Manovra, un’altra stretta sulle pensioni. Arriva quota 104 “flessibile”
di Valentina ConteROMA — Rivoluzione pensioni. Questo capitolo della manovra sarà tra gli ultimi ad essere chiuso. Già da ora si capisce però che il governo Meloni non abolisce la legge Fornero, ma imprime una stretta non indifferente.
Torna a fare cassa, tagliando in modo forte o azzerando la rivalutazione all’inflazione delle pensioni alte e rafforzando quella degli assegni medio-bassi. Fino a quattro volte il minimo, 2.100 euro lordi, restano rivalutati al 100%. Tra quattro e cinque volte, fino a 2.600 euro, salgono al 90% (oggi sono all’85%). Sopra, oggi le percentuali vanno dal 53 al 32%. Potrebbero anche azzerarsi.
L’altra attesa stretta è su Opzione donna: cancellata. Confluisce nell’Ape sociale i cui requisiti si inaspriscono: 63 anni e 36 di contributi p…
ROMA — Rivoluzione pensioni. Questo capitolo della manovra sarà tra gli ultimi ad essere chiuso. Già da ora si capisce però che il governo Meloni non abolisce la legge Fornero, ma imprime una stretta non indifferente.
Torna a fare cassa, tagliando in modo forte o azzerando la rivalutazione all’inflazione delle pensioni alte e rafforzando quella degli assegni medio-bassi. Fino a quattro volte il minimo, 2.100 euro lordi, restano rivalutati al 100%. Tra quattro e cinque volte, fino a 2.600 euro, salgono al 90% (oggi sono all’85%). Sopra, oggi le percentuali vanno dal 53 al 32%. Potrebbero anche azzerarsi.
L’altra attesa stretta è su Opzione donna: cancellata. Confluisce nell’Ape sociale i cui requisiti si inaspriscono: 63 anni e 36 di contributi per tutte le categorie svantaggiate, quelle che oggi escono con 30 anni: disoccupati, invalidi e caregiver. Per le donne si pensa a 35 anni (con sconto figli). Non si esclude di scendere a 30.
Quota 103 sparisce. Dovrebbe arrivare Quota 104, con 41 anni di contributi e 63 di età. Ma il ministro dell’Economia Giorgetti ha parlato di «meccanismo flessibile» legato all’incentivo a restare al lavoro (bonus Maroni). Potrebbe dunque spuntare un ricalcolo contributivo per scoraggiare i quotisti. Sparisce il vincolo, che vale per i Millennials post-1996, di avere un multiplo della pensione sociale pari a 1,5 volte per uscire con l’età della vecchiaia. Rifinanziata la maggiorazione per le pensioni minime degli over 75 a 600 euro.
Tasse: da cuneo e Irpef, 100 euro in più ai redditi bassi
Il doppio taglio del cuneo e dell’Irpef porterà nel 2024 - unico anno in cui sono in vigore le due misure - 1.298 euro annui in più ad un reddito lordo di 27.500 euro, nelle stime del governo. Significa circa 100 euro lordi extra al mese. Il taglio del cuneo viene confermato nella forma ora in vigore: taglio di 7 punti fino a 25 mila euro di reddito e 6 punti fino a 35 mila euro.
Va a beneficio di 13,8 milioni di lavoratori dipendenti pubblici e privati e costa 10 miliardi. L’accorpamento dei primi due scaglioni Irpef e l’estensione dell’aliquota più bassa del 23% ai redditi fino a 28 mila euro costa invece 4,3 miliardi. L’impatto del taglio Irpef è “sterilizzato”, cioè annullato, per i redditi sopra i 50 mila euro da una franchigia di 260 euro sulle detrazioni fiscali, anche quelle al 19%. Confermata la detassazione al 5% dei premi di produttività.
E resi strutturali i fringe benefit fino a 2 mila euro per lavoratori con figli a carico e mille euro per gli altri, da usare anche per pagare affitti e mutui. Arriva infine anche la detassazione per il lavoro notturno e festivo nel settore del turismo.
Imprese: nuove deduzioni per chi assume a tempo indeterminato
Chi più assume, meno tasse paga. Nel solo 2024 le imprese che assumono più lavoratori a tempo indeterminato, senza licenziarne altri anche a tempo determinato, potranno dedurre un 20% di costo del lavoro in più. Percentuale che si alza al 30% nel caso di lavoratori svantaggiati, come disabili, madri o disoccupate, giovani ammessi agli incentivi all’occupazione, ex beneficiari del Reddito di cittadinanza.
La super deducibilità Ires al 120 o 130% – che sostituisce il bonus assunzioni giovani e donne, ora abolito – costa 1,3 miliardi. Ma viene finanziata abolendo l’Ace, un’altra deduzione concessa nel 2011 alle aziende che incrementano il capitale proprio: significa circa 3 miliardi in meno dal 2025 per le imprese.
