Durigon: “Col quoziente familiare meno tasse per chi ha più figli”
di Valentina ConteIl sottosegretario Claudio Durigon
(ansa)ROMA — Non è vero, come dice il leader della Cgil Landini, che la manovra non ha «né coraggio né visione». Per Claudio Durigon, sottosegretario leghista al Lavoro, la seconda legge di Bilancio del governo Meloni «è difficile, ma sostenibile», aiuta «il lavoro povero e le pensioni basse». E introduce una misura innovativa: «Il quoziente famigliare: meno tasse per chi ha più figli».
Landini dice che vi state vendendo due volte la stessa cosa, il taglio del cuneo. Lo confermate in modo strutturale?
«Landini fa demagogia. Sa che non possiamo renderlo strutturale per non far alzare troppo la curva del debito. Ma si tratta di una misura che vale 10-11 miliardi. Non andava bene quando l’abbiamo introdotta perché era il Primo Maggio. Non va bene neanche ora? Il nostro obiettivo è aiutare il lavoro povero».
Anche con il salario minimo?
«Con noi non si farà. Non serve perché abbiamo il 94% dei lavoratori coperti dai contratti collettivi nazionali. E sarebbe devastante per il salario me…
ROMA — Non è vero, come dice il leader della Cgil Landini, che la manovra non ha «né coraggio né visione». Per Claudio Durigon, sottosegretario leghista al Lavoro, la seconda legge di Bilancio del governo Meloni «è difficile, ma sostenibile», aiuta «il lavoro povero e le pensioni basse». E introduce una misura innovativa: «Il quoziente famigliare: meno tasse per chi ha più figli».
Landini dice che vi state vendendo due volte la stessa cosa, il taglio del cuneo. Lo confermate in modo strutturale?
«Landini fa demagogia. Sa che non possiamo renderlo strutturale per non far alzare troppo la curva del debito. Ma si tratta di una misura che vale 10-11 miliardi. Non andava bene quando l’abbiamo introdotta perché era il Primo Maggio. Non va bene neanche ora? Il nostro obiettivo è aiutare il lavoro povero».
Anche con il salario minimo?
«Con noi non si farà. Non serve perché abbiamo il 94% dei lavoratori coperti dai contratti collettivi nazionali. E sarebbe devastante per il salario mediano, abbassandolo. Piuttosto mettiamo un limite temporale al rinnovo dei contratti: ce ne sono alcuni scaduti da 8 anni. E impediamo il dumping contrattuale».
Farete quindi una legge sulla rappresentanza?
«La nostra Costituzione prevede la libertà sindacale. Dobbiamo consentire anche ad altri sindacati di espandersi. Piuttosto diamo valore a quei contratti che si applicano a più lavoratori».
La manovra è quasi tutta in deficit. Non teme spread e agenzie di rating?
«Stiamo agendo in modo prudente, intelligente e sostenibile, cercando spazi giusti per dare risposte in una fase critica che certo non ci permette di mettere tasse. Non mi aspetto una bocciatura né dall’Europa, né dai mercati, né dalle agenzie di rating. Non siamo un governo spregiudicato. E infatti lo spread è già sceso».
Taglierete ancora l’indicizzazione delle pensioni?
«L’intervento fatto l’anno scorso vale due anni. In questo momento escludiamo di tornarci e pensiamo ai giovani, alle donne e ad alzare le pensioni minime».
Opzione Donna scompare?
«Non è detto, ma così com’è non funziona. La stretta ha ridotto le adesioni, poco sopra il migliaio. Stiamo valutando l’Ape rosa, di inserire cioè una speciale categoria dell’Ape sociale che comunque vogliamo ampliare. Valutiamo anche altre strade. A 62 anni le donne in media hanno solo 28 di contributi. Il problema esiste».
Pensione più bassa a chi vive più a lungo e più alta a chi fa mestieri pesanti e vive meno?
«Mai stata un’ipotesi sul tavolo».
Il nodo dei Millennials esiste: o hanno un reddito alto o escono dopo i 70 anni.
«Nella nostra riforma, quella che supererà definitivamente la legge Fornero, cambieremo quel requisito che impedisce a chi è totalmente contributivo di uscire a 64 anni con 20 di contributi perché deve avere una pensione 2,8 volte l’assegno sociale. Cambieremo il 2,8».
Lei parla di abolire la legge Fornero. Per ora è ancora lì.
«Confermiamo Quota 103 per un altro anno, una misura tutt’altro che flop: a settembre 25 mila domande, di cui 15 mila accolte. Siamo quasi al 70% di tiraggio, molto alto. Poi faremo Quota 41. E infine arriverà la nostra flessibilità sostenibile».
In cosa consiste?
«Puntare ad uscire prima, ad esempio a 64 con 20 di contributi. Potendo conteggiare nella contribuzione più cose: riscatto della laurea, agevolazioni delle aziende, rendita da pensione integrativa».
Soddisfatto della stretta al Reddito?
«Se solo in 40 mila su 250 mila accettano di formarsi per trovare un lavoro, significa che qualcosa non funzionava. Ci abbiamo visto giusto».