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La Francia cicala d’Europa

(reuters)
Il debito pubblico sfonda i 3 mila miliardi, la spesa dello Stato non frena e per il 2024 il deficit previsto è del 4,4%. Il risanamento non è tra le priorità di Macron
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Ridurre la spesa, ma non troppo, senza aumentare le tasse, e mantenendo la fiducia di mercati e agenzie di rating. Il ministro dell’Economia Bruno Le Maire ha giocato il ruolo dell’equilibrista nel presentare il nuovo Projet de loi de finances (Plf), la legge finanziaria che regola i conti pubblici dell’anno prossimo. Nonostante l’intenzione dichiarata di inserire risparmi per 16 miliardi di euro nella Finanziaria 2024, l’esecutivo intende continuare a difendere il potere d’acquisto, e quindi non chiude i rubinetti della spesa. Con un debito pubblico colossale, che quest’estate ha superato i 3mila miliardi di euro, il governo aveva garantito di abbandonare l’approccio “whatever it takes” avviato con la pandemia e proseguito con la guerra in Ucraina.

Una parte consistente dei risparmi (10 su 16 miliardi) dovrebbe venire dall’annunciata fine dello “scudo tariffario” sulle bollette dell’elettricità. Saranno ridotti anche…

Ridurre la spesa, ma non troppo, senza aumentare le tasse, e mantenendo la fiducia di mercati e agenzie di rating. Il ministro dell’Economia Bruno Le Maire ha giocato il ruolo dell’equilibrista nel presentare il nuovo Projet de loi de finances (Plf), la legge finanziaria che regola i conti pubblici dell’anno prossimo. Nonostante l’intenzione dichiarata di inserire risparmi per 16 miliardi di euro nella Finanziaria 2024, l’esecutivo intende continuare a difendere il potere d’acquisto, e quindi non chiude i rubinetti della spesa. Con un debito pubblico colossale, che quest’estate ha superato i 3mila miliardi di euro, il governo aveva garantito di abbandonare l’approccio “whatever it takes” avviato con la pandemia e proseguito con la guerra in Ucraina.

Una parte consistente dei risparmi (10 su 16 miliardi) dovrebbe venire dall’annunciata fine dello “scudo tariffario” sulle bollette dell’elettricità. Saranno ridotti anche gli aiuti alle imprese (4,5 miliardi) e per i sussidi di disoccupazione (1 miliardo). Al tempo stesso però aumentano le spese per l’istruzione, la difesa e la giustizia, cui si aggiunge la necessità di finanziare la transizione ecologica, per la quale sono stati stanziati altri 7 miliardi di euro nel 2024. Il numero di dipendenti pubblici non diminuisce, anzi cresce, con oltre 8mila nuove assunzioni previste. «Salvo il riassorbimento delle spese eccezionali legate alla crisi, non stiamo ancora assistendo a una riduzione netta della spesa pubblica”, osserva Olivier Redoules, direttore di ricerca a Rexecode.

Discesa lenta

In piena rinegoziazione del Patto di stabilità a Bruxelles, la previsione del governo per il 2024 è un deficit/Pil del 4,4%. È un calo rispetto al deficit del 4,9% del 2023, anche se l’Alto Consiglio per le Finanze Pubbliche ha già giudicato «ottimistica» la stima. In ogni caso si sa già che la traiettoria di riduzione del debito francese sarà più lenta che in altri Paesi dell’Eurozona in cui si prevede di tornare a un deficit inferiore al 3% entro il 2026. Tra due anni la Francia potrebbe essere l’unico Paese dell’eurozona ad avere ancora un deficit superiore, pari al 3,2% del Pil. Il debito pubblico dovrebbe rappresentare il 109,7% del Pil nel 2024 per scendere al 108,1% nel 2027, alla fine del quinquennio di Emmanuel Macron.

Margini più stretti

Complici le molteplici crisi, il capo di Stato non ha fatto del risanamento dei conti pubblici una delle sua priorità. Macron può rivendicare il miglior andamento dell’economia francese rispetto a una Germania minacciata dalla recessione, ma il rallentamento dell’economia globale sta complicando gli scenari della congiuntura. Il governo francese ha abbassato le previsioni di crescita per il 2024 dall’1,6% all’1,4%. La Banque de France è meno ottimista (0,9%). «Il margine di manovra è sempre più ridotto» commenta Christian de Boissieu, vicepresidente del think tank Cercle des économistes. Al di là delle cifre, i risparmi sono una questione di «scelte politiche», analizza l’economista, sostenendo la necessità di una revisione più efficace e sostenibile della spesa pubblica.

«Manca ambizione sul risanamento dei conti» ha tuonato qualche giorno fa il presidente della Corte dei Conti, Pierre Moscovici. L’ex commissario agli Affari economici dell’Ue, che tante volte da Bruxelles aveva bacchettato l’Italia “spendacciona”, se la prende adesso con il proprio governo. A Parigi non c’è ancora allerta sullo spread ma esistono timori sulle prossime decisioni delle agenzie di rating, attese in ottobre. Nel 2024 la Francia dovrà prendere in prestito sui mercati una cifra record: 285 miliardi di euro. «La cronica incapacità di ridurre il deficit in modo sostenibile, per non parlare dell’obiettivo di pareggio, sta generando crescenti dubbi tra gli investitori sulla nostra capacità di ripagare il debito», commenta l’economista Norbert Gaillard.

Il servizio del debito

I costi annuali generati dall’indebitamento dello Stato pesano sempre di più. Già nel 2022 – mentre la Finanziaria prevedeva una voce di 38,7 miliardi di euro per finanziare il debito pubblico – la spesa è arrivata a 50,7 miliardi di euro, rispetto ai 13 miliardi del 2021. Secondo Jean-René Cazeneuve, relatore della commissione Finanze del Parlamento, il costo del debito rischia di diventare rapidamente la più importante voce del bilancio dello Stato francese. Già nel 2023, con l’andamento dei tassi e l’indicizzazione sull’inflazione, la tendenza si accelererà. I tassi di prestito decennali sono aumentati anche Oltralpe. Se nel 2021 erano vicini allo 0%, ora sono tra il 3 e il 3,5%, il livello più alto dal novembre 2011, durante la crisi dell’Eurozona.

Il ministro Le Maire ha cercato di essere rassicurante, sottolineando che lo spread con la Germania non si è discostato dalla primavera del 2022. Non è chiaro però se sarà ancora così tra sei mesi, quando le agenzie di rating potrebbero aver rivisto il loro giudizio sul debito francese e Bruxelles si sarà pronunciata su un’eventuale procedura per deficit eccessivo.

Di sicuro nelle prossime settimane i dibattiti in Parlamento saranno esplosivi. Privo della maggioranza assoluta all’Assemblée Nationale, il governo vuole adottare la Finanziaria senza passare dalla forche caudine del voto, ricorrendo, come ha già fatto l’anno scorso, all’articolo 49.3 della Costituzione. Riferendosi alla Finanziaria 2025, il ministro Le Maire, che siede al dicastero dell’Economia da ben sei anni, ha implicitamente riconosciuto la difficoltà di immaginare nuovi tagli alla spesa pubblica: «Siamo arrivati alla fine di un percorso in cui i risparmi ciclici da soli sono sufficienti», ha detto Le Maire, che promette di studiare nei prossimi mesi «una ridefinizione del campo d’azione dello Stato e del funzionamento del nostro modello sociale». Al tempo stesso il governo ha messo come priorità assoluta la protezione delle famiglie contro l’inflazione che, secondo la Finanziaria, dovrebbe scendere al 2,4% l’anno prossimo.

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