✕

La “second life” della Via della Seta

I mega progetti infrastrutturali del passato stanno lasciando il posto a operazioni più piccole e mirate, anche in settori come l'energia verde, la sanità, le nuove tecnologie
2 minuti di lettura

PECHINO – Come sta la Via della Seta di Xi Jinping a dieci anni dal suo lancio e come si vuole trasformare? Il “progetto del secolo” (copyright dello stesso presidente cinese) che dal 2013 ad oggi ha superato i mille miliardi di dollari tra contratti e investimenti - promettendo al mondo strade, ferrovie, porti e progetti energetici per collegare l'Asia all'Europa, all'Africa e all'America Latina - affronta delle difficoltà. Che al forum sulla Belt&Road in scena ora a Pechino la leadership comunista vuole trasformare in nuove opportunità.

Il Piccoli ma belli di Xi

“Piccoli ma belli” è il mantra del Segretario Xi riguardo alla direzione che d’ora in avanti dovranno prendere i progetti: la …

PECHINO – Come sta la Via della Seta di Xi Jinping a dieci anni dal suo lancio e come si vuole trasformare? Il “progetto del secolo” (copyright dello stesso presidente cinese) che dal 2013 ad oggi ha superato i mille miliardi di dollari tra contratti e investimenti - promettendo al mondo strade, ferrovie, porti e progetti energetici per collegare l'Asia all'Europa, all'Africa e all'America Latina - affronta delle difficoltà. Che al forum sulla Belt&Road in scena ora a Pechino la leadership comunista vuole trasformare in nuove opportunità.

Il Piccoli ma belli di Xi

“Piccoli ma belli” è il mantra del Segretario Xi riguardo alla direzione che d’ora in avanti dovranno prendere i progetti: la curva dei prestiti è scesa infatti negli ultimi anni, in parte perché la Cina ha imparato la lezione dalle varie crisi del debito di molti Paesi a cui faceva credito e in parte perché ha meno denaro da prestare a causa del rallentamento della propria economia. Xi deve rilanciare la creatura diventata centrale nella sua politica estera per provare a rimodellare l’ordine globale. Pechino sta dunque riprogettando la sua Belt&Road Initiative: non per rottamarla ma per salvarla. Dopo un periodo difficile di debiti inesigibili e salvataggi costosi.

Complessivamente, l'attività della Cina nei Paesi Bri (150) è scesa di circa il 40% rispetto al picco del 2018, a causa del rallentamento della seconda economia mondiale e delle chiusure Covid. Anche se “finanziamenti e investimenti sono in ripresa nella prima metà di questo 2023 con circa 103 operazioni per un valore di 43,3 miliardi di dollari rispetto ai 35 miliardi della prima metà del 2022”, come scrive l’università Fudan in un recente report.

Cambio di direzioni

La direzione sta cambiando. I megaprogetti infrastrutturali del passato stanno lasciando il posto a operazioni più piccole e mirate, anche in settori come l'energia verde, la sanità, le nuove tecnologie: un impianto idrico in Botswana o una partnership tecnologica con un'azienda di sementi in Costa Rica, come lo stesso Quotidiano del Popolo ha citato recentemente come esempi di questa nuova strategia. E cambiano anche gli attori: non soltanto banche e imprese di Stato, ma anche aziende private. Il mastodontico progetto di Xi ha portato indubbi benefici al Dragone. Espandendo l'influenza globale della Cina. Che si è assicurata l'approvvigionamento di materie prime e ha trovato nuovi clienti per le sue esportazioni.

Per i Paesi in via di sviluppo la Bri ha significato investimenti senza troppe domande su riforme politiche, ambiente e questioni di diritti umani che accompagnano, invece, i finanziamenti occidentali. Accordi che hanno sì “fornito risorse aggiuntive ai Paesi del Sud del mondo e hanno contribuito a una significativa crescita economica” - come scrive un recente rapporto dell’Università di Boston - ma che hanno portato molti dei beneficiari dei prestiti cinesi - dallo Sri Lanka al Kenya - “a far fronte ad un forte indebitamento, e diversi Paesi devono alla Cina una quota significativa del loro debito estero”. Progetti a volte accusati di aver alimentato la corruzione locale, di non aver rispettato gli standard ambientali e di non aver portato benefici alle comunità indigene: Malesia e Tanzania, ad esempio, hanno cancellato alcuni accordi negli ultimi anni.

“Puntiamo a rendere l'iniziativa più verde e più sana”, dice il vicepremier He Lifeng intervenendo al forum a Pechino. “La Cina incoraggia la cooperazione nei settori dei big data, dell'intelligenza artificiale, del commercio elettronico e delle nuove energie: una cooperazione che sarà basata sul principio del debito sostenibile”.

Leggi i commenti