Plastic e sugar tax intanto vengono rinviate di sei mesi, al primo luglio 2024. Stanziati 1,8 miliardi in crediti di imposta per beni strumentali in impianti al Sud. Alle aziende che tornano ad investire in Italia riconosciuta una riduzione del 50% delle imposte sui redditi, a patto che poi non delocalizzino entro 5 anni. Stessa riduzione fiscale per i “cervelli” che rientrano in Italia.
Dipendenti pubblici: rinnovo contratti, si parte dalle forze dell’ordine
Per il rinnovo del contratto dei dipendenti pubblici relativo al triennio 2022-2024 la manovra stanzia 7,5 miliardi di cui 2,5 miliardi destinati al personale medico-sanitario. Una cifra che consente di avviare la stagione del rinnovo contrattuale, ma che non è esaustiva anche perché poi dovrà essere integrata dagli enti locali.
Una parte di queste risorse, pari a 2 miliardi, è stata anticipata nel decreto fisco, approvato sempre ieri dal Consiglio dei ministri. Servirà per anticipare agli statali, nel mese di novembre, «la vacanza di indennità contrattuale, a partire dal comparto sicurezza», ha spiegato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, in scia a quanto fatto nel 2022.
Su questo punto anche la premier Giorgia Meloni è stata molto chiara, quando ha precisato che — sanità a parte — il rinnovo del contratto della Pubblica amministrazione avrà come «priorità quella del comparto sicurezza», si inizierà da lì.
Perché «non è accettabile che un poliziotto sia pagato appena 6 euro all’ora per gli straordinari, meno di una colf».
Spesa dei ministeri: taglio del 5%, salgono le accise sul tabacco
I ministeri contribuiscono a coprire la manovra con un taglio lineare del 5% alle loro “spese discrezionali” da circa 2 miliardi. «Abbiamo preso a schiaffoni i ministri», ha commentato con una battuta ieri il titolare del dicastero dell’Economia Giancarlo Giorgetti. In totale da «tagli di bilancio o rifiniture di imposte» Giorgetti ha ricavato 5,5 miliardi. Tra le coperture c’è anche un aumento delle accise sui tabacchi, la rimodulazione del meccanismo di indicizzazione delle pensioni, la global minimum tax al 15% sulle multinazionali.
E l’abolizione dell’Ace, l’Aiuto alla crescita economica, agevolazione per le imprese, che serve per finanziare la maxi deduzione Ires per le nuove assunzioni. Sempre in termini di coperture, altri 2,6 miliardi «sono stati liberati anticipando alcune spese nel 2023», dice Giorgetti. Come ad esempio il conguaglio all’inflazione delle pensioni costato 2 miliardi. Il resto della manovra è coperto in deficit per 15,7 miliardi. Il totale fa 24 miliardi, ma considerato il decreto fiscale si arriva a una manovra da 28 miliardi.
Sanità: un miliardo per accorciare le liste d’attesa. E gli stranieri non residenti pagheranno di più
(di Michele Bocci)
I miliardi in più per la sanità sono poco oltre 3 ma circa 2,3 non saranno a disposizione delle Regioni per migliorare il sistema pubblico, perché se ne andranno per il rinnovo dei contratti del personale. Così l’incremento è di circa 1 miliardo, cifra lontana dai 4 chiesti dal ministro alla Salute Orazio Schillaci. Il fondo sanitario, come dice Meloni, sale (anche grazie a 2 miliardi stanziati a suo tempo da Roberto Speranza) fino a 136 milioni ma il rapporto tra la spesa in questo settore e il Pil continua a scendere.
Il miliardo servirà per combattere le liste di attesa. L’idea è far lavorare di più le forze già a disposizione. Al personale sanitario gli straordinari saranno pagati di più, alle cliniche private convenzionate verranno dati più soldi grazie all’innalzamento del tetto di spesa previsto per le Asl.Ieri una indicazione del Mef ha provocato polemiche. Il ministero ha scritto che i residenti extracomunitari dovranno pagare 2.000 euro per iscriversi al sistema sanitario.
La misura in realtà non riguarda i tantissimi lavoratori extracomunitari nel nostro Paese, che hanno diritto all’assistenza sanitaria gratis. Circa 35 mila lavoratori di organizzazioni straniere invece dei 1.200 euro medi pagati oggi ne spenderanno appunto 2.000, i 170.000 residenti per motivi di studio invece di 149 euro ne pagheranno 700 all’anno e infine i cittadini collocati alla pari (circa 77.000) sborseranno 1.200 euro invece di 219. In questo modo le Regioni incasseranno circa 240 milioni in più.