Anche l’ultimo sostegno per realizzare il sogno di un’abitazione di proprietà sta cedendo. Secondo le ultime statistiche Consap, ad agosto si è raggiunto il livello più basso di garanzie statali per l’acquisto della prima casa. Le domande ammesse sono, infatti, state poco più di 4 mila, la metà del mese precedente e poco più di un terzo rispetto a dodici mesi prima. Numeri che evidenziano come il rallentamento della crescita economica, l’inflazione elevata e i tassi pesino soprattutto sui redditi bassi.
L’aumento dei tassi ufficiali da parte della Bce è la ragione principale, dato che questo parametro influenza direttamente le condizioni applicate dalle banche ai mutuatari. Secondo rilevazioni dell’Abi, ad agosto il tasso medio sui nuovi prestiti alle famiglie per l’acquisto di abitazioni si…
Anche l’ultimo sostegno per realizzare il sogno di un’abitazione di proprietà sta cedendo. Secondo le ultime statistiche Consap, ad agosto si è raggiunto il livello più basso di garanzie statali per l’acquisto della prima casa. Le domande ammesse sono, infatti, state poco più di 4 mila, la metà del mese precedente e poco più di un terzo rispetto a dodici mesi prima. Numeri che evidenziano come il rallentamento della crescita economica, l’inflazione elevata e i tassi pesino soprattutto sui redditi bassi.
L’aumento dei tassi ufficiali da parte della Bce è la ragione principale, dato che questo parametro influenza direttamente le condizioni applicate dalle banche ai mutuatari. Secondo rilevazioni dell’Abi, ad agosto il tasso medio sui nuovi prestiti alle famiglie per l’acquisto di abitazioni si è attestato al 4,29% contro il 2,05% di giugno 2022. In sostanza, più del doppio in appena un anno e due mesi. Un progresso che non ha precedenti nella storia.
Così, buona parte dei 3,1 milioni di italiani che in una recente rilevazione di Nomisma ha affermato di aspirare a comprare casa nell’arco di dodici mesi, dovrà rinunciarvi. Soprattutto tra le famiglie che non navigano nell’oro, come dimostra il brusco calo dei numeri relativi alle garanzie concesse dal Fondo prima casa, gestito da Consap.
Come funziona la garanzia Consap
La procedura è semplice: è la stessa banca che riceve richiesta di mutuo a compilare la domanda e inviarla alla società in house del Mef. A fronte di un ammontare del mutuo non superiore a 250 mila euro, Consap concede il via libera, con priorità a una serie di categorie: giovani coppie che abbiano costituito nucleo da almeno due anni; famiglie monogenitoriali con figli minori conviventi; conduttori di case popolari; giovani fino a 36 anni. Il Decreto Sostegni bis ha, inoltre, previsto inoltre la possibilità di richiedere l’innalzamento della garanzia all’80% per tutti coloro che - rientrando nelle categorie prioritarie - hanno un Isee non superiore a 40 mila euro annui e richiedono un mutuo oltre l’80% del prezzo d’acquisto dell’immobile, comprensivo di oneri accessori.
Questa misura, in vigore fino al 31 dicembre prossimo, mira a spingere le banche a concedere finanziamenti fino al 100% della somma spesa per l’acquisto dell’immobile. “In caso di inadempimento del mutuatario, il Fondo interviene liquidando alla banca l'importo previsto dalla garanzia per poi agire nei confronti del mutuatario stesso per il recupero della somma liquidata”, racconta Marino Valentini dello studio legale Nardone, specializzato in materia. Il quale attribuisce il calo delle garanzie interamente al calo delle domande di mutui. Un concetto sul quale insiste l’ad di Consap, Vincenzo Sanasi d’Arpe, il quale sottolinea il contributo fin qui offerto questa misura per favorire “l’accesso al credito di giovani e famiglie con reddito contenuto” a fronte di un contesto economico non certo brillante.
Eppure, sottolinea Gian Battista Baccarini, presidente di Fiaip (che rappresenta tutta la filiera professionale del mattone), i beneficiari potrebbero essere molti di più. “Tanti mutuatari non conoscono questa opportunità in quanto le banche non offrono informativa in merito. A fronte di una congiuntura debole, evidentemente alcuni istituti preferiscono finanziare solo i richiedenti più solidi finanziariamente”.
Pagano i più poveri
In sostanza, sono i meno abbienti a pagare il conto più salato. Né questi ultimi possono trovare grande sollievo nelle locazioni, i cui valori crescono più velocemente dei prezzi delle case. “Così un bene primario come la casa rischia di diventare inaccessibile per tanti”, commenta Giacomo Morri, economista della Bocconi. “L’inflazione svuota le tasche delle famiglie, che così faticano ad accumulare un po’ di risparmi per comprare casa e spesso devono cercarne una in affitto distante dal luogo di lavoro per far quadrare i conti. Una situazione dalla quale è difficile tirarsi fuori”.