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Punzo: “Lascio Italo per farlo crescere ancora. Abbiamo battuto il monopolio Fs”

L’imprenditore napoletano è stato il primo a credere bell’avventura di Italo: “Ora tocca ad Aponte, sfrutterà le sinergie con le altre attività di trasporto di Msc”
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MILANO — I treni di Italo passano sotto le insegne della Msc della famiglia Aponte con una valutazione di 4,2 miliardi. A vendere il 50% è il fondo americano Gip che però rimane nel capitale con l’altro 50% insieme ai tedeschi di Allianz e a tre italiani, Luca Cordero di Montezemolo, Alberto Bombassei, Isabella Seragnoli. Tra Msc e Gip è stato sottoscritto un patto parasociale studiato da Chiomenti (per Aponte) e PedersoliGattai (per il fondo Usa). A uscire del tutto sono Flavio Cattaneo, il fondo Peninsula e Gianni Punzo, l’imprenditore napoletano, oggi 87 enne, da cui partì l’avventura dei treni.

Dottor Punzo, come nacque l’idea di lanciare Italo?

«L’avvento dell’Alta Velocità e la liberalizzazione della rete ha scatenato la nostra creatività. Così, insieme a Giuseppe Sciarrone, che lavorava già con noi ma aveva un passato alle Fs, andammo a proporre l’idea all’amico Montezemolo. Pensavamo che fosse possibile dar vita a un operatore privato in alternativa al monopolio statale. …

MILANO — I treni di Italo passano sotto le insegne della Msc della famiglia Aponte con una valutazione di 4,2 miliardi. A vendere il 50% è il fondo americano Gip che però rimane nel capitale con l’altro 50% insieme ai tedeschi di Allianz e a tre italiani, Luca Cordero di Montezemolo, Alberto Bombassei, Isabella Seragnoli. Tra Msc e Gip è stato sottoscritto un patto parasociale studiato da Chiomenti (per Aponte) e PedersoliGattai (per il fondo Usa). A uscire del tutto sono Flavio Cattaneo, il fondo Peninsula e Gianni Punzo, l’imprenditore napoletano, oggi 87 enne, da cui partì l’avventura dei treni.

Dottor Punzo, come nacque l’idea di lanciare Italo?

«L’avvento dell’Alta Velocità e la liberalizzazione della rete ha scatenato la nostra creatività. Così, insieme a Giuseppe Sciarrone, che lavorava già con noi ma aveva un passato alle Fs, andammo a proporre l’idea all’amico Montezemolo. Pensavamo che fosse possibile dar vita a un operatore privato in alternativa al monopolio statale. “Facciamo i treni” dissi a Luca».

E lui come accolse il vostro invito?

«Inizialmente con diffidenza ma pian piano si convinse e riuscimmo a coinvolgere anche Diego Della Valle. Volevamo avere un approccio imprenditoriale per offrire un servizio di qualità. Fondare Ntv nel 2006 e poi arrivare a far partire i treni nel 2012 fu un progetto faraonico con elevato rischio di fallimento».

La partenza non fu facile, c’era Fs che vi metteva i bastoni tra le ruote, sbarcavate i passeggeri a Roma Tiburtina e l’offerta commerciale era tarata su un pubblico troppo alto, con costi elevati.

«Dopo due anni, nel 2014, Italo stentava a decollare, la situazione economica e finanziaria era devastante e la società sull’orlo del default. Furono necessari ben tre aumenti di capitale, con sovrapprezzo, per far entrare nell’impresa anche Intesa Sanpaolo e Generali, mentre i francesi di Sncf uscirono. Ma io credevo fermamente nel progetto e fui il primo a versare altri soldi per dare ossigeno alla società».

La svolta arrivò con l’arrivo di Cattaneo, in uscita da Terna, che partecipò all’ultimo aumento di capitale.

«Cattaneo ha rappresentato quel plus gestionale necessario per valorizzare la forza del progetto Italo. Ha rimodulato l’offerta, rinegoziato con i francesi i contratti sui treni, portato Italo a Roma Termini e Milano Centrale. Dopo tre anni dal suo ingresso il margine operativo lordo ha cominciato a viaggiare forte, tanto che si stavano valutando ipotesi di quotazione in Borsa. Poi è arrivato il fondo americano Gip che offrì 2 miliardi per l’intera società. All’inizio ho tentennato ma poi l’ho considerata un’occasione di crescita ghiotta e imperdibile».

Gli americani però hanno chiesto agli italiani di rimanere soci, reinvestendo una parte del ricavato.

«E io per primo ho accolto con entusiasmo la proposta, il nocciolo italiano con Montezemolo, Cattaneo, Bombassei, Seragnoli e Peninsula ha riacquistato il 7,6%. E abbiamo fatto bene».

Oggi è arrivato Aponte che con la sua Msc ha valutato Ntv 4,2 miliardi. Perché adesso ha deciso di uscire del tutto?

«È un ulteriore passo verso la crescita, il più grande operatore nella movimentazione di merci battezza Italo come strumento di integrazione sinergica con le altre attività di movimentazione delle persone. Continuerò a vedere con ammirazione e senso di appartenenza i successi di Italo condotti da un altro profondo amico come il comandante Aponte». 

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