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La manovra in tre tempi da 23,5 miliardi in deficit: subito contratti pubblici e conguaglio pensioni

(ansa)
La Nadef, approvata giovedì dal Cdm, è arrivata in Parlamento. Nella Relazione che l’accompagna il governo chiede l’autorizzazione a sforare i limiti di indebitamento. Ecco per fare cosa
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ROMA – La Nadef, il documento alla base della prossima manovra, è stata inviata al Parlamento. Nella Relazione che l’accompagna il ministro dell’Economia Giorgetti chiede l’autorizzazione a fare 23,5 miliardi di extradeficit in tre anni. Una parte da 3,2 miliardi servirà a coprire subito un decreto legge per pensioni, migranti e Pa.

Conti in ordine nel 2026 dopo tre anni di extra spesa

Il governo Meloni ha deciso di fare 23,5 miliardi di maggior deficit nel triennio 2023-2025 per finanziare e spalmare la sua seconda manovra di Bilancio. Lo rivela la Relazione di accompagnamento alla Nadef, inviata ieri in Parlamento e firmata dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Si inizia quest’anno con 3,2 miliardi di extradeficit a copertura di un …

ROMA – La Nadef, il documento alla base della prossima manovra, è stata inviata al Parlamento. Nella Relazione che l’accompagna il ministro dell’Economia Giorgetti chiede l’autorizzazione a fare 23,5 miliardi di extradeficit in tre anni. Una parte da 3,2 miliardi servirà a coprire subito un decreto legge per pensioni, migranti e Pa.

Conti in ordine nel 2026 dopo tre anni di extra spesa

Il governo Meloni ha deciso di fare 23,5 miliardi di maggior deficit nel triennio 2023-2025 per finanziare e spalmare la sua seconda manovra di Bilancio. Lo rivela la Relazione di accompagnamento alla Nadef, inviata ieri in Parlamento e firmata dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Si inizia quest’anno con 3,2 miliardi di extradeficit a copertura di un prossimo decreto legge per pensioni, migranti e Pubblica amministrazione. Poi ci sono quasi 16 miliardi per la finanziaria (15,7 miliardi per la precisione) da spendere per la famiglia, per tagliare il cuneo e l’Irpef e rinnovare i contratti pubblici. E infine altri 3,8 miliardi nel 2025 come coda delle misure strutturali decise ora. Nelle Relazione il ministro chiede l’autorizzazione al Parlamento a fare questo maggiore deficit pari ad un punto di Pil (due decimi nel 2023, sette decimi nel 2024 e un decimo nel 2025). Il rapporto tra deficit e Pil calerà lentamente al 2,9% solo nel 2026 con una manovra restrittiva di quasi 4 miliardi, allorquando il debito sarà al 139,6%.

Pensioni indicizzate, conguaglio anticipato

La Nadef rivela che il governo alza il deficit anche quest’anno, non solo per il Superbonus. Ma anche per ricavare un nuovo “spazio” fiscale da 3,2 miliardi. Questi soldi, si legge nella Relazione al Parlamento firmata dal ministro Giorgetti, serviranno a finanziare un decreto da varare in parallelo alla legge di Bilancio per fare tre cose: pagare il «conguaglio anticipato» ai pensionati, gestire «i flussi migratori» e «misure per il personale delle pubbliche amministrazioni». Nel primo caso si tratta dell’indicizzazione delle pensioni all’inflazione, ovvero la differenza tra l’inflazione stimata e poi versata per fasce quest’anno (7,3%) e quella reale (8,1%). Il conguaglio di solito si paga a gennaio. Questo governo, come fece quello Draghi, lo anticipa di qualche mese. Per i dipendenti pubblici, c’è l’ipotesi di mettere subito una parte delle risorse per il rinnovo del contratto 2022-2024.

Le tasse: taglio del cuneo e un’aliquota Irpef in meno

Il taglio al cuneo contributivo «attuato quest’anno» viene confermato anche nel 2024. Non sarà dunque strutturale, come promesso dal governo. Sono 6-7 punti in meno di contributi previdenziali versati all’Inps da 13,8 milioni di lavoratori dipendenti pubblici e privati fino a 35 mila euro lordi di reddito annuo. A questa decontribuzione, coperta dallo Stato senza ammanchi sulla pensione futura, si accompagna un primo tassello di riforma fiscale, con il passaggio da quattro a tre scaglioni Irpef e l’allargamento della prima aliquota del 23% da 15 mila a 28 euro di reddito. Il taglio dell’Irpef beneficia tutti i contribuenti italiani, compresi pensionati e autonomi, per la progressività dell’imposta: i vantaggi più consistenti sono sopra i 28 mila euro. Il guadagno massimo dal doppio taglio di cuneo e Irpef sarà invece di 117 euro al mese per il lavoratore con un reddito da 25 mila euro.

La famiglia: dal terzo figlio tornano le detrazioni

In presenza di una «preoccupante flessione delle nascite», così scrive il ministro Giorgetti nella premessa alla Nadef, il governo intende «promuovere ulteriormente la genitorialità e sostenere le famiglie con più di due figli». Sarebbe allo studio una «misura innovativa», un primo assaggio di “quoziente famigliare” con il ritorno delle detrazioni per figli, soppresse e soppiantate dall’assegno unico, da riservare alle famiglie «con redditi medi e bassi». A partire dall’azzeramento o la riduzione dell’Irpef per i nuclei con più di tre figli sotto i 10 anni che sono 150 mila. Costo stimato: 600 milioni. «Il fisco premia i single rispetto a chi ha una famiglia numerosa», ripete da tempo Giorgetti. «Ma se non nascono bambini, in Italia non c’è futuro». L’auspicio del ministro è dunque di togliere le «limitazioni fiscali» a quelle coppie che «vogliono avere figli».

La salute: due miliardi in meno al fondo nazionale

Il ministro dell’Economia conferma che «la legge di Bilancio finanzierà anche il rinnovo contrattuale del pubblico impiego, con una particolare attenzione al settore sanitario». L’ipotesi è di detassare ad un’aliquota bassa, ad esempio il 15%, gli straordinari del personale medico. Ma non basterà a ridare fiato a un settore molto provato dalla pandemia e in seguito abbandonato alle carenze strutturali di personale e macchinari e alle chilometriche liste d’attesa. Nella Nadef c’è una tabella poco rassicurante. A legislazione “vigente”, se dunque il governo non interviene, la spesa per la sanità calerà nei prossimi anni. Dal 6,7% del Pil nel 2022, si passa al 6,6% nel 2023 e poi al 6,2% dal 2024 in avanti. In numeri assoluti significa che si scende da 134,7 miliardi di quest’anno a 132,9 miliardi il prossimo. Servono due miliardi almeno per pareggiare il conto del fondo sanitario nazionale.

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