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La resilienza del gas: ecco perché ci serve (almeno) fino al 2050

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L’operazione che potrebbe portare Exxon, il numero uno degli idrocarburi negli Usa e sul podio a livello mondiale con la saudita Aramco e i russi di Gazprom, ad acquisire la “rivale” Pioneer ha una spiegazione molto semplice. Nonostante il mondo si sia indubbiamente avviato verso la rivoluzione green ed elettrica, l’industria degli idrocarburi non ha, per il momento, nessuna intenzione di ammainare bandiera.

Exxon mette sul tavolo 60 miliardi (anche grazie ai super profitti del settore del dopo Covid) per acquisire le riserve di Pioneer: tanto petrolio, ma anche parecchio gas naturale. Ed è a quest’ultimo che guarda in prospettiva. Perché il petrolio “brutto sporco e cattivo” è destinato a uscire di scena n…

L’operazione che potrebbe portare Exxon, il numero uno degli idrocarburi negli Usa e sul podio a livello mondiale con la saudita Aramco e i russi di Gazprom, ad acquisire la “rivale” Pioneer ha una spiegazione molto semplice. Nonostante il mondo si sia indubbiamente avviato verso la rivoluzione green ed elettrica, l’industria degli idrocarburi non ha, per il momento, nessuna intenzione di ammainare bandiera.

Exxon mette sul tavolo 60 miliardi (anche grazie ai super profitti del settore del dopo Covid) per acquisire le riserve di Pioneer: tanto petrolio, ma anche parecchio gas naturale. Ed è a quest’ultimo che guarda in prospettiva. Perché il petrolio “brutto sporco e cattivo” è destinato a uscire di scena nel medio periodo, per restare residuale (pensiamo solo alla rivoluzione del trasporto elettrico e ai biocombustibili), mentre il gas ci accompagnerà da protagonista ancora a lungo.

La domanda è quanto a lungo. La Ue ha posto il traguardo al 2050, quando scatterà la neutralità carbonica. Cina e India hanno detto che lo faranno non prima nel 2060. Ecco perché Exxon compra, di fatto, le riserve di Pioneer di petrolio: perché spende meno (e soprattutto impiega meno tempo) rispetto a cercare nuovi giacimenti e avviare la produzione.

Ma il gas è altra materia. Magari non lo useremo più per cucinare o riscaldare le case, ma serve per mantenere in equilibrio il sistema energetico, in pratica per produrre elettricità quando le rinnovabili non sono attive: quando manca vento per l’eolico, di notte per il solare. Per cui gli esperti prevedono che ci servirà ancora, fino a quando non verrà sviluppata una tecnologia per le batterie e i sistemi di accumulo che sia meno costosa e altamente più efficiente dell’attuale. Quando accadrà anche il gas si farà da parte. Ma sicuramente non sarà a breve.

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