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Kme verso l’addio a Piazza Affari, ora vuole portare Cunova a Wall Street

Vincenzo Manes

 
Il gruppo di Manes ha chiuso l’Opa per il delisting con adesioni al 76%. L’offerta sarà riaperta dal 5 all’11 ottobre
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Sara Bennewitz

MILANO — Kme, società specializzata nelle lavorazioni in rame, si appresta a lasciare Piazza Affari. L’Opa finalizzata al delisting conclusasi lunedì ha raccolto adesioni pari al 76,15% dei titoli in oggetto (117,9 milioni di ordinarie), un soffio in meno di quelle necessarie perché il gruppo presieduto da Vincenzo Manes potesse arrivare al 90% del capitale e procedere al ritiro forzoso.

Ora l’offerta sarà riaperta e estesa dal 5 all’11 ottobre alle stesse condizioni (1 euro per le ordinarie, 1,08 per le rnc e 0,60 per i warrant), ma l’esito appare scontato, anche perché in mancanza si procederà comunque alla fusione per incorporazione della quotata nella holding di controllo. Il gruppo che è leader in Europa nei laminati in rame, usati per l’auto elettrica e nell’industria dell’energia e dell’elettronica, è una di quelle belle aziende tricolori di nicchia che in Borsa non ha avuto il successo sperato: troppo piccola per attrarre i grandi investitori e con nessun conc…

Sara Bennewitz

MILANO — Kme, società specializzata nelle lavorazioni in rame, si appresta a lasciare Piazza Affari. L’Opa finalizzata al delisting conclusasi lunedì ha raccolto adesioni pari al 76,15% dei titoli in oggetto (117,9 milioni di ordinarie), un soffio in meno di quelle necessarie perché il gruppo presieduto da Vincenzo Manes potesse arrivare al 90% del capitale e procedere al ritiro forzoso.

Ora l’offerta sarà riaperta e estesa dal 5 all’11 ottobre alle stesse condizioni (1 euro per le ordinarie, 1,08 per le rnc e 0,60 per i warrant), ma l’esito appare scontato, anche perché in mancanza si procederà comunque alla fusione per incorporazione della quotata nella holding di controllo. Il gruppo che è leader in Europa nei laminati in rame, usati per l’auto elettrica e nell’industria dell’energia e dell’elettronica, è una di quelle belle aziende tricolori di nicchia che in Borsa non ha avuto il successo sperato: troppo piccola per attrarre i grandi investitori e con nessun concorrente quotato straniero capace da fare da volano a un settore che è comunque ciclico, e che paga le oscillazioni del prezzo del rame. Mentre per molte aziende l’accesso al mercato dei capitali è stato uno stimolo di crescita, in questo caso il gruppo di Manes è rimasto un po’ dimenticato, di qui la scelta di ricomprarsi l’azienda e continuare e investire sugli 8 stabilimenti che danno lavoro a 3.300 persone.

La filantropia del Dynamo Camp

Anche ieri la società ha annunciato un accordo con Plenitude, il colosso delle rinnovabili dell’Eni, per portare a Bergamo un’istallazione in rame antibatterico dal titolo Feeling the energy, per sensibilizzare il pubblico sull’energia e le sue tante forme. L’opera poi da Bergamo si trasferirà al Dynamo Camp, vicino a Pistoia, dove si offrono programmi di terapia gratuiti a ragazzi dai 6 a 17 anni affetti da malattie croniche o in terapia, che Manes ha fondato 15 anni fa.

Nel prospetto dell’Opa si legge che una volta perfezionato il delisting, la società nata dalla fusione con la ex capogruppo Intek procederà alla valorizzazione di quegli asset non industriali che ancora possiede, come Culti Milano e Intek investimenti, e proseguirà le trattative per «il riacquisto di quote di partecipate oggi in minoranza».

La futura quotazione di Cunova con una spac a Nyse

Il riferimento implicito è a Cunova (45% di Kme), la ex Kme Special, dedicata a lavorazioni ad alto valore aggiunto. Nel gennaio 2022 Kme ha infatti ceduto al fondo Paragon il 55% del suo gioiello, a fronte di una piano di investimento ambizioso di rilancio. Ma adesso il gruppo di Manes vorrebbe riacquistarne il controllo e agevolare l’uscita del fondo di private equity.

In proposito quest’estate, quando l’offerta su Kme era già avviata, una Spac quotata al Nyse – la Sdc Edge – ha bussato alle porte del management, proponendo di investire su Cunova i 200 milioni di dollari che ha in dotazione per quotare il gruppo sul mercato Usa. Paragon ha quindi firmato una lettera d’intenti per valorizzare con un cospicuo ritorno il suo 55%, mentre Kme ha colto la palla al balzo per riappropriarsi della maggioranza di Cunova grazie al conferimento delle proprie attività nell’aerospazio.

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