Lars Feld: “Sul Patto di stabilità no a concessioni, l’Italia spenda i soldi del Pnrr”
di Tonia MastrobuoniLa Germania annuncia battaglia sul Patto di stabilità. Le posizioni con la Francia sono ancora molto distanti, rivela il principale consigliere del ministro delle Finanze, Lars Feld. Ma una nuova sospensione sarebbe “inaccettabile”: meglio applicare il vecchio. Quanto all’Italia, l’uomo più ascoltato da Christian Lindner si dice preoccupato, ma soprattutto per l’incapacità di spendere i soldi del Pnrr. In quest’intervista, il direttore dell’Istituto Eucken respinge anche le accuse mosse dalla Corte dei conti tedesca di un bilancio federale truccato e poco trasparente.
Professore, la preoccupa l’Italia dopo la presentazione del bilancio con le ‘sorprese’ sul disavanzo e la reazione dei mercati, che stanno spingendo di nuovo in su lo spread?
“Sì, mi preoccupa da anni per il suo debito alto e la sua bassa produttività. E mi preoccupa il fatto che non riesca a sfruttare appieno i fondi del Pnrr. In realtà il governo Meloni mi aveva sorpreso positivamente, dal punto di vista economico …
La Germania annuncia battaglia sul Patto di stabilità. Le posizioni con la Francia sono ancora molto distanti, rivela il principale consigliere del ministro delle Finanze, Lars Feld. Ma una nuova sospensione sarebbe “inaccettabile”: meglio applicare il vecchio. Quanto all’Italia, l’uomo più ascoltato da Christian Lindner si dice preoccupato, ma soprattutto per l’incapacità di spendere i soldi del Pnrr. In quest’intervista, il direttore dell’Istituto Eucken respinge anche le accuse mosse dalla Corte dei conti tedesca di un bilancio federale truccato e poco trasparente.
Professore, la preoccupa l’Italia dopo la presentazione del bilancio con le ‘sorprese’ sul disavanzo e la reazione dei mercati, che stanno spingendo di nuovo in su lo spread?
“Sì, mi preoccupa da anni per il suo debito alto e la sua bassa produttività. E mi preoccupa il fatto che non riesca a sfruttare appieno i fondi del Pnrr. In realtà il governo Meloni mi aveva sorpreso positivamente, dal punto di vista economico e del rispetto dei conti pubblici. Ma il quadro continua ad essere complicato, ed è reso ora ancora più complicato da questi extra deficit che sono emersi a causa dei bonus. Ma trovo questo aspetto meno preoccupante del fatto che l’Italia non riesca a spendere i soldi del Recovery Fund”.
In Europa si continua a litigare sull’ultima versione del Patto di stabilità: quali sono le modifiche che ritenete irrinunciabili?
“Le regole dovrebbero essere più chiare. Anzitutto per limitare i margini di manovra della Commissione europea. Secondo, per essere certi che i debiti pubblici scendano davvero. Nell’ultima versione si dà molta importanza alle analisi sulla sostenibilità dei debiti. Chiunque abbia avuto a che fare con queste analisi sa che sono molto ipotetiche e, dunque, manipolabili. Meglio affidarle a un organismo esterno”.
A chi?
“Ad esempio allo European Fiscal Board, che occorrerebbe rendere, peraltro, più autonomo rispetto alla Commissione. E poi: la riforma non cambia formalmente il braccio correttivo. Siamo di nuovo alla regola del limite al debito del 60%. La regola del taglio di 1/20esimo all’anno sarebbe sostituita dal rispetto del percorso di discesa del braccio preventivo. Nel caso del mancato rispetto del percorso di discesa, basato sull’analisi del debito Dsa, la Commissione potrebbe rinunciare, tuttavia, all’apertura di una procedura di infrazione in base a “fattori rilevanti”. In altre parole: ha il potere di minare il braccio correttivo grazie all’analisi della sostenibilità del debito”.
Per lei, dunque, l’analisi del debito ha troppo spazio, troppo potere nel negoziato?
“Esattamente. La mia impressione è che nell’interpretazione della Commissione il braccio correttivo non avrà alcun potere, che tutto sarà demandato al Dsa e al braccio preventivo. Un modo per depotenziare le regole fiscali - e lasciare tutto il resto in mano alla Commissione. Non è accettabile. La procedura per i deficit eccessivi deve rimanere identica, se si supera i 3%”.
In realtà le correzioni che subentrano nel caso di uno sforamento del disavanzo sono molto severe.
“Non ritengo siano severe. La correzione è dello 0,5% - basta un po’ di crescita e già si rientra. E non sono d’accordo con l’economista Olivier Blanchard che sostiene si tratti di un vincolo pro-ciclico. Inoltre, nel braccio preventivo la Commissione può sempre concedere margini di manovra ai singoli Paesi, se il quadro congiunturale è complicato. Resta sempre una certa flessibilità”.
