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La timida stretta sugli affitti brevi fa contenti soltanto gli albergatori

L’intervento ipotizzato da Santanché agisce solo sul lato amministrativo e fiscale, ignorando le questioni strategiche dell’offerta di case e dei loro prezzi nelle maggiori città italiane
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È una battaglia di numeri, di lobby e di narrative. Da un lato Airbnb e tutti gli operatori degli affitti turistici, che sostengono di aver creato un nuovo e più accessibile modo di viaggiare, dando la possibilità alle famiglie di arrotondare accogliendo i turisti in casa. Dall’altro gli alberghi, che lamentano la concorrenza sleale di un’ospitalità in teoria non professionale, ma che per molti lo diventa. E dall’altro ancora i movimenti per il diritto all’abitare e vari sindaci, soprattutto di centrosinistra, che di fronte al caro affitti e all’emergenza abitativa chiedono poteri per limitare il numero di case sulle piattaforme. In mezzo: la ministra del Turismo Daniela Santanché, che con il consigliere Gianluca Caramanna, ex albergatore e deputato di Fratelli d’Italia, ha preparato una legge per regolare «il Far West» degli affitti turistici. Intervento sacrosanto, visto che in tutto il mondo piccole e grandi città – ultima New York – hanno messo dei paletti. Ma intervento che, amme…

È una battaglia di numeri, di lobby e di narrative. Da un lato Airbnb e tutti gli operatori degli affitti turistici, che sostengono di aver creato un nuovo e più accessibile modo di viaggiare, dando la possibilità alle famiglie di arrotondare accogliendo i turisti in casa. Dall’altro gli alberghi, che lamentano la concorrenza sleale di un’ospitalità in teoria non professionale, ma che per molti lo diventa. E dall’altro ancora i movimenti per il diritto all’abitare e vari sindaci, soprattutto di centrosinistra, che di fronte al caro affitti e all’emergenza abitativa chiedono poteri per limitare il numero di case sulle piattaforme. In mezzo: la ministra del Turismo Daniela Santanché, che con il consigliere Gianluca Caramanna, ex albergatore e deputato di Fratelli d’Italia, ha preparato una legge per regolare «il Far West» degli affitti turistici. Intervento sacrosanto, visto che in tutto il mondo piccole e grandi città – ultima New York – hanno messo dei paletti. Ma intervento che, ammesso e non concesso arrivi in porto, agisce solo dal punto di vista amministrativo e fiscale, ignorando le questioni urbanistiche e abitative.

la voce degli albergatori

Un limite che era già nelle premesse, visto che questo tema che all’estero accende i dibattiti sul futuro delle città, in Italia se lo è intestato la ministra del Turismo, per giunta molto vicina al mondo degli albergatori. Non è stata una sorpresa allora che il disegno di legge partorito dopo mesi di tavoli accontenti soprattutto loro, e scontenti tutti gli altri.  Il primo punto è la lotta all’irregolarità e al nero, attraverso un codice unico nazionale degli appartamenti che dovrà essere esposto su annunci online e campanelli, sostituendo i venti codici regionali oggi in vigore. Su questo non obietta nessuno, sugli altri punti sì: il limite minimo di due notti di permanenza nei centri storici, l’obbligo di installare apparati per la sicurezza, e l’abbassamento – da quattro a due abitazioni – del limite oltre il quale la locazione breve diventa professionale. Significa che dalla terza casa affittata i proprietari saranno obbligati ad aprire la partita Iva e perderanno il diritto al regime fiscale agevolato della cedolare secca, lo stesso 20% applicato anche a chi affitta per lungo periodo.

