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I fondi che scommettono contro l’Antitrust Usa

Gli hedge monitorano gli interventi della Ftc di Lina Khan per sfruttare gli spazi speculativi E hanno già incassato le prime plusvalenze
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Quando il 26 settembre scorso Lina Khan e la sua Federal Trade Commission hanno denunciato Amazon per pratiche anticoncorrenziali, il titolo del colosso e-commerce ha perso il 4% in poche ore. Se gran parte del dibattito si focalizzava sull’aspetto politico economico della notizia, un manipolo di operatori di fondi hedge si concentrava su quel ribasso: potrà aumentare? È un campanello d’allarme sufficiente per intervenire? Vuole forse significare che il mercato non crede che la Ftc avrà successo? Quel 4% diventava un indicatore finanziario, perché i fondi hedge hanno cominciato a seguire gli interventi della Ftc per capire se possono offrire spazi speculativi. Soprattutto dopo il successo del fondo Pentwater, basato in Florida, su un altro attacco anti concorrenza della Ftc, questa volta contro la fusione fra due aziende farmaceutiche. Il fondo aveva scommesso contro un successo della Ftc. In quel caso la fusione era tra Amgen e Horizon. Alla notizia della causa contro la fusione, il titolo Horizon perde addirittura il 20% e le azioni rapide del fondo Pentwater diventano un vero e proprio “case study”.

Il Paradosso Amazon

Ma prima di raccontarvi il caso liquidiamo rapidamente la questione politico economica. Il caso contro Amazon ha una sua portata storica perché Lina Khan, 34 anni, ha costruito la sua carriera proprio grazie a un suo scritto accademico, quando era ancora studentessa a Harvard, che ha fatto sensazione fra gli esperti di concorrenza e gli economisti. Khan, in sostanza, in un articolo intitolato il “Paradosso Amazon” diceva che nel caso delle piattaforme digitali per il commercio elettronico, il concetto stesso di concorrenza andava ribaltato e allargato. Amazon protegge il suo monopolio mettendo in difficoltà venditori che propongono prodotti analoghi a quelli di Amazon a un prezzo inferiore su altri canali di distribuzione, impedendo loro di usare i servizi Amazon: «Una singola azienda ha preso il controllo della maggioranza del mercato di vendita on line – si legge nella denuncia – sfrutta il suo monopolio in modo da arricchirsi danneggiando allo stesso tempo sia le decine di milioni di nuclei famigliari americani che fanno spesa regolarmente sui servizi Amazon, sia le centinaia di migliaia di aziende, grandi o piccole, che si appoggiano ad Amazon per raggiungere quei clienti».

Il meccanismo anti concorrenza

La tesi è semplice, Amazon ha messo insieme un meccanismo diabolico che le consente di fare profitti su molti fronti della catena distributiva, provocando però un danno al consumatore, se non immediato e in termini di prezzo – ma secondo la Khan accade anche quello – più nel medio termine, tagliando le gambe alla concorrenza, cioé ad aziende che non accettano di usufruire di tutti i servizi digitali di Amazon. La cosa interessa molto perché nel suo saggio Khan riteneva che Amazon dovesse essere smembrata. Nel passaggio dalla teoria alla pratica, si è resa conto che una spaccatura dell’azienda in più parti non avrebbe avuto successo in Tribunale e dunque ha deciso di puntare sulla modifica di certe pratiche considerate vessatorie per i produttori e di conseguenza anche per i consumatori.

La questione è dibattuta. C’è chi afferma che Amazon stia minando alla base la tenuta del sistema innovativo, produttivo e concorrenziale americano, chi afferma che invece grazie alla sua forza d’urto riesce non solo a garantire prezzi medi più bassi, ma anche a offrire alle famiglie americane un’esperienza di shopping efficace, rapida, che consente aumenti di produttività sul lavoro a costi contenuti. E ciò è possibile solo grazie alle dimensioni di Amazon, che può permettersi di investire ingenti somme in tecnologie. Il dibattito proseguirà in Tribunale, argomentato in una denuncia di 172 pagine. Finora le tattiche di Khan non hanno avuto molta fortuna, e questo ci riporta al caso Amgen-Horizon.

Il precedente Amgen-Horizon

Negli anni 80 Amgen era diventata un caso mediatico perché operava nel nuovissimo settore della cura genetica delle malattie. Il suo nome sta per Applied Molecular Genetics Inc. Oggi, 35 anni dopo, capitalizza circa 155 miliardi di dollari. Horizon è più piccola, nata nel 2005, vicino a Chicago, punta su prodotti terapeutici soprattutto per malattie reumatiche e ha un fatturato di circa 3 miliardi di dollari e una capitalizzazione di 18 miliardi di dollari. Matt Halbower, il fondatore di Pentwater, laureato al MIT con una dotazione per il suo fondo di circa 5 miliardi di dollari, legge sul Wall Street Journal del 29 novembre 2022 che Horizon sta meditando alleanze o possibilmente una vendita e decide subito di comprare azioni. Quando apprende che la cosa va avanti e che Amgen è interessata, pronostica che la Ftc potrebbe intervenire e fa anche un’operazione di copertura. Tutto procede, fino a quando la Ftc non interviene davvero e con rapidità impressionante succedono alcune cose: il titolo Horizon perde il 20%, Halbower ottiene la documentazione della Ftc e con i suoi consulenti legali conclude che la causa è molto debole e decide simultaneamente di ampliare il suo pacchetto Horizon arrivando fino al 7% del capitale, scommettendo che Ftc avrebbe perso. Appena pochi giorni fa la Ftc decide di ritirare la sua causa menzionando concessioni da parte di Amgen e Horizon. La realta’ e’ che in Tribunale, come prevedeva Halbower, non avrebbe vinto. Così lui ha chiuso con un profitto considerevole, si dice intorno ai 100 milioni di dollari, e Khan ha dovuto incassare una sconfitta. Vedremo ora come andrà con Amazon. E se le dovesse andar male, con altri fronti già aperti con Google e Meta e dopo aver bloccato l’acquisto di Activision da parte di Microsoft, c’è già chi parla di dimissioni.

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