Pensa sia realistico che ci si metta d’accordo su un Patto diverso fino alla fine dell’anno? O pensa che ci sarà una nuova sospensione?
“Direi che le chance di un accordo sono calate molto. C’è la presidenza spagnola, ma la Spagna è ancora senza un governo. E in Olanda, un Paese importante per il dibattito sulle regole fiscali, si vota a metà novembre. Inoltre: tra la Francia e la Germania non c’è alcun avvicinamento su queste questioni cruciali. La Francia si è schierata con la Commissione, mentre la Germania è molto più critica sulla proposta”
Insomma c’è il rischio che entri in vigore il vecchio Patto, che si resti senza un’intesa per la fine dell’anno.
“Questa è una domanda interessante. Certo, nel caso, la Commissione dovrebbe applicare le vecchie regole: Ma ha già fatto capire che non lo farà. E in questo modo contravverrebbe ai Trattati. E da parte della custode dei Trattati sarebbe un atteggiamento totalmente inaccettabile”.
Ma il rientro delle vecchie regole sarebbe una catastrofe per l’Italia. Dovrebbe tagliare il debito di un ventesimo, con il disavanzo attuale che supera il 4%.
“Non condivido il suo pessimismo. Nel caso l’Italia subirebbe solo una procedura per deficit eccessivo. Tanto la regola del 1/20 continuerebbe a non essere applicata: la Commissione ha trovato ogni volta delle scuse per non applicarla. Insomma, l’Italia finirebbe in procedura d’infrazione ma per deficit eccessivo e dovrebbe chiarire come tornare sotto al 3%. Lo negozierebbe con la Commissione - come è sempre accaduto. Non ci vedo alcuna catastrofe per l’eurozona o per l’Italia”.
E se la Commissione sospendesse di nuovo l’entrata in vigore della riforma del Patto?
“Il rischio c’è. E io lo riterrei del tutto inaccettabile. Non siamo in una crisi pesante, abbiamo degli sviluppi congiunturali che non sono nient’altro che una reazione agli aumenti dei tassi. Una sospensione non sarebbe giustificata”.
La Corte dei conti vi accusa di scarsa trasparenza e di truccare i conti pubblici. Come risponde a queste accuse pesanti?
“Bisognerebbe conoscere meglio il freno al debito. E’ il motivo per cui mi augurerei che la Corte dei Conti adottasse un tono diverso. Primo, siamo trasparenti. Tutti i ‘Sondervermoegen’, i fondi speciali extra bilancio, sono inclusi nel bilancio. E si può tranquillamente ricostruire cosa viene speso e come e cosa è nei piani. Per chiunque conosca i conti pubblici tutto è trasparente. E i fondi speciali contano per il freno al debito”.
Ex post.
“E’ la stessa cosa che accade per il nucleo del bilancio pubblico. Se si rinuncia a un investimento e i soldi non vengono spesi, la pianificazione non scatta. Come per i Sondervermögen, appunto”.
Anche i 100 miliardi per la Bundeswehr? E i maxi fondi per la crisi energetica da 200 miliardi o quelli anti-Covid?
“Solo quelli della Bundeswehr, è vero, sono fuori dal calcolo del freno al debito. Ma c’è stata una modifica della costituzione. E comunque dubito che saranno spesi tutti l’anno prossimo, i 100 miliardi. Insomma, i Sondervermögen non ampliano i margini per fare debiti. Perché nell’ambito delle regole specifiche del freno al debito quei fondi vengono calcolati. In anni eccezionali può accadere che si faccia valere qualche eccezione nell’ambito delle escape clause del Patto di stabilità. In quei casi il governo si può indebitare maggiormente: è accaduto con i due maxi fondi per l’energia e per l’economia, in modo da consentire l’indebitamento. Ma poi ci sono da pagare interessi più alti. Insomma, sono compresi eccome nel freno al debito. E non c’è alcun danno al freno al debito né alcun trucco per evitarlo. E andiamo verso una riduzione del debito pubblico”.
Veramente anche la Commissione europea ha detto che si tratta di disavanzi. E la Corte dei conti tedesca calcola che se si contassero correttamente, gli extra fondi farebbero schizzare il disavanzo dallo 0,4% delle previsioni ufficiali al 2,4%, nel 2024.
“Non è un calcolo che si possa fare in quel modo. Non si possono semplicemente aggiungere, ad esempio, i 100 miliardi di euro della Bundeswehr. Perché la Corte dei conti dovrebbe chiedersi che cosa sarà speso, esattamente, di quel fondo. Ed è ciò che fanno gli istituti economici, il comitato dei ‘saggi’ che consigliano il governo e il bilancio ufficiale. Fanno una previsione su quanto sarà speso di quel Sondervermögen. Ecco perché sia loro sia il ministero delle Finanze stimano nei loro documenti interni che il deficit e il debito pubblico caleranno”.