Allarme Fmi sull’economia globale “Crescita zoppicante, sotto livelli pre Covid”. E taglia il Pil dell’Italia
MARRAKECH — Un’economia globale che ha resistito meglio del previsto alle crisi, ma che ne esce con una crescita “zoppicante”, ben sotto i livelli pre-pandemia. Una serie di rischi che la potrebbero frenare ancora, a maggior ragione dopo la nuova crisi scoppiata in Medio Oriente. E la necessità, visto che i tassi di interesse potrebbero restare alti più a lungo del previsto, di adottare politiche di bilancio prudenti, in modo da non appesantire ulteriormente debiti ai massimi storici.
Sono messaggi rivolti a tutti i governi quelli che partono da Marrakech, Marocco, dove il Fondo monetario tiene insieme alla Banca mondiale il suo meeting annuale, molto centrato sul sostegno all’Africa e agli altri Paesi in via di sviluppo. Ma sono messaggi che interessano da vicino l’Italia, vista la fragilità delle traiettorie di bilancio disegnate dal governo Meloni e le crescenti tensioni sul nostro debito pubblico.
Le previsioni contenute nell’Outlook annuale del Fondo monetario, diffuso ieri, fann…
MARRAKECH — Un’economia globale che ha resistito meglio del previsto alle crisi, ma che ne esce con una crescita “zoppicante”, ben sotto i livelli pre-pandemia. Una serie di rischi che la potrebbero frenare ancora, a maggior ragione dopo la nuova crisi scoppiata in Medio Oriente. E la necessità, visto che i tassi di interesse potrebbero restare alti più a lungo del previsto, di adottare politiche di bilancio prudenti, in modo da non appesantire ulteriormente debiti ai massimi storici.
Sono messaggi rivolti a tutti i governi quelli che partono da Marrakech, Marocco, dove il Fondo monetario tiene insieme alla Banca mondiale il suo meeting annuale, molto centrato sul sostegno all’Africa e agli altri Paesi in via di sviluppo. Ma sono messaggi che interessano da vicino l’Italia, vista la fragilità delle traiettorie di bilancio disegnate dal governo Meloni e le crescenti tensioni sul nostro debito pubblico.
Le previsioni contenute nell’Outlook annuale del Fondo monetario, diffuso ieri, fanno suonare nuovi campanelli d’allarme. In un mondo di crescite “che divergono” infatti, l’Europa è una delle aree dove l’economia sta rallentando in maniera più evidente. E dentro l’Europa, Germania e Italia incassano i tagli più netti alle stime. Rispetto al quadro più roseo della scorsa primavera, il nostro Paese “perde” tre decimi di crescita quest’anno e due nel 2024, con un Pil che dovrebbe quindi salire solo dello 0,7% in entrambi gli anni. Sono numeri in linea con la media degli analisti, che descrivono un’Italia tornata Cenerentola della crescita europea, soprattutto a causa della debolezza di industria ed edilizia. E confermano quanto siano fragili le stime del governo per il prossimo anno, in particolare quell’1,2% di crescita a cui si legano anche i numeri su deficit e debito.
Rispetto a primavera il Fondo giudica più bilanciate a livello globale le incognite negative e quelle positive, ma le prime restano maggiori. Specie considerato che la più recente, il conflitto tra Israele e Hamas, non è considerata nello scenario. «È troppo presto per valutarne l’impatto», dice il capo della ricerca Pierre-Olivier Gourinchas, aggiungendo però che un aumento del 10% del costo del petrolio impatterebbe sia sul Pil – meno 0,15% a livello globale – che sull’inflazione – più 0,4%.
Un’impennata del prezzo del barile, doppia rispetto a quella ipotizzata dal Fondo, è anche uno degli scenari di rischio simulati nella Nadef italiana: toglierebbe al nostro Paese quattro decimi di crescita nel 2024. Ma in cima alla lista delle preoccupazioni del Fondo ci sono anche la brusca frenata dell’economia cinese e la possibilità che l’inflazione si sgonfi più lentamente del previsto.
È lo scenario “higher for longer”, di tassi di interesse alti più a lungo, che peserebbe soprattutto sui Paesi più indebitati. Analizzando la storia di cento choc inflattivi, il Fondo conclude che uno dei rischi maggiori è cantare vittoria, cioè abbassare il costo del denaro, troppo presto: un errore che Fed e Bce sembrano intenzionate a evitare. Tanto più che, conferma l’Fmi, l’atterraggio dell’economia globale dovrebbe essere “morbido”, cioè senza recessione.
«Gli spread dei Paesi del Sud Europa, come l’Italia, restano a livelli ragionevoli, anche perchè gli strumenti messi in campo dalla Bce hanno funzionato per calmare ogni paura», ha detto ieri Tobias Adrian, direttore del dipartimento per i Mercati monetari e dei capitali. Ma nei prossimi mesi i rischi per la stabilità finanziaria cresceranno, motivo per cui il Fondo raccomanda ai governi politiche di bilancio prudenti, con un’eliminazione tempestiva degli incentivi contro il caro energia e interventi per proteggere le fasce deboli e incentivare la transizione verde.
«Prudenza» è una delle parole che Meloni e Giorgetti stanno usando in queste settimane per descrivere la strategia del governo. Anche se le scelte di aumentare il deficit e di congelare il percorso di riduzione del debito, legandolo a un difficile piano di privatizzazioni, aggiungono rischi ai rischi.