Visco chiede rigore sui conti: “Non c’è un attacco speculativo contro l’Italia”
di Valentina ConteROMA — Nessun attacco all’Italia, dice il governatore di Bankitalia Ignazio Visco per placare il polverone politico suscitato dall’approvazione della Nadef, il documento alla base della prossima manovra di bilancio che alza il deficit e non fa calare a sufficienza il debito.
Super debito a 3.000 miliardi
Se lo spread si infiamma, se l’Italia torna osservata speciale dei mercati, le ragioni non vanno cercate nei complotti internazionali contro il governo Meloni, sembra spiegare Visco. Piuttosto nella mole del debito pubblico italiano, a lentissimo sgonfiamento. E che sfonderà, rivela la stessa Nadef, quota 3.000 miliardi di euro nel 2025. Mentre il deficit scenderà sotto al 3% del Pil solo l’anno dopo. A questo guardano i mercati e gli investitori che quel debito lo devono comprare, chiedendo un prezzo sempre più elevato in termini di tassi di interesse.
ROMA — Nessun attacco all’Italia, dice il governatore di Bankitalia Ignazio Visco per placare il polverone politico suscitato dall’approvazione della Nadef, il documento alla base della prossima manovra di bilancio che alza il deficit e non fa calare a sufficienza il debito.
Super debito a 3.000 miliardi
Se lo spread si infiamma, se l’Italia torna osservata speciale dei mercati, le ragioni non vanno cercate nei complotti internazionali contro il governo Meloni, sembra spiegare Visco. Piuttosto nella mole del debito pubblico italiano, a lentissimo sgonfiamento. E che sfonderà, rivela la stessa Nadef, quota 3.000 miliardi di euro nel 2025. Mentre il deficit scenderà sotto al 3% del Pil solo l’anno dopo. A questo guardano i mercati e gli investitori che quel debito lo devono comprare, chiedendo un prezzo sempre più elevato in termini di tassi di interesse.
Il deficit corre
Lo spiega bene Visco, all’ultimo mese di lavoro come governatore, dal primo novembre sostituito da Fabio Panetta: «Gli interessi sul debito non sono il risultato di una speculazione contro l’Italia, ma di un’attenzione sui nostri conti». Se quindi i conti non sono in ordine, sale il prezzo del debito misurato dagli interessi. E così lo spread. Il governatore rassicura e allo stesso tempo mette sull’attenti Palazzo Chigi. All’indomani dell’approvazione di una Nadef al limite della lite con Bruxelles per uno sforamento del deficit da 13,9 miliardi l’anno prossimo e altri 4,4 miliardi nel 2025. Per poi operare una stretta da 4,5 miliardi nel 2026, messa lì già ora solo per scendere al 2,9%.
Mantenere i conti in ordine
Ieri lo spread, il differenziale tra i rendimenti dei titoli decennali tedeschi e italiani, dopo la fiammata a 200 punti di giovedì, è sceso seppur di poco a 195. Significa che i Btp costano all’incirca il due per cento in più dei Bund. «Il nostro sistema bancario è sostenibile», placa gli animi il governatore Visco. «Ma tenere i conti il più possibile in ordine è un impegno politico rilevante che va sottolineato continuamente. Occorre che ci sia una risposta sul piano infrastrutturale e su come vengono spesi i soldi tale che convinca chi compra i nostri titoli». È questo il punto cruciale da cui dipenderà la validazione della Nadef e poi della legge di Bilancio sia qui in Italia da parte dell’Ufficio parlamentare di bilancio che poi della Commissione Ue.
Una crescita molto ottimistica
Sforare il deficit di sette decimi, dal 3,6 al 4,3%, come ha deciso di fare il governo Meloni, può essere compatibile con una crescita dell’Italia all’1,2% che nessuno dei previsori internazionali vede così rosea l’anno prossimo. A patto, come dice Visco, che quei soldi siano spesi bene, per riaccendere l’economia e non dispersi in micro rivoli dall’impatto tenue o dubbio, come potrebbero presto rivelarsi nella “manovrina” da 20-25 miliardi in preparazione, polverizzati tra bonus e mancette.
Colpa di Superbonus e tassi
Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti continua ad incolpare Superbonus e rialzo dei tassi deciso dalla Bce per un bilancio dello Stato decisamente appesantito. «Io non mi diverto a fare debito, ma oggi paghiamo scelte fatte in passato», dice alla festa della Lega di Genova. «Senza Superbonus il debito sarebbe sceso. E senza rialzo dei tassi avremmo 14-15 miliardi di risorse extra che metterei tutte sulla famiglia, perché senza figli non c’è futuro e nel 2060 addio Italia».
Sostegno alle famiglie povere
Giorgetti conferma 11 miliardi per la proroga del taglio al cuneo contributivo ai lavoratori dipendenti. E altri 3 miliardi di minori tasse con l’Irpef che scende da quattro a tre aliquote, ampliando la prima, quella più bassa del 23%, ad altri 14 milioni di contribuenti. «Dal taglio significativo della spesa avremo poi altre risorse per togliere le limitazioni fiscali alle famiglie povere che vogliono accedere alla natalità», annuncia.
Ieri il ministero dell’Economia ha diffuso una prima tabellina della Nadef. Il testo completo non c’è ancora. Lo aspettano anche i mercati per capire quanto sia stato forte l’azzardo del governo su Pil, deficit e debito.