Profeta (Bocconi) “Senza parità l’Italia perde molti talenti e ne risente anche la crescita”
di Eugenio OccorsioRoma — «La parità di genere, oltre a una questione di dignità, è un tema di efficienza del sistema economico: se le donne non sono trattate in modo eguale sul mercato del lavoro, per esempio non assegnando loro un compito adeguato alla loro preparazione, c’è una perdita di talenti che si traduce in mancata crescita per il Paese».
Paola Profeta, docente di Scienza delle Finanze alla Bocconi nonché prorettrice per la diversità e l’inclusione, è doppiamente felice per il Nobel assegnato a Claudia Goldin: perché «riporta alla luce un problema che ancora malgrado i progressi non è superato, e perché sottolinea l’importanza degli studi accademici nell’incoraggiare e aiutare materialmente a redigere norme e riforme che aiutino il processo di perequazione».
In Italia continuiamo a essere in ritardo sul gender gap?
«Purtroppo sì, in grave ritardo. Il tasso di occupazione femminile non supera il 50% (era sceso al 48 durante la pandemia perché con i lockdown a essere penalizzate sono state di pi…
Roma — «La parità di genere, oltre a una questione di dignità, è un tema di efficienza del sistema economico: se le donne non sono trattate in modo eguale sul mercato del lavoro, per esempio non assegnando loro un compito adeguato alla loro preparazione, c’è una perdita di talenti che si traduce in mancata crescita per il Paese».
Paola Profeta, docente di Scienza delle Finanze alla Bocconi nonché prorettrice per la diversità e l’inclusione, è doppiamente felice per il Nobel assegnato a Claudia Goldin: perché «riporta alla luce un problema che ancora malgrado i progressi non è superato, e perché sottolinea l’importanza degli studi accademici nell’incoraggiare e aiutare materialmente a redigere norme e riforme che aiutino il processo di perequazione».
In Italia continuiamo a essere in ritardo sul gender gap?
«Purtroppo sì, in grave ritardo. Il tasso di occupazione femminile non supera il 50% (era sceso al 48 durante la pandemia perché con i lockdown a essere penalizzate sono state di più le donne per le quali le responsabilità domestiche si sono moltiplicate) mentre quello complessivo è un po’ sopra il 60%. Il che significa che per gli uomini si viaggia sul 70%. È tanto più grave se si pensa che proprio il nostro Paese è fra i più colpiti dalla crisi demografica: consentendo a questa vasta platea femminile di lavorare si potrebbe dare una forte spinta all’economia».
Cos’è che ostacola questo miglioramento?
«Malgrado siamo nel XXI secolo, specialmente in alcune regioni esistono ancora resistenze culturali e sociali alla piena occupazione femminile. Eppure l’esperienza del nord Europa, compresa la Francia, dimostra che il tasso di fecondità migliora quanto più le donne lavorano. Se queste vengono pagate il giusto, e magari si va avanti culturalmente sulla divisione dei compiti in casa, si creano le condizioni per avere figli e sostenere per esempio qualche aiuto domestico. C’è poi l’infinita questione degli asili nido, cronicamente carenti in Italia per una colpevole mancanza storica di investimenti. C’era la speranza del Pnrr, ma mi sembra che sia stata in parte vanificata: eppure ogni capitolo del programma, non solo la costruzione materiale degli asili, sarebbe permeato del concetto di superamento del gender gap».
Qual è il vostro contributo accademico?
«Partiamo proprio dal metodo di lavoro di Claudia Goldin: una ricerca empirica su dati storici, basata sul trattamento scientifico di estesi database, contribuisce non solo all’ideazione di misure specifiche ma anche alla creazione di un ambiente favorevole alla loro applicazione oltre che alla diffusione di conoscenza. Anche noi alla Bocconi abbiamo un “Lab” che mette a confronto esperienze internazionali e le traduce in strategie concrete. Un esempio: in Italia, è vero come dicevo che le laureate sono più dei laureati, ma con una vistosa carenza proprio nelle discipline “Stem” (scienza, tecnologia, ingegneria, matematica) che sono quelle a più rapida applicazione nel mondo del lavoro. Perciò si creano i gap di posizioni e anche di retribuzione nelle aziende di settori quali finanza, servizi avanzati, industria manifatturiera».