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Più margini per le imprese, salari erosi: così i lavoratori italiani hanno pagato tutto il costo dell’inflazione

(ansa)
L’indagine Mediobanca conferma che nel 2022 le medie e grandi aziende tricolori, specie quelle industriali, sono state in grado di assorbire l’aumento dei costi, mentre il potere d’acquisto dei dipendenti è sceso del 22%. Un riequilibrio è necessario, ma serve un “patto” di sistema
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Nel 2022 terribile del caro materie prime le imprese italiane sono riuscite a difendere o addirittura incrementare i margini di profitto. Ma a restare con il cerino in mano sono stati i loro lavoratori, con salari che non hanno tenuto il passo dell’inflazione e hanno visto collassare il potere d’acquisto. La conferma di questo impoverimento è contenuta nell’indagine annuale di Mediobanca sui conti economici di 2150 medie e grandi aziende. Nella quale spicca l’entità della perdita, stimata addirittura al 22%.

Il numero va spiegato, perché si basa sulla “finzione” che i lavoratori acquistino i beni prodotti dalle stesse imprese da cui sono impiegati: è la differenza tra l’aumento dei prezzi alla produzione, cresciuti del 30,1%, e il costo del lavoro unitario, salito solo del 2. Considerando i prezzi al consumo (+8,1% nel 2022), il taglio risulterebbe inferiore, per quanto significativo. Resta la sostanza: mentre le imprese segnavano “performance decisamente positive”, i lavoratori sono …

Nel 2022 terribile del caro materie prime le imprese italiane sono riuscite a difendere o addirittura incrementare i margini di profitto. Ma a restare con il cerino in mano sono stati i loro lavoratori, con salari che non hanno tenuto il passo dell’inflazione e hanno visto collassare il potere d’acquisto. La conferma di questo impoverimento è contenuta nell’indagine annuale di Mediobanca sui conti economici di 2150 medie e grandi aziende. Nella quale spicca l’entità della perdita, stimata addirittura al 22%.

Il numero va spiegato, perché si basa sulla “finzione” che i lavoratori acquistino i beni prodotti dalle stesse imprese da cui sono impiegati: è la differenza tra l’aumento dei prezzi alla produzione, cresciuti del 30,1%, e il costo del lavoro unitario, salito solo del 2. Considerando i prezzi al consumo (+8,1% nel 2022), il taglio risulterebbe inferiore, per quanto significativo. Resta la sostanza: mentre le imprese segnavano “performance decisamente positive”, i lavoratori sono stati “il soggetto più penalizzato”.

Il successo dell’industria

Nel 2022 il fatturato complessivo delle 2150 aziende censite è cresciuto del 30,9%, anche se l’aumento reale, al netto dell’inflazione, è dello 0,6%. “Decisamente positive” le variazioni dei margini: quello operativo netto ha fatto +21,9%. Ma in un campione variegato il dato generale rischia di dire poco, come si vede confrontando la redditività delle imprese (Ebit) con i valori pre-Covid. Si scopre allora che quella generale è diminuita, dal 5,6 al 4,7%, quella dei servizi è quasi dimezzata, dal 7 al 3,4%, mentre quella dell’industria è cresciuta, dal 5,3 al 6%. È stata la media e grande manifattura a “mostrare la maggiore capacità di gestire i costi dell’inflazione”, scaricando a valle i rincari oppure rivedendo i costi, in ogni caso uscendo dalla crisi con “margini che per molti settori sono migliorati”.

La stessa manifattura è anche il settore nel quale il costo del lavoro unitario – quindi le paghe – sono aumentate di più, quasi il doppio rispetto alla media. Ma comunque nei dati di Mediobanca molto meno dei margini, al contrario di quanto rivendicato qualche giorno fa dal presidente degli industriali Bonomi.

La necessità di riequilibrare

Il dibattito sulle fortune delle imprese – e le sfortune dei lavoratori – infuria da mesi, tra volontà di tassare i cosiddetti “extra profitti” e le accuse di presunta “cupidigia” che avrebbe portato le aziende ad alzare i prezzi più dei costi. Questa ipotesi è stata smentita da Bankitalia, ma non significa che gli effetti dello tsunami inflattivo siano stati equamente distribuiti tra imprese e lavoratori. Preservare il potere d’acquisto dei salari, calcola Mediobanca, avrebbe ridotto il margine delle imprese di un terzo, dal 4,7 al 3,2%. E invece le aziende hanno difeso i margini, mentre i lavoratori non sono riusciti a difendere le buste paga.

L’ortodossia economica voleva che i salari non fossero toccati per non innescare la temuta spirale con i prezzi, ora però l’esigenza sotto gli occhi di tutti è restituire alle buste paga parte del valore perso, per non dare il colpo di grazia alla capacità di spesa degli italiani. La buona salute delle imprese mostra che potrebbero assorbire degli aumenti salariali senza doverli per forza scaricare sui prezzi. Ma senza un “patto” di sistema è molto difficile innescare questa dinamica virtuosa.

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