[[(gele.Finegil.StandardArticle2014v1) Airbnb e affitti brevi, arriva la stretta: minimo due notti di permanenza e registro nazionale degli appartamenti]]

«La legge fa una cosa buona con la banca dati nazionale, utile a contrastare l’abusivismo», dice Marco Celani, presidente di Aigab, l’associazione dei property manager, cioè le società a cui i privati affidano la gestione delle case. «Ma poi si perde inserendo requisiti incomprensibili richiesti dalla lobby degli albergatori». Le permanenze di una sola notte, calcola Aigab, sono l’8% a livello nazionale, con punte del 29% in città come Milano, dove si va toccata e fuga per un concerto, una partita o un evento. Una domanda di letti che potrà rivolgersi solo agli alberghi.

I sindaci a bocca asciutta

Ma a perdere davvero è chi invocava un cambio di strategia: dare ai sindaci strumenti come quelli introdotti all’estero – dai tetti massimi al numero di notti ai sistemi di licenze limitate – per controllare il numero di case che finiscono su Airbnb & Co. Con l’obiettivo di contenere la turistificazione e preservare l’offerta di case in affitto residenziale, sempre meno e sempre più care. Nella scelta tra locazione lunga o breve, tanti fattori spingono i proprietari verso la seconda: non c’è il rischio di inquilini morosi, si può usare la casa per alcuni periodi dell’anno e, ovviamente, si guadagna di più. Un’abitazione affittata ai turisti a Milano genera in media prenotazioni per oltre 30 mila euro, a Roma per 40 mila. La differenza rispetto a un affitto tradizione è notevole, tanto maggiore quanto più una città è turistica.

In che misura l’esplosione degli affitti brevi contribuisca alla carenza di quelli residenziali e al caro prezzi è tema dibattuto. Celani di Aigab, per esempio, sostiene che il loro numero – 600 mila in tutta Italia – è troppo basso per influire, anche perchè tutto il Paese, città comprese, è pieno di case vuote. Le cronache locali però, e vari studi, mostrano che nelle località più attrattive l’incidenza sul totale delle case si impenna: «A Roma è l’8,5%, nel centro di Firenze arriva al 30: l’impatto sulla disponibilità di case è evidente», dice Filippo Celata, professore di Geografia economica alla Sapienza di Roma. Che problematizza anche il valore dell’indotto generato dagli affitti brevi: «È un’economia che attrae lavoro dequalificato, e dall’altro lato espelle quegli stessi lavoratori dalle città. Airbnb è un grande dispositivo di rivalutazione immobiliare, ma genera rendita poco produttiva».

Il destino di una legge

Se di stretta si tratta, insomma, è molto timida. Non a caso Airbnb tiene un profilo basso, coltivando la sua immagine di piattaforma per piccoli proprietari e tirando un sospiro di sollievo per aver evitato le tagliole subite all’estero. Del resto, non è neppure detto che la norma Santanché veda la luce, visto che il suo destino è legato a quello della ministra, traballante per le tante inchieste giudiziarie. Un paio di settimane fa proprio il disegno di legge sugli affitti turistici ha vissuto una misteriosa accelerazione: mentre la ministra era in viaggio ufficiale in Asia, da Palazzo Chigi è uscita una nuova versione in forma di decreto legge, procedimento d’urgenza che sarebbe dovuto entrare in Consiglio dei ministri entro pochi giorni. Ma dopo proteste assortite, dai proprietari alle aziende edili, subito raccolte dal leader leghista Salvini, il testo è tornato disegno di legge, e al momento non ancora approdato in Cdm. L’iter parlamentare si annuncia incerto, molto legato alle dinamiche interne della maggioranza.

A breve in Parlamento dovrebbe arrivare anche un’altra proposta di legge ispirata ai modelli esteri e assai più stringente, scritta dall’associazione Alta tensione abitativa e fatta propria da Pd e 5Stelle. Ma considerato che non farà strada, e in assenza di risposte da parte del governo, il sindaco di Firenze Dario Nardella ha deciso di forzare la mano, approvando un regolamento che congela il numero di affitti brevi nel centro storico, pur sapendo di esporsi a una valanga di ricorsi visto che allo stato la competenza sul settore è divisa tra regioni e governo. Il Far West, alla fine, rischia di essere ancora più caotico.

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