“Non parlarmi, non ti sento”: negli uffici è boom del lavoro con le cuffie. Ma ci sono dei limiti
di Luigi dell'OlioPer alcuni aiuta a concentrarsi sul lavoro in presenza di colleghi che chiacchierano a voce alta. Per altri un modo per evitare la noia di attività ripetitive. Sta di fatto che sono sempre di più le persone che lavorano alla scrivania indossando una cuffia. Cosa prevede la normativa? Cerchiamo di capirlo con l’aiuto di un esperto.
L’impatto della pandemia
Il ricorso alle cuffie sul posto di lavoro si è diffuso soprattutto alla luce dell’esperienza pandemica che ha fatto scoprire a tanti lo smart working, che in molti casi sopravvive per uno o più giorni a settimana. Tanto che molti lavoratori faticano a riabituarsi alla confusione dell’ufficio, soprattutto se strutturato come open space. “Ho comprato delle cuffie che isolano dai rumori esterni quando lavoravo da casa e dovevo fare i conti con condomini tutt’altro che silenziosi”, ha raccontato un lavoratore texano al Wall Street Journal, che al tema delle cuffie in ufficio ha dedicato un recente approfondimento. Citando diverse situaz…
Per alcuni aiuta a concentrarsi sul lavoro in presenza di colleghi che chiacchierano a voce alta. Per altri un modo per evitare la noia di attività ripetitive. Sta di fatto che sono sempre di più le persone che lavorano alla scrivania indossando una cuffia. Cosa prevede la normativa? Cerchiamo di capirlo con l’aiuto di un esperto.
L’impatto della pandemia
Il ricorso alle cuffie sul posto di lavoro si è diffuso soprattutto alla luce dell’esperienza pandemica che ha fatto scoprire a tanti lo smart working, che in molti casi sopravvive per uno o più giorni a settimana. Tanto che molti lavoratori faticano a riabituarsi alla confusione dell’ufficio, soprattutto se strutturato come open space. “Ho comprato delle cuffie che isolano dai rumori esterni quando lavoravo da casa e dovevo fare i conti con condomini tutt’altro che silenziosi”, ha raccontato un lavoratore texano al Wall Street Journal, che al tema delle cuffie in ufficio ha dedicato un recente approfondimento. Citando diverse situazioni all’ordine del giorno. Come quella di uno stagista che passava la giornata a sghignazzare mentre ascoltava audio e quella di un gruppo di persone che si lamentano di un collega con il quale è impossibile parlare di lavoro in quanto costantemente immerso nella musica.
Cosa prevede la normativa italiana
“Il tema è di grande attualità anche in Italia sia perché cuffie e auricolari sono diventati dopo la pandemia strumenti di lavoro quotidiano, sia perché gli uffici, oggi ripopolati, sono sempre meno strutturati come una somma di stanze e sempre più ibridi, contemplando spazi totalmente o parzialmente condivisi”, spiega Attilio Pavone, giuslavorista e head of Italy dello studio legale Norton Rose Fulbright.
Inoltre la tecnologia dei dispositivi audio è sempre più sofisticata e consente un isolamento acustico totale anche quando non si ascolta musica. Quanto alla normativa, “se un dipendente, la cui postazione è collocata in un rumoroso open-space in ufficio, intende usare le cuffie per filtrare il rumore esterno e concentrarsi meglio, sarebbe irragionevole impedirglielo, salvo il caso limite in cui le mansioni richiedano proprio di prestare attenzione a segnali acustici di allarme”, sottolinea l’avvocato.
Diverso è il caso in cui il dipendente, per colpa o con intenzione, “Se la condotta non si limita ad essere uno stratagemma per ridurre la ‘socialità involontaria’ sul luogo di lavoro, ma rappresenta un modo per simulare impegni inesistenti, fingendosi occupati per evitare nuove istruzioni o incarichi, siamo senz’altro in presenza di un comportamento scorretto che può essere sanzionato”, aggiunge Pavone. Ricordando che le sanzioni sono principalmente “conservative” (rimprovero scritto, multa, sospensione) e, solo in caso di reiterazione del comportamento, possono portare al licenziamento per giusta causa, “che comunque nel nostro ordinamento richiede il venir meno della fiducia basato su circostanze oggettive”.