manovra sono le classiche tre: fare più deficit, alzare le tasse, tagliare la spesa.

La prima è la più pericolosa, quella del deficit. Il ministro Giorgetti accarezza l’idea: «Il deficit dovrà essere ragionevole». E quindi dopo quello di quest’anno, gonfio di Superbonus, alzare di qualche decimo quello del 2024 – dal 3,7% al 3,9% frutterebbe 4 miliardi – non è un tabù. Si farebbe leva sui “fattori rilevanti” con Bruxelles: alluvione in Romagna, guerra in Ucraina, sbarco dei migranti. Per il resto, si punta sui condoni, sulle tasse per banche e multinazionali.

Forse anche sui balzelli entrati e poi usciti nella manovra dell’anno scorso: tassa sulla fortuna, plastic tax, sugar tax, tassa “Amazon” sui pacchi. E poi ancora: entrate dal concordato preventivo biennale, l’accordo con imprese e professionisti sulle tasse da pagare. Il taglio dei bonus fiscali e dei fondi ministeriali. Una nuova limatura all’indicizzazione delle pensioni all’inflazione.

Addio promesse elettorali

Questo però significa chiudere le porte alle promesse elettorali. Ma anche, pur raschiando il barile delle coperture, limitarsi allo stretto necessario. E fare anziché una manovra da 30 miliardi una manovrina da 20. Con l’essenziale dentro, come i 14 miliardi per il taglio del cuneo e dell’Irpef. Taglio del cuneo confermato per un altro anno, non strutturale, per essere coperto da entrate una tantum.

Leggi i commenti