Andrew Wylie, settantenne, il più grande agente letterario al mondo, è eroico: resiste alla tentazione delle cospicue offerte in arrivo dalle colossali agenzie multitalent di Hollywood. Voraci, vorrebbero comprare il suo business. Lui invece, ascetico, vive fra i manoscritti e i grandi scrittori. Lunch con Salman Rushdie, che rappresenta. O con sua moglie Camie che lavora ceramiche. Wylie, con la sua Wylie Agency, rappresenta anche l’opera di Calvino e quella di Philip Roth. Con circa 1.300 clienti non è certo piccolo. Ma col suo team non fa altro. Segue scrittori e libri. Un mestiere del passato, nel quale è felice di esistere.
L’altra sera era al party di lancio del nuovo libro su Fox di Michael Wolff, anche lui suo cliente: «So tutto di loro, delle mega agenzie», taglia corto. «Brutta storia». Il che ci porta a Ari Emanuel, sessantenne, fondatore di Endeavor, l’agenzia numero uno al mondo per clienti e giro d’affari, diversificazione e presenza geografica. Ari fu nelle cronache l’anno scorso per il suo matrimonio da favola con Sarah Staudinger, trentenne, creatrice di moda alla moda. A Saint Tropez ovviamente. C’erano tutti: da Elon Musk a Mark Whalberg. Matrimonio officiato da Larry David, comico, co-autore con Jerry Seinfeld dell’omonimo successo televisivo che ha fruttato a Seinfeld un miliardo di dollari. È l’attore più ricco del mondo. Ari non gli è da meno. L’anno prima aveva portato in Borsa la sua azienda. Oggi capitalizza 6 miliardi. Il suo stipendio l’anno scorso è stato di 308 milioni di dollari. Il più alto fra tutte le aziende dell’S&P 500, più alto di qualunque capo degli studios di Hollywood. Una volta i personaggi leggendari erano loro, con sigaro in bocca e grandi star a braccetto.
L’autodidatta
Come tanti in America, Ari Emanuel si è fatto da solo. Cresciuto a Chicago da una famiglia unita ed esigente, con altri due fratelli, Rham e Ezechiele. Il padre, un pediatra nato a Gerusalemme, aveva combattuto nell’Irgun, l’organizzazione paramilitare sionista. La madre Marsha era una fiera organizzatrice sindacale. Fu arrestata durante manifestazioni di protesta, con i tre figli piccoli che l’andavano a trovare in carcere. Poi aprì un club di musica live dove si suonava rock and roll. Questo per dire che le leggende sui tre fratelli si sprecano. A casa il regime era da “marine boot camp”. Il padre, severo, esigeva che a tavola a cena i fratelli si impegnassero in dibattiti senza quartiere soprattutto su vicende politiche di attualità. Li provocava perché fossero più chiari, più feroci gli uni con gli altri. Il risultato si è visto. Oggi sono conosciuti come l’equivalente ebraico dei Kennedy, un clan con vasti orizzonti: Ari, lo sappiamo, ha costruito un impero. Rahm si e’ dato alla politica. È diventato il primo capo di gabinetto di Barack Obama, per poi vincere la poltrona di sindaco a Chicago. Oggi è ambasciatore americano in Giappone. Il terzo fratello, Ezechiele, è un altro genio, oncologo bioetico scienziato ricercatore, vice rettore all’Università di Pennsylvania e direttore di uno degli istituti per la medicina etica.
Facile capire dunque dove Ari abbia trovato le motivazioni. Ha cominciato da zero negli anni 90 dopo essere partito nella mail room della Creative Artists Agency (CAA) con un’altra leggenda, Michael Ovitz, a sua volta fondatore dell’agenzia. Oggi CAA è la numero due, indipendente e aggressiva. Poi, una decina di giorni fa, c’è stata l’offerta di François-Henry Pinault, la cui famiglia controlla Kering, per acquisire attraverso la holding Artemis una quota di maggioranza della CAA a una valutazione di circa 7 miliardi di dollari. È stata questa mega-offerta ad aver portato alla ribalta un intero settore, che oggi vale molte decine di miliardi di dollari.
I clienti noti e Pianult
Fra i clienti di CAA Tom Hanks, Steven Spielberg, Reese Witherspoon. Due anni fa aveva acquistato un concorrente più piccolo, ICM, che rappresentava Ellen DeGeneres, Samuel Jackson, Pete Davidson. Le grandi sono soprattutto le prime due, ma sotto ce ne sono una ventina, di cui almeno dieci relativamente grandi. La United Talent Agency (UTA), la numero tre, un annetto fa ha ceduto una quota, in questo caso di minoranza, al fondo di private equity EqtX. Attivismo straordinario di un intero settore: quotazione in Borsa, vendita a un private equity o a colossi del lusso come la famiglia Pinault, l’operazione che forse ha più colpito la fantasia degli addetti ai lavori. Anche perché la moglie di Pinault è l’attrice Salma Hayek, cliente di CAA.
Si tratta solo di un passaggio strategico a breve? Le case di moda ingaggiano attraverso le agenzie che li rappresentano (e li controllano) attori e attrici per indossare abiti firmati. Dalla prima di un film al premio Oscar nulla è lasciato al caso. Queste agenzie ormai sono multinazionali con varie migliaia di dipendenti che coprono ogni angolo dell’intrattenimento, dallo sport alla musica, dalla televisione alle news agli scrittori. Ma oggi non si tratta soltanto di rappresentare gli interessi di un attore o di un campione sportivo. Il primo a diversificare è stato proprio Emanuel, passato rapidamente a coprire i diritti televisivi per eventi sportivi o comunque per eventi live, come potrebbe essere un concerto. È da lì, dalla diversificazione, che provengono i redditi più elevati. Oggi William Morris Endeavor controlla competizioni sportive come Ultimate Fighting Championship, un torneo di arti marziali, il concorso di bellezza Miss Universo, una società di rodeo che organizza gare di resistenza fra chi cavalca tori scatenati e su cui si scommette. E poi accordi di partecipazione con la lega nazionale di football americano e persino con i tornei di Wimbledon. Gli manca solo una squadra di calcio.
Ed è proprio questo ciò su cui punta Pinault, l’enorme potenziale di crescita di CAA, anche lei già diversificata in altri settori, ad esempio nell’e-commerce e nella media di accordi multimediali a livello mondiale. C’è anche una piccola società di venture capital che investe in nuovi business embrionali nel settore dell’intrattenimento. Per Pinault è una piattaforma di business globale, fuori, ma non troppo, dalla moda e dal glamour, che partendo da Hollywood gli consentirà di crescere sul piano globale. Vere e proprie multinazionali, molto diverse dal rapporto più intimo che le vecchie agenzie avevano con i loro clienti e che Wylie difende per idealismo e piacere. Perché è ovvio, il Dio Denaro ha scelto altre strade.