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Pnrr, il governo taglia la rata di dicembre: sei obiettivi cancellati e 13 slittano

Il ministro Raffaele Fitto ha la delega al Pnrr

 (ansa)
In cabina di regia i Comuni chiedono la garanzia che i progetti stralciati verranno finanziati con altre risorse. Fitto prende tempo, ma promette un “decreto”. Tempi stretti per la revisione
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Mentre aspetta ancora di incassare l’assegno della terza rata, e attende da Bruxelles la conferma di aver raggiunto gli obiettivi della quarta, il governo cambia forma anche alla quinta tranche del Pnrr, abbassando da 69 a 51 l’asticella dei target da raggiungere entro il 31 dicembre. La modifica, formalizzata ieri nella cabina di regia tra governo, Regioni, Province e Comuni, è legata alla complessiva revisione del Piano che il governo ha proposto a Bruxelles, e sulla quale si attende il via libera della Commissione. Per effetto di quella revisione infatti spariscono sei degli obiettivi previsti inizialmente per dicembre, come quelli su lotta al dissesto idrogeologico o sulle piccole opere dei Comuni, capitoli che il governo ha proposto di stralciare del tutto dal Piano. Altri 13 target vengono invece fatti slittare ai mesi successivi, come quello sulla digitalizzazione degli appalti pubblici. Mentre se ne aggiunge uno …

Mentre aspetta ancora di incassare l’assegno della terza rata, e attende da Bruxelles la conferma di aver raggiunto gli obiettivi della quarta, il governo cambia forma anche alla quinta tranche del Pnrr, abbassando da 69 a 51 l’asticella dei target da raggiungere entro il 31 dicembre. La modifica, formalizzata ieri nella cabina di regia tra governo, Regioni, Province e Comuni, è legata alla complessiva revisione del Piano che il governo ha proposto a Bruxelles, e sulla quale si attende il via libera della Commissione. Per effetto di quella revisione infatti spariscono sei degli obiettivi previsti inizialmente per dicembre, come quelli su lotta al dissesto idrogeologico o sulle piccole opere dei Comuni, capitoli che il governo ha proposto di stralciare del tutto dal Piano. Altri 13 target vengono invece fatti slittare ai mesi successivi, come quello sulla digitalizzazione degli appalti pubblici. Mentre se ne aggiunge uno relativo alla creazione Zona economica speciale unica per il Mezzogiorno, fissando così il totale a 51.

Un gioco di incastri molto complesso, che nell’idea del governo dovrebbe permettere al Piano di ripartire e marciare con velocità. Ma per cui i tempi restano strettissimi, come conferma l’invito di Meloni a “marciare tutti nella stessa direzione”. Mancano poco più di tre mesi infatti alla scadenza della quinta rata. Ma l’effettiva riduzione a 51 obiettivi, e quindi la possibilità per l’Italia di centrare i target e ottenere il relativo assegno, dipendono dal via libera della Commissione alla revisione complessiva del piano. Negoziato che per ora non ha una data prevista di chiusura. Sui 51 obiettivi che resteranno, poi, sarà necessario un ulteriore lavoro di limatura da parte del governo: alcuni dovranno essere rimodulati perché troppo ambiziosi, come per esempio quello sulle Case di comunità per l’assistenza sanitaria sul territorio. Un nuovo punto verrà fatto con i ministeri il 15 ottobre, ma la riduzione e il rinvio dei target dovrebbe ridurre l’importo dell’assegno, inizialmente previsto a 18 miliardi. 

Nel frattempo in cabina di regia sono tornati a farsi sentire i Comuni, che hanno chiesto una volta di più al ministro Raffaele Fitto, responsabile del Pnrr, la garanzia che i progetti a loro destinati stralciati dal Piano verranno comunque finanziati con altre risorse ordinarie. Il ministro ha preso tempo, ribadendo che quei lavori – troppo piccoli e senza la caratteristiche adatte – non avrebbero potuto essere rendicontati tra le spese del Pnnr e spiegando che una soluzione definitiva potrà arrivare solo dopo che l’Europa avrà accettato la revisione del Piano. Ha però parlato di un “decreto legge” che arriverà non appena sarà trovato l’accordo politico. “La verità è che il governo sta smontando il Piano, rischiando di buttare letteralmente dalla finestra fondi europei già disponibili, indispensabili per il rilancio del Paese, a causa della propria drammatica incapacità e superficialità”, ha detto Piero De Luca, capogruppo Pd della Commissione Affari Europei alla Camera.

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