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Il bonus Sud aiuta le imprese ma non aumenta la busta paga

La decontribuzione costa oltre 3 miliardi all’anno allo Stato, ma funziona? Ha tenuto in piedi molte aziende, ha dato una piccola spinta alle assunzioni, ma gli stipendi restano piatti
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La “decontribuzione Sud” funziona? È la domanda che gli economisti del lavoro si pongono ogni qualvolta devono valutare le politiche di incentivo all’occupazione. E il “bonus Sud” è senz’altro tra gli aiuti pubblici più consistenti: 3,3 miliardi erogati nel 2022 per agevolare 3,1 milioni di contratti nel settore privato, sia nuovi che in essere, sia precari che stabili.

A differenza degli altri bonus non nasce con l’intento di creare nuova occupazione. Ma di favorire le imprese del Mezzogiorno abbattendo il loro costo del lavoro del 7%, grazie a un taglio del 30% dei contributi previdenziali. Un aiuto che dunque non scatta solo con le assunzioni, ma che si applica a tutta la forza lavoro. Un equivoco che ha portato negli anni passati a frettolose conclusioni su questo particolare incentivo. «Non funziona perché non crea lavoro», dicevano alcuni studi. Ora il Rapporto Inps ribalta le conclusioni: i posti aumentano del 1…

La “decontribuzione Sud” funziona? È la domanda che gli economisti del lavoro si pongono ogni qualvolta devono valutare le politiche di incentivo all’occupazione. E il “bonus Sud” è senz’altro tra gli aiuti pubblici più consistenti: 3,3 miliardi erogati nel 2022 per agevolare 3,1 milioni di contratti nel settore privato, sia nuovi che in essere, sia precari che stabili.

A differenza degli altri bonus non nasce con l’intento di creare nuova occupazione. Ma di favorire le imprese del Mezzogiorno abbattendo il loro costo del lavoro del 7%, grazie a un taglio del 30% dei contributi previdenziali. Un aiuto che dunque non scatta solo con le assunzioni, ma che si applica a tutta la forza lavoro. Un equivoco che ha portato negli anni passati a frettolose conclusioni su questo particolare incentivo. «Non funziona perché non crea lavoro», dicevano alcuni studi. Ora il Rapporto Inps ribalta le conclusioni: i posti aumentano del 10%, le retribuzioni rimangono però piatte. Allora perché solo il 64% dei lavoratori meridionali ne usufruiscono?

Il basso take up

L’incentivo esiste dalla fine del 2020 e durerà fino al 2029, consentito dall’Unione europea come aiuto di Stato per i territori in crisi. Avrà nel tempo un décalage. Il taglio del 30% dei contributi scenderà al 20% nel 2026 e 2027. Poi al 10% nel 2028 e 2029. Le Regioni supportate sono Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia.

Scrive Inps nel suo ultimo Rapporto annuale che il “take up” della misura, ovvero l’adesione a questo incentivo, è buona ma non alta e pari al 64%. La meraviglia nasce dal fatto che uno sconto sul costo del lavoro dovrebbe essere appetibile per tutte le imprese, proprio perché generico e senza troppi paletti. Scavando nei dati, i ricercatori dell’Istituto di previdenza scoprono che il take up oscilla tra il 50 e il 77%. Le province con valori più elevati sono quelle di Teramo, Matera, Oristano, Nuoro e Ogliastra. L’incidenza minore si registra nella provincia di Pescara. Scarso utilizzo viene segnalato anche nelle province centrali della Sicilia (soprattutto Enna e Caltanissetta).

Dimensione delle imprese

I settori maggiormente interessati da questo sconto sono quelli delle costruzioni, dell’estrazione, il sanitario e le attività professionali, con valori sopra il 70%. Ma l’aspetto più interessante e che potrebbe spiegare molto è la dimensione delle imprese che usano la decontribuzione per tagliare il costo del lavoro: il 60% in quelle piccolissime da 1 a 4 lavoratori, il 68% tra 5 e 14 dipendenti, il 70% tra 15 e 250 dipendenti e appena il 43% oltre i 250 dipendenti. Lo scarso appeal nelle grandi aziende si spiegherebbe secondo Inps con le «limitazioni imposte dalla Commissione europea in tema di aiuti di Stato». Ovvero il valore massimo dell’aiuto pari a 400 mila euro per ciascuna azienda, alzato solo a fine dicembre a 2 milioni di euro.

Posti e salari

Fatto sta che pure nelle aziende medio-piccole non si va oltre il 68-70% dei lavoratori coperti dalla decontribuzione. Ma i valori sono in crescita tra il 2021, primo anno di applicazione della misura, e il 2022 con un 9,6% di assunzioni agevolate in più, da 2 milioni a 2,2 milioni. Sebbene per la natura stessa dell’incentivo non sia del tutto corretto misurarne l’efficacia solo in termini di posti in più creati, l’Inps dimostra che l’occupazione extra al Sud trainata da questo “bonus” rispetto al Centro si è cominciata a registrare da metà 2021 e per tutto il 2022, con punte del 20% nei mesi estivi. Se poi si mettono a specchio realtà territoriali simili – come Caserta, Isernia, L’Aquila e Teramo da una parte e Ascoli Piceno, Rieti, Frosinone e Latina dall’altra: le prime incentivate e le secondo no – il risultato è ancora più attendibile: un 10% di assunzioni in più al Sud. La dinamica retributiva è stata nulla: gli stipendi non si sono mossi.

Sopravvivenza

Una conclusione attesa. Perché la decontribuzione Sud agisce dal lato degli imprenditori, consente loro di spendere un po’ meno. E di impiegare quel risparmio in investimenti oppure per sopravvivere e non chiudere. Di certo in questi anni l’incentivo non è stato condiviso con i lavoratori. Per vedere un effetto in busta paga, dice sempre Inps, bisogna guardare al taglio del cuneo che mette in tasca dei dipendenti un beneficio medio di 100 euro al mese.

Dice Luca Bianchi, direttore della Svimez, che «la decontribuzione Sud ha di sicuro aiutato il Meridione, ha tenuto in piedi le imprese, contenuto e rallentato l’impatto della deindustrializzazione». Se fosse abolita, «aumenterebbe di botto il costo del lavoro con conseguenze inimmaginabili». Bianchi fa anche notare che «nel post-Covid, tra il 2021 e il 2022, l’occupazione al Sud è cresciuta come al Nord, soprattutto la componente a tempo indeterminato». Un ruolo l’ha giocato anche la decontribuzione.

Lo studio Inapp

Andrea Ricci e Irene Brunetti, ricercatori di Inapp, l’Istituto nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche, hanno usato il campione di 30 mila imprese alla base della VI Rilevazione su imprese e lavoro realizzata da Inapp nel 2022 per analizzare l’impatto della decontribuzione Sud. E hanno scoperto che il 26% delle aziende meridionali se ne avvalgono e il 32% di queste anche in maniera efficace: ovvero non avrebbero assunto senza il minor costo del lavoro. Percentuali forti, anche rispetto ad altri bonus e al loro impatto al Nord. Se però guardiamo agli impieghi dei risparmi ottenuti dal bonus Sud, le imprese che prendono la decontribuzione hanno il 9% di probabilità in meno di fare formazione e riducono il finanziamento pro-capite annuale per la formazione di 45 euro. A conferma che i soldi dell’incentivo un po’ hanno favorito le assunzioni, ma sono serviti per lo più a non chiudere bottega.

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