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Energia, accordo Francia-Germania: nucleare più rinnovabili per pagare meno le bollette

Mediazione nella Ue per consentire a Parigi di sostenere la produzione di elettricità con un minimo garantito: la Ue vigilerà che non sia aiuto di Stato come temeva la Germania. L’incognita della ricadute sulla produzione nelle centrali a gas, come avviene in Italia
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ROMA – Nucleare e rinnovabili saranno le fonti della transizione energetica europea. Mentre appare penalizzato il gas, almeno per la produzione di elettricità. A prima vista, potrebbe apparite questo il senso dell’accordo che è stato appena raggiunto tra i paesi Ue. Scongiurando così lo stallo che si stava creando tra a livello economico e industriale: da un lato la Francia che chiede di poter continuare a “sussidiare” il suo parco di reattori atomici (che ne fanno la prima potenza mondiale nel nucleare civile), dall’altro la Germania che dopo l’incidente di Fukushima ha chiuso i suoi impianti per puntare tutto su eolico (soprattutto off shore e fotovoltaico).

Nel mezzo chi ha deciso, invece, di puntare sul gas come l’Italia, che ora potrebbe trovarsi in difficoltà, non avendo nucleare e in attesa di recuperare il tempo perduto per lo sviluppo delle rinnovabili. Ma è proprio così e quali conseguenze potrebbe esserci sulle bollette di imprese e famiglie?

Cosa guadagnano Francia e Germa…

ROMA – Nucleare e rinnovabili saranno le fonti della transizione energetica europea. Mentre appare penalizzato il gas, almeno per la produzione di elettricità. A prima vista, potrebbe apparite questo il senso dell’accordo che è stato appena raggiunto tra i paesi Ue. Scongiurando così lo stallo che si stava creando tra a livello economico e industriale: da un lato la Francia che chiede di poter continuare a “sussidiare” il suo parco di reattori atomici (che ne fanno la prima potenza mondiale nel nucleare civile), dall’altro la Germania che dopo l’incidente di Fukushima ha chiuso i suoi impianti per puntare tutto su eolico (soprattutto off shore e fotovoltaico).

Nel mezzo chi ha deciso, invece, di puntare sul gas come l’Italia, che ora potrebbe trovarsi in difficoltà, non avendo nucleare e in attesa di recuperare il tempo perduto per lo sviluppo delle rinnovabili. Ma è proprio così e quali conseguenze potrebbe esserci sulle bollette di imprese e famiglie?

Cosa guadagnano Francia e Germania

In buona sostanza, l’accordo – raggiunto con la mediazione della Spagna, presidente di turno della Ue – prevede che la Francia possa girare alle sue centrali (19 con 54 reattori) un minimo garantito, in modo da avere entrate sicure. Mentre ha rinunciato a garantire lo stesso minimo ai grandi clienti industriali, perché sarebbe considerato aiuti di Stato. La Commissione Ue valuterà il livello del minimo garantito per le centrali, sempre per evitare che non ci siano vantaggi “eccessivi” per Parigi. In pratica, dopo aver salvato Edf, la società che gestisce le centrali, togliendola dalla Borsa, l’Eliseo si garantisce un futuro per la sua società rinazionalizzata.
La Germania, da parte sua, mette un freno alle ambizioni industriali francesi (Parigi avrebbe voluto anche dare energia sovvenzionata alle sue imprese) e si garantisce comunque elettricità a basso costo. Berlino ha chiuso le sue centrali nucleari e ha comunque il problema di importarla almeno per i prossimi 20 anni quando eolico e solare non producono.


Tecnicamente, la Francia avrebbe voluto applicare i cosiddetti “contratti per differenza” (energia per un lungo periodo a prezzi prefissato) anche al nucleare per dare energia a basso costo alle sue imprese. L’accordo prevede che non si possa applicare a impianti nucleari di nuova costruzione ma solo nel caso di impianti già esistenti (o resi più efficienti) e comunque con i paletti della Commissione. I contratti di lungo periodo sono destinati alle sole rinnovabili.

Il destino del gas in Italia

L’Italia, dopo aver rinunciato al nucleare con i due referendum, ha puntato sul gas. E continuerà a farlo per i prossimi anni, avendo portato la dotazione di rigassificatori per le importazioni via nave da tre a cinque. Saranno quindi le centrali a gas a garantire da qui al 2050 lo sviluppo definitivo delle rinnovabili. Ma a quali costi? L’unica incognita dell’accordo franco-tedesco in Europa riguarda proprio il prezzo: la Francia continuerà a garantire elettricità a basso costo e potrebbe mettere fuori mercato le centrali italiane meno efficienti in alcune ore del giorno. Ma il vantaggio degli impianti a gas è che si possono “accendere” in poco tempo a differenza delle nucleari che non sono per nulla flessibili.

Fare a meno del gas russo

Nucleare e rinnovabili – si è detto nelle discussioni in Europa - sono anche una risposta per accelerare il definitivo abbandono del gas russo. In effetti ancora un 15-20 per cento delle forniture Ue arriva da Gazprom, il colosso controllato dal Cremlino. L’Italia dovrebbe abbandonare il gas russo in via definitiva con la fine dell’anno prossimo. Le incognite sul prezzo – e quindi sui costi bollette – riguarda altre incognite geopolitiche, come si vede in questi giorni con la crisi in Medioriente.
Per cui, tutto sommato, garantire continuità alla Francia perché esporti come ha sempre fatto energia nucleare a basso costo può essere comunque un vantaggio.

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