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Aiuto, mi si è ristretta la casa

DrAfter123 

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Se negli anni 60 l’appartamento ideale era mediamente di 130 metri quadrati, con ambienti ben separati e più camere da letto, nel 2018 si è ridotto a 90 metri. Oggi si cercano case “mini” modello giapponese. Con la pandemia è cresciuto il bisogno di uno spazio per lavorare e di un angolo esterno
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ROMA – Maria, 45 anni, non riesce a comprare una casa più grande di 40 metri quadrati. Paolo e Lucia, anche se hanno un bimbo piccolo, si devono accontentare di 55. Complici gli aumenti degli immobili (e soprattutto dei mutui) i “fortunati” che riescono ad acquistare una casa devono fare parecchie rinunce in fatto di metratura. Ma non è il caso di vedere tutto nero. “Small is more – rassicura Annalisa Agnese de Curtis. partner studio Morpurgo de Curtis e docente al Politecnico di Milano – la casa si restringe per ragioni finanziarie, ma il suo spazio si amplifica: accoglie altro. Ecco che il lavoro dell’architettura, può tornare a occuparsi dei dettagli, offrendo non solo estetica e comfort, ma anche servizi innovativi a partire da forme derivate dai nuovi usi per permettere agli spazi come la cucina – e talvolta anche la sala da bagno - di trasformarsi in spazi conviviali e a quelli conviviali di accogliere il lavoro”.

ROMA – Maria, 45 anni, non riesce a comprare una casa più grande di 40 metri quadrati. Paolo e Lucia, anche se hanno un bimbo piccolo, si devono accontentare di 55. Complici gli aumenti degli immobili (e soprattutto dei mutui) i “fortunati” che riescono ad acquistare una casa devono fare parecchie rinunce in fatto di metratura. Ma non è il caso di vedere tutto nero. “Small is more – rassicura Annalisa Agnese de Curtis. partner studio Morpurgo de Curtis e docente al Politecnico di Milano – la casa si restringe per ragioni finanziarie, ma il suo spazio si amplifica: accoglie altro. Ecco che il lavoro dell’architettura, può tornare a occuparsi dei dettagli, offrendo non solo estetica e comfort, ma anche servizi innovativi a partire da forme derivate dai nuovi usi per permettere agli spazi come la cucina – e talvolta anche la sala da bagno - di trasformarsi in spazi conviviali e a quelli conviviali di accogliere il lavoro”.

La riduzione dagli anni 60

Gli spazi, è innegabile, sono più sacrificati. “Se negli anni 60 la casa ideale era mediamente di 130 mq con ambienti ben separati e più camere da letto, adatta quindi ad una famiglia numerosa, nel 2018 la situazione era già radicalmente diversa – spiega Carlo Giordano board member di Immobilire.it - la superficie, come il nucleo familiare, si riduce (90 mq di media) con spazi misti, come il soggiorno con cucina a vista, che esplorano una nuova idea di aggregazione e convivialità.

Anche la pandemia però ha inciso sul nostro concetto di casa, mutando nuovamente la piantina: in primo luogo si è rivalutata l'importanza di godere di uno spazio all'aperto privato, come una terrazza o un balcone, come anche la possibilità di disporre di una stanza jolly da adibire a studio per lo smart working o eventuale svago ”.

Addio cucina separata arrivano le case giapponesi

Aggiunge Victor Ranieri, Coo di Casavo: “Abbiamo notato negli ultimi 4 anni (da gennaio 2019 ad oggi) una riduzione della dimensione media degli appartamenti comprati e venduti. Due esempi sono Milano -13% e Roma -9%”. A cosa dicono addio gli italiani? “Tra i trend obbligati c’è sicuramente la rinuncia alla cucina separata. Viene infatti sempre più integrata all’interno del living open space. Cresce anche il numero di bagni ciechi. Dovendo recuperare metri quadri, i bagni finestrati spesso vengono sacrificati in favore di altri spazi più funzionali, ad esempio la camera da letto”. Se mancano gli spazi vince la soluzione “alla giapponese”: “Mobili su misura, porte scorrevoli, armadi a corridoio, camera da letto rialzata con cassettoni e scala alla base, la stessa su cui poggia la scrivania” 

Gli edifici nuovi con tanta domotica

Spiega Giuseppe Crupi, ceo Abitare Co., società di intermediazione e servizi immobiliari specializzata sulle nuove residenze: “La domanda abitativa di case nuove si concentra su appartamenti di medie dimensioni (circa il 60% degli acquisti riguarda case con una metratura compresa fra i 50 e i 100 metri quadrati) dagli spazi possibilmente flessibili. Rispetto al periodo immediatamente successivo alla fase più acuta della pandemia, la voglia di acquistare soluzioni indipendenti con spazi esterni sarebbe forte ma si scontra inevitabilmente con i costi che spesso risultano, soprattutto nelle grandi città, poco accessibili”. Aggiunge Crupi: “La domanda oggi pone maggiore attenzione alla suddivisione degli spazi interni, ha grande importanza la zona living da dedicare alla quotidianità e dove sviluppare la convivialità se possibile con affaccio su uno spazio esterno”. Quel lusso che non si riesce ad avere in fatto di spazi è in qualche modo sostituito dalle nuove tecnologie: “Sono fondamentali se in grado di semplificare la vita e migliorare la qualità, il comfort, la connettività e la salubrità degli ambienti tra sistemi domotici ed elettrodomestici smart che permettono di risparmiare”. “L’architettura oggi – conclude de Curtis – tornando a occuparsi di come usare, anche poeticamente, gli spazi, diviene avventura spaziale, capace di flessibilità, che è un progetto contemporaneamente di prossimità (quindi di comfort e accessibilità) e di lontananza per amplificare gli orizzonti”. 

I single più in difficoltà

La variabilità degli ambienti dipende anche dalle città. “La città più cara d’Italia è Milano – aggiunge Giordano - dove il reddito mensile necessario per l’acquisto di un bilocale è esattamente il doppio rispetto al reddito percepito in media dal singolo residente. Ma la provincia di Milano rappresenta invece una via praticabile sia da chi acquista da solo sia da chi lo fa con il proprio partner. Discorso diverso per i trilocali: la cifra necessaria in città è oltre il triplo rispetto allo stipendio medio netto percepito da un single e supera di oltre il 70% anche il reddito cumulato di una coppia che tuttavia può almeno ambire ai tre vani nella provincia. Anche nella Capitale i single possono solo aspirare al bilocale in provincia: infatti nel centro città il reddito richiesto per poter affrontare la spesa supera di quasi il 70% quello solitamente percepito dal cittadino medio. Come nel caso di Milano, la scelta per le coppie è migliore: chi acquista in due può trovare casa anche nell’Urbe, mentre il single residente a Roma si trova con molte meno opzioni per quanto riguarda l’acquisto di un trilocale, mediamente inaccessibile anche in provincia (1.995 euro richiesti)” La città dove è più complicato acquistare casa è Venezia, dove i 1.400 euro mensili di reddito medio in città rendono difficoltoso l’acquisto di un bilocale tanto nel comune, quanto nella provincia.

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