Landini: “Salari fermi, pensioni dimenticate. Il governo vende la Fontana di Trevi”
di Valentina ConteROMA — Una manovra «senza coraggio e visione», che «non toglie le ragioni della nostra mobilitazione a partire dalla manifestazione di sabato» a Roma con 200 associazioni. «Indicheremo la “Via Maestra” per la Costituzione e la pace, contro la precarietà e per un futuro diverso», dice il leader Cgil Maurizio Landini.
Segretario, scendete in piazza contro il governo quando la Nadef ufficializza 23,5 miliardi in tre anni di extradeficit in buona parte usato per aumentare le buste paga e tagliare le tasse?
«Il taglio del cuneo è una nostra richiesta, conquistata con il governo Draghi. Ma qui viene riconfermato quel che già c’è, non si possono vendere la stessa operazione due volte, come Totò con la Fontana di Trevi. Tra l’altro la misura non è strutturale, dura solo un altro anno. I salari devono crescere per recuperare il potere d’acquisto perso, le detrazioni non sono indicizzate all’inflazione, le pensioni sono dimenticate anzi tagliate in questi anni del 10% da una rivalut…
ROMA — Una manovra «senza coraggio e visione», che «non toglie le ragioni della nostra mobilitazione a partire dalla manifestazione di sabato» a Roma con 200 associazioni. «Indicheremo la “Via Maestra” per la Costituzione e la pace, contro la precarietà e per un futuro diverso», dice il leader Cgil Maurizio Landini.
Segretario, scendete in piazza contro il governo quando la Nadef ufficializza 23,5 miliardi in tre anni di extradeficit in buona parte usato per aumentare le buste paga e tagliare le tasse?
«Il taglio del cuneo è una nostra richiesta, conquistata con il governo Draghi. Ma qui viene riconfermato quel che già c’è, non si possono vendere la stessa operazione due volte, come Totò con la Fontana di Trevi. Tra l’altro la misura non è strutturale, dura solo un altro anno. I salari devono crescere per recuperare il potere d’acquisto perso, le detrazioni non sono indicizzate all’inflazione, le pensioni sono dimenticate anzi tagliate in questi anni del 10% da una rivalutazione parziale».
Senza riconferma, da gennaio i salari crollavano.
«Non solo, si conferma una perdita del potere d’acquisto e il carrello della spesa è ancora sopra l’8%. Tutte le misure spot non stanno funzionando, dal prezzo medio dei carburanti al bonus benzina dato a pochi. Il carrello tricolore fa sorridere: sperimentale, a termine, volontario. Intanto aumenta tutto: bollette, carburanti, mutuo, affitti, scuola, sanità. Le ragioni per manifestare sono tantissime. E non sarà una manifestazione contro qualcuno, ma per chiedere cambiamenti e riforme».
Insisto, il governo taglia le tasse.
«Taglia le tasse a chi? Questo è il governo che ha fatto dodici condoni, che pensa di arrivare alla flat tax, che sventola pannicelli caldi mentre a pagare per tutti sono i soliti: lavoratori e pensionati. Se l’intenzione è quella di allargare il primo scaglione Irpef del 23% da 15 mila a 28 mila euro, intanto per i redditi più bassi non cambia nulla. E ad esempio a 18 mila euro siamo a 4 euro lordi in più. Scherziamo? Vorremmo poi capire come questo governo vuole rinnovare i contratti pubblici e incentivare il rinnovo di quelli privati visto che tutti hanno perso il 15-16% di potere d’acquisto in questi anni. E quanto vuole mettere sulla sanità visto che la Nadef conferma i tagli».
Il governatore di Bankitalia Visco dice che dobbiamo temere più i conti in disordine che la speculazione. Condivide?
«Sono d’accordo quando dice che il problema non è il debito in sé, ma come si spendono i soldi e si rilancia l’economia. Questa manovra non ha il coraggio che serve a un Paese come il nostro, non ha una logica di sviluppo e crescita degli investimenti. Non prende dove si può: lotta all’evasione, extraprofitti di tutti i settori, rendita immobiliare e finanziaria. Non investe, anzi cancella 16 miliardi di Pnrr. Non guarda al futuro. Non fa una seria riforma fiscale. Non ha un progetto di politica industriale. È fatta di una tantum, tutto dura un anno al massimo. Non affronta l’emergenza salariale. E la precarietà ha assunto livelli inaccettabili».
Ci saranno problemi con la Commissione Ue?
«So solo che anziché ragionare con l’Europa per evitare la recessione e un ritorno all’austerity, il governo si mette a fare il braccio di ferro sui migranti, inventando un’invasione che non esiste».
La Cgil vuole far politica? A questo serve la manifestazione?
«La Cgil è nata nel 1906, ha quasi 120 anni. Ha sempre svolto una funzione sindacale confederale e politica. Non ci siamo mai limitati a rappresentare i lavoratori solo nei luoghi di lavoro, ma i cittadini ovunque vivono. E vogliamo dire la nostra quando si parla di politica economica e sociale. Le annunciate privatizzazioni, come ci insegna il passato, non aiutano il Paese anzi lo indeboliscono sul piano industriale».
A proposito di nodi industriali. Ilva, Marelli, Tim sono dossier che la preoccupano?
«In questo Paese, nel mezzo di una epocale transizione digitale e ambientale, manca del tutto una politica industriale e di sviluppo del Mezzogiorno. Lo Stato è completamente assente. Ai tavoli si perde solo tempo. Il governo sta facendo lo spezzatino con Telecom regalando di fatto la rete allo stesso fondo americano che chiude la Marelli e licenzia. La categoria dei metalmeccanici unitariamente ha fatto uno sciopero a luglio. Da anni chiediamo un piano sull’automotive senza aver risposte. Ci sono responsabilità specifiche che questo governo deve assumersi, anche sull’acciaio, le telecomunicazioni, le politiche energetiche. Non basta lasciar fare al mercato».
Il salario minimo è uscito dai radar. Accetterete le conclusioni del Cnel?
«Ad oggi il governo non si è mai espresso. Ha scaricato tutto sul Cnel che può fornire un quadro informativo ampio, ma non sostituirsi né all’esecutivo né alle parti sociali. La nostra posizione è nota: una paga da 4-5-6 euro lordi all’ora non permette di vivere dignitosamente. Chiediamo una legge sulla rappresentanza che estenda la validità generale dei contratti collettivi nazionali, cancelli quelli pirata, preveda una soglia di salario minimo orario sotto cui nessun contratto può scendere. È il momento di cancellare le leggi che hanno esteso la precarietà e abolire il subappalto a cascata».
Anche dei morti sul lavoro non si parla più.
«Siamo a un dato drammatico: 80 morti in media ogni mese. La maggioranza avviene nella manutenzione, nelle ditte in appalto o sub-sub-appalto, tra i lavoratori precari, nelle imprese poco professionali dove non si fa formazione. Stanno aumentando anche gli infortuni e le malattie professionali. Ma il tema sembra sparito. Gravissimo. Come ci ha ricordato il presidente Mattarella, non è stato fatto abbastanza».
Andrete a Palazzo Chigi, se convocati sulla manovra?
«Certamente. Ma la premier non ha mai risposto alla mia lettera. Se però ci incontrerà a cose fatte, per raccontarci una manovra già scritta, proporremo a Cisl e Uil di valutare tutte le iniziative di contrasto. Compreso lo sciopero».