Le scommesse sul rischio Italia tornano a crescere
di Alessandro CicognaniStare fermi ad aspettare non è certo il mantra che guida le scelte degli speculatori. Anzi, si potrebbe dire che lo è proprio l’esatto contrario; e mentre la politica e i piccoli investitori sono in attesa di scoprire le valutazioni che formuleranno le agenzie di rating sul nostro Paese, i grandi capitali hanno già iniziato a muoversi, tornando a puntare parte del proprio denaro sul rischio di default dell’Italia.
Peggio di noi neppure la Grecia
I risultati si vedono nelle più recenti tendenze dei Credit default swap sovrani a 5 anni, con i rendimenti cresciuti più del 22% in un mese e le quotazioni tornate a superare i 100 punti base (108 per l’esattezza). In un confronto europeo sull’andamento dei “sovereign Cds” realizzato da Intermonte, emerge nettamente come l’Italia sia, in termini assoluti, la nazione con la percezione di rischio più elevata, persino peggio della Grecia, che al contrario sta raccogliendo i frutti delle politiche di forte austerity e di ristrutturazione del de…
Stare fermi ad aspettare non è certo il mantra che guida le scelte degli speculatori. Anzi, si potrebbe dire che lo è proprio l’esatto contrario; e mentre la politica e i piccoli investitori sono in attesa di scoprire le valutazioni che formuleranno le agenzie di rating sul nostro Paese, i grandi capitali hanno già iniziato a muoversi, tornando a puntare parte del proprio denaro sul rischio di default dell’Italia.
Peggio di noi neppure la Grecia
I risultati si vedono nelle più recenti tendenze dei Credit default swap sovrani a 5 anni, con i rendimenti cresciuti più del 22% in un mese e le quotazioni tornate a superare i 100 punti base (108 per l’esattezza). In un confronto europeo sull’andamento dei “sovereign Cds” realizzato da Intermonte, emerge nettamente come l’Italia sia, in termini assoluti, la nazione con la percezione di rischio più elevata, persino peggio della Grecia, che al contrario sta raccogliendo i frutti delle politiche di forte austerity e di ristrutturazione del debito, come testimoniato dal recente ritorno in territorio investment grade da parte dell’agenzia Dbrs.
Per definizione, un Cds è un contratto finanziario tra due parti, in cui l’acquirente paga un premio periodico annuale al venditore del prodotto finanziario, in cambio della protezione contro l’insolvenza di una specifica attività sottostante, in questo caso un titolo di Stato. Si capisce quindi come mai attraverso l’evoluzione di questi derivati creditizi – spesso identificati come strumenti di protezione, ma dal profilo altamente speculativo – si possa leggere la percezione del rischio Paese da parte dei mercati. Che per l’Italia, come già detto, sta scricchiolando. Lo conferma anche la risalita dello spread tra titoli italiani e tedeschi, che da alcune settimane sta lambendo i 200 punti base. Un aspetto tutt’altro che secondario questo, specie se lo si mette a confronto con la recente Nota di aggiornamento del documento di economia e finanza (Nadef), dove lo scenario tracciato dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ipotizza un rialzo del differenziale nel decennale Btp-Bund di ulteriori 100 punti nel 2024, che vorrebbe dire arrivare a quota 300 punti base e cominciare a vedere troppo da vicino quel tetto critico dei 350 punti che nelle stanze dei bottoni dell’economia è considerato il livello di crisi dei conti pubblici. E addio agli obiettivi della Nadef.
L’Europa divisa in due
E pensare che, dall’inizio del ciclo di rialzo dei tassi di interesse applicato dalla Banca centrale europea, le quotazioni dei Cds sull’Italia avevano subito una contrazione piuttosto marcata. «Da luglio 2022 – analizza Antonio Cesarano, chief global strategist di Intermonte – possiamo osservare come le economie più virtuose dell’area euro sotto il punto di vista dei conti pubblici e con rating più alti abbiano registrato un allargamento dei valori, mentre il Sud dell’Europa è andato in senso opposto». Un risultato in gran parte controintuitivo, che secondo Cesarano si potrebbe spiegare «con il lungo periodo di tassi negativi, che ha favorito soprattutto i Paesi più virtuosi, consentendo emissioni a tasso negativo su tutte le scadenze. Questi Paesi ora, in termini di aggravio, hanno relativamente un impatto maggiore rispetto al Sud Europa, che in media ha registrato tassi positivi anche durante la fase dei tassi zero, almeno per le scadenze medio-lunghe».
Il passato, però, è il passato e il ritorno ad acuirsi delle tensioni finanziarie nell’ultimo mese sembra dimostrare, ancora una volta, come i conti dell’Italia camminino sempre sul filo del rasoio. La situazione economica e di finanza pubblica è oggi ben più delicata di quanto si potesse prefigurare in primavera, ha dovuto ammettere lo stesso ministro Giorgetti in apertura della Nadef. E all’orizzonte ci sono nuvoloni in arrivo e previsioni di pioggia.
Nuvoloni per famiglie e imprese
L’inasprimento delle condizioni economiche per famiglie e imprese è un dato di fatto, così come l’aumento dei costi di rifinanziamento del debito pubblico; l’arretramento dei consumi mondiali, poi, è un’opzione non così remota e alcuni stanno tornando a parlare di possibile stagflazione. «Il rialzo del prezzo del petrolio nelle ultime settimane e l’inizio ormai prossimo della stagione invernale – ricorda Davide Petrella, portfolio manager di Moneyfarm – rimettono al centro del dibattito i costi dell’energia. Se l’inverno alle porte si rivelasse freddo e i consumi elevati, potrebbero ostacolare la normalizzazione dell’inflazione in Ue».
Tutti fattori di cui sono consapevoli anche le agenzie di rating, che tra il 20 ottobre e il 21 novembre esprimeranno il loro parere sul livello di rischio dell’Italia, con giudizi che agiscono direttamente sul livello di fiducia del mercato.
Cosa fare nel frattempo è la domanda che si pongono i risparmiatori. «Il positivo collocamento dei Btp Valore ci dice che le persone sono ancora disposte a mettere parte dei loro risparmi sul debito dello Stato – dice Cesarano – e questo è un buon segnale. Personalmente, diversificherei gli investimenti in titoli di Stato di Paesi del Nord e Sud Europa. Non sottovaluterei nemmeno il Btp Italia, perché se è vero che le ultime cedole hanno dato risultati non del tutto soddisfacenti, in un contesto di inflazione che resterà ancora alta potrebbero tornare interessanti».