Evergrande, il presidente sorvegliato dalla polizia. Pechino mette sotto chiave l’ex simbolo del suo boom edilizio
dal nostro corrispondente Gianluca ModoloXu Jiayin, conosciuto come Hui Ka Yan in cantonese: la foto del presidente di Evergrande risale al 2017
(afp)PECHINO - Il titolo che vacilla in Borsa, un piano di ristrutturazione del debito che stenta a decollare, lo spettro della liquidazione dietro l’angolo, gli arresti di alcuni manager e ora pure il presidente portato via dalla polizia e messo “sotto sorveglianza”. Non si fermano i guai per Evergrande, il colosso del real estate più indebitato al mondo schiacciato da 327 miliardi di dollari di passività. Secondo fonti di Bloomberg, Hui Ka Yan, il miliardario presidente del gruppo immobiliare, “è stato portato via dalla polizia all'inizio del mese ed è monitorato in un luogo designato”.
Non è chiaro il motivo per cui Hui sia sotto la cosiddetta “sorveglianza residenziale”: non un tipo di detenzione formale o un arresto e non significa che Hui sarà accusato di un crimine. Ma non potrà incontrare o comunicare con altre persone senza autorizzazione, passaporti e carte di identità ritirati.
Venerdì scorso Evergrande ha cancellato all’ultimo minuto una riunione con i creditori, ha dichiarato …
PECHINO - Il titolo che vacilla in Borsa, un piano di ristrutturazione del debito che stenta a decollare, lo spettro della liquidazione dietro l’angolo, gli arresti di alcuni manager e ora pure il presidente portato via dalla polizia e messo “sotto sorveglianza”. Non si fermano i guai per Evergrande, il colosso del real estate più indebitato al mondo schiacciato da 327 miliardi di dollari di passività. Secondo fonti di Bloomberg, Hui Ka Yan, il miliardario presidente del gruppo immobiliare, “è stato portato via dalla polizia all'inizio del mese ed è monitorato in un luogo designato”.
Non è chiaro il motivo per cui Hui sia sotto la cosiddetta “sorveglianza residenziale”: non un tipo di detenzione formale o un arresto e non significa che Hui sarà accusato di un crimine. Ma non potrà incontrare o comunicare con altre persone senza autorizzazione, passaporti e carte di identità ritirati.
Venerdì scorso Evergrande ha cancellato all’ultimo minuto una riunione con i creditori, ha dichiarato di non essere in grado di soddisfare i requisiti per l’emissione di nuove obbligazioni e due giorni fa ha mancato il pagamento dei bond onshore da 547 milioni di dollari. L’ex Ceo e l’ex Cfo sono stati arrestati a inizio settimana, arresti che seguono quelli di alcuni impiegati della controllata Evergrande Wealth Management.
Ex seconda persona più ricca di tutta l’Asia, il patrimonio netto di Hui è crollato, assieme al suo impero immobiliare: da 42 miliardi di dollari in portafoglio nel 2017 agli attuali 1,8. Per capire la crisi Evergrande non si può fare a meno di dare un’occhiata alla biografia del suo fondatore, soprannominato simpaticamente dai cinesi, ma non troppo, “il cintura”. La sua storia rispecchia bene le trasformazioni che ha vissuto la Cina negli ultimi anni, da Deng a Xi. Se la sua ascesa dalla povertà in campagna a re del mattone è merito anche del Partito, anche la sua caduta ha radici nell’inversione a U del Pcc contro i capitalisti e quei funzionari che li hanno aiutati a prosperare. Nato poverissimo, in un villaggio rurale nella provincia dello Henan, padre magazziniere, Hui si è fatto le ossa in un’acciaieria. Nel 1996 fonda la Evergrande Group, cavalcando l’onda del real estate. Costruisce torri di cemento e acciaio che in breve tempo diventano il simbolo del boom cinese.
L’uomo venuto dal niente, simbolo del boom
Le giuste connessioni politiche non gli sono mai mancate. È in ottimi rapporti con il fratello dell’ex premier Wen Jiabao, che acquistò il 16% delle azioni della Evergrande nel 2001. È uno di famiglia per Zeng Qinghong, ex vicepresidente della Repubblica. Grazie alle buone entrature del suo fondatore - quando gli investitori facevano credito con montagne di yuan per finanziare anche gli altri progetti del gruppo, dalle macchine elettriche alle squadre di calcio, come il Guangzhou - Evergrande è cresciuta rapidamente, sfruttando l’acquisto di terreni a prestito e la vendita di case a margini più bassi per aumentare più velocemente le vendite. Nel 2012, per sfoggiare tutta la sua ricchezza molto poco socialista, si presentò all'Assemblea nazionale del popolo con una cintura di Hermès: dorata. Eccolo qui il soprannome. Ma gli anni sulla cresta dell’onda sono finiti con l’arrivo di Xi al potere, proprio nel 2012, e il lancio della sua mega campagna anticorruzione.
La stretta del partito: crolla il castello di carte
Lo schema per anni era stato sempre lo stesso: comprare terreni a buon mercato, farsi pagare, spesso, tutto e in anticipo dai futuri inquilini attirati dagli ottimi sconti e poi iniziare a costruire, pagando i fornitori a debito con obbligazioni. Un circolo vizioso che ha dovuto fare i conti con la nuova stretta inaugurata dal Partito di Xi, dal prezzo dei terreni ai limiti imposti sui prestiti per mettere un freno ai debiti delle compagnie immobiliari.
Alle Due Sessioni del marzo dello scorso anno, le riunioni della Conferenza consultiva del popolo e dell’Assemblea nazionale - il “parlamento” cinese” - a Hui è stato detto gentilmente di starsene a casa. Niente viaggio a Pechino per assistere ai lavori per lui, che pure da trent’anni è un membro fedele del Partito comunista. Lo stesso Partito che lo sta isolando sempre di più.