ROMA — Tagliare il cuneo e allo stesso tempo tagliare anche un’aliquota Irpef. L’effetto combinato dei due interventi da 14 miliardi che il governo Meloni vuole mettere nella prossima legge di Bilancio premia chi sta attorno ai 25 mila euro di reddito, con un beneficio annuo di 1.520 euro netti, 117 euro in più al mese. Ma il taglio del cuneo favorisce di più i redditi medio-bassi. Quello dell’Irpef – piuttosto marginale, in realtà – i redditi medio-alti. In ogni caso aumenti del 6-7% già più che divorati dall’inflazione di questi anni.
Le tasse assorbono un pezzo dello sconto
Le platee del doppio intervento non sono le stesse e neppure i meccanismi. Il taglio del cuneo agisce sui contributi previdenziali versati da 13,8 milioni di lavoratori dipendenti pu…
ROMA — Tagliare il cuneo e allo stesso tempo tagliare anche un’aliquota Irpef. L’effetto combinato dei due interventi da 14 miliardi che il governo Meloni vuole mettere nella prossima legge di Bilancio premia chi sta attorno ai 25 mila euro di reddito, con un beneficio annuo di 1.520 euro netti, 117 euro in più al mese. Ma il taglio del cuneo favorisce di più i redditi medio-bassi. Quello dell’Irpef – piuttosto marginale, in realtà – i redditi medio-alti. In ogni caso aumenti del 6-7% già più che divorati dall’inflazione di questi anni.
Le tasse assorbono un pezzo dello sconto
Le platee del doppio intervento non sono le stesse e neppure i meccanismi. Il taglio del cuneo agisce sui contributi previdenziali versati da 13,8 milioni di lavoratori dipendenti pubblici e privati: 7 punti in meno fino a 25 mila euro lordi di reddito e 6 punti in meno fino a 35 mila euro. Il taglio dell’Irpef opera sulle tasse pagate da tutti i contribuenti, anche autonomi e pensionati, allargando il primo scaglione del 23% dai 15 mila euro attuali ai 28 mila euro, cancellando così la seconda aliquota del 25%. A beneficiarne sono tutti i contribuenti, anche i redditi alti per via della progressività dell’imposta fatta a scaglioni: se cala un gradino, ci guadagna tutta la scala.
Il viceministro all’Economia Maurizio Leo giustifica la riduzione dell’Irpef non solo come primo atto della sua riforma del Fisco. Ma necessario per attenuare il maggior prelievo fiscale generato proprio dal taglio del cuneo. Lo spiega quando dice che «se do più soldi col cuneo, poi vengono mangiati dalla prima aliquota fiscale al 23%». E quindi «devo aumentare anche la soglia del primo scaglione di reddito – che ora arriva ora fino a 15 mila euro di reddito – altrimenti quello che ti do in parte me lo riprendo».
Succede proprio così, basta guardare le relazioni tecniche ai provvedimenti sulla decontribuzione: 15 miliardi di costo lordo e 11 miliardi di costo netto. I quattro miliardi di differenza finiscono nelle casse dello Stato come maggiori tasse e asciugano il vantaggio in busta paga. Scendere da quattro a tre aliquote Irpef – 23, 35 e 43% – eliminando quella del 25%, consente di allargare la platea di quanti pagano il 23% di Irpef. Ma risolve solo in parte il problema dei lavoratori dipendenti che versano 4 miliardi di maggiori tasse sul “bonus” e poi ne riprendono solo una frazione perché il taglio dell’Irpef vale 2,8 miliardi e si spalma su molti più contribuenti.
Le simulazioni del doppio taglio
Le simulazioni realizzate per Repubblica dall’economista Andrea Carbone di smileconomy rendono chiaro il doppio effetto. Si prendono in esame tre lavoratori dipendenti che guadagnano 1.250, 1.500 e 1.750 euro netti al mese (i rispettivi redditi annui lordi sono 20 mila, 25 mila, 30 mila euro). I primi due lavoratori beneficiano del taglio del cuneo di 7 punti, il terzo di 6 punti. Tutti e tre hanno vantaggi dalla minore Irpef per via dell’allargamento dello scaglione del 23% dai 15 mila ai 28 mila euro.
Mentre però il guadagno netto dalla decontribuzione è di 79 euro netti al mese per il primo lavoratore, poi 102 euro per il secondo e 92 euro per il terzo, il taglio delle tasse è molto piccolo: 6, 15 e 20 euro al mese nei tre casi. Di certo non consente di recuperare tutto il maggiore carico fiscale che il taglio dei contributi produce, aumentando la base imponibile.
Il taglio del cuneo e quello dell’Irpef rappresentano per il governo Meloni il principale pacchetto da inserire in manovra. Da solo vale metà finanziaria, se si accredita l’idea di una legge di Bilancio da 30 miliardi.
Il taglio dell’Irpef deve necessariamente essere strutturale e coperto in modo permanente. Il taglio del cuneo sarà invece probabilmente confermato per un altro anno ancora, per tutto il 2024, così da coprirlo anche con entrate una tantum, vista la difficoltà del governo a trovare coperture.
L’anno scorso il pacchetto energia occupava due terzi della manovra da 35 miliardi. L’impegno per i lavoratori ora è più basso. E non tocca il lavoro povero.