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Fornero: “Manovra senza qualità. Donne e giovani restano ai margini”

L’ex ministra del governo Monti: “Per finanziare il taglio di cuneo e Irpef serviva più coraggio: tassare i patrimoni”. Un miliardo per la famiglia? “Un tocco di piuma”
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MILANO – Una Manovra “di attesa, senza una rotta. Che non ha niente di quel che serve veramente al Paese, cioè il sostegno alla crescita”. Elsa Fornero, ex ministra del Lavoro con il governo Monti, si è formata un primo giudizio sulla legge di Bilancio del governo Meloni, sulla premessa che se ne ragiona per quel che ha annunciato l’esecutivo e ancora in attesa dei testi ufficiali.

Professoressa, sembra concordare con Carlo Cottarelli che parla di una finanziaria basata sulla precarietà…
Abbiamo identità di vedute. Il governo ha formulato previsioni di crescita ottimistiche, il quadro dei conti rischia di peggiorare. Ciò si rispecchia nei provvedimenti, che sono solo temporanei. E’ una Manovra senza qualità. Pare che la presidente Meloni e il ministro Giorgetti abbiano badato innanzitutto a non alimentare la preoccupazione che serpeggia nei confronti del nostro debito. Non siamo certo di fronte a una prospettiva come quella del 2011: ma prestare il fianco a una ulteriore salita dello s…

MILANO – Una Manovra “di attesa, senza una rotta. Che non ha niente di quel che serve veramente al Paese, cioè il sostegno alla crescita”. Elsa Fornero, ex ministra del Lavoro con il governo Monti, si è formata un primo giudizio sulla legge di Bilancio del governo Meloni, sulla premessa che se ne ragiona per quel che ha annunciato l’esecutivo e ancora in attesa dei testi ufficiali.

Professoressa, sembra concordare con Carlo Cottarelli che parla di una finanziaria basata sulla precarietà…
Abbiamo identità di vedute. Il governo ha formulato previsioni di crescita ottimistiche, il quadro dei conti rischia di peggiorare. Ciò si rispecchia nei provvedimenti, che sono solo temporanei. E’ una Manovra senza qualità. Pare che la presidente Meloni e il ministro Giorgetti abbiano badato innanzitutto a non alimentare la preoccupazione che serpeggia nei confronti del nostro debito. Non siamo certo di fronte a una prospettiva come quella del 2011: ma prestare il fianco a una ulteriore salita dello spread obbligherebbe l’esecutivo a correre ai ripari con ulteriori tagli alle spese.

Il grosso dell’extradeficit va per cuneo e Irpef. E’ giusto?
Giusto aiutare il ceto medio-basso. Ma allora serviva più coraggio e tassare i patrimoni. Finanziare queste misure con nuovo debito vuol dire scaricare il costo dell’aiuto a chi ha un lavoro o una pensione, sulle fette di popolazione che sono ai margini del sistema economico: donne e giovani. Non è una Manovra per loro.

La sua riforma delle pensioni resta in piedi. Mentre Opzione Donna va a morire, assorbita da una nuova Ape con requisiti ristretti. Un giudizio?

Sulla previdenza si capisce ancora poco o nulla, siamo agli annunci. Sembra un cantiere aperto: “Supereremo la Fornero”, ripete il governo, ma non si capisce come o quando. E’ un atteggiamento squisitamente politico. Il problema reale è che il debito pubblico elevatissimo e la transizione demografica stanno minando alla base il nostro sistema previdenziale. In Italia dobbiamo lavorare tutti un po’ di più, dobbiamo mettercelo in testa. E far emergere chi è nel nero, oltre a far partecipare di più giovani e donne al mondo del lavoro.

E’ spuntata quota 104, collegata all’incentivo per chi resta al lavoro (bonus Maroni). Che ne pensa?

Non è un meccanismo virtuoso. Veniamo da vent’anni di bassa crescita e impoverimento, serve il coraggio di fare scelte anche impopolari. Se un lavoratore è nelle condizioni di proseguire la sua attività, è necessario che lo faccia indipendentemente da un premio.

Per i contributivi puri post-1996 sparisce il vincolo che consente di uscire con la vecchiaia solo se l’assegno è 1,5 volte la pensione sociale. Rischio di pensionati poveri?
Certamente. E’ una operazione cinica: consentire l’uscita dal lavoro con una pensione che si può rivelare troppo bassa porterà il prossimo ceto politico di turno a invocare un aumento degli assegni, come aiuto dello Stato. Finché la pensione non assicura mezzi adeguati a una vita dignitosa è giusto, se si è in buona salute, continuare a lavorare almeno per un po’.

Si prospetta ancora una revisione delle rivalutazioni all’inflazione: giusto fare cassa così?

Sulle pensioni basse ovviamente no, e si può considerare che 2-3 volte il minimo sia un livello che va preservato in termini reali, di potere d’acquisto. Ma su quelle veramente alte, maturate soprattutto con il sistema retributivo e quindi non pienamente finanziate dai propri contributi, un sacrificio in termini di non pieno adeguamento al costo della vita si può chiedere.

Un miliardo su 24 alle famiglie. Basta per dire che nella manovra c’è “progettualità e visione” sul tema della maternità?
No, perché le ultime leggi di Bilancio avevano sempre tenuto una riserva per il lavoro femminile, la conciliazione, la genitorialità. Un miliardo è meglio che niente, ma che basti assolutamente no: è un tocco di piuma. Le persone desiderano figli quando hanno fiducia nel futuro: i nostri giovani vanno all’estero magari anche a farsi una famiglia, è una sconfitta per il Paese.

Come reagisce una donna senza figli a sentire legare il contributo femminile al Paese al numero di eredi?

E’ un tema identitario che la destra sbandiera da sempre. In questo momento è facile, perché c’è un problema di natalità nel nostro Paese con un tasso di fecondità (1,25) tra i più bassi al mondo. Ma insistere su questo non può voler additare come asociale chi decide di non avere figli. Sarebbe piuttosto più saggia una visione meno identitaria sul tema delle migrazioni: gli immigrati sono fondamentali per supportare la transizione demografica. Cambiare l’atteggiamento su quel fronte è complementare al sostegno alla maternità.

Il passaggio parlamentare si annuncia blindato. Cosa ne pensa?

E’ una ferita alla democrazia, perché il Parlamento deve decidere. Un governo che fa una legge “prudente” e ha paura di portarla in Aula per il timore di vedersela peggiorata non è un buon segnale. Ma un richiamo va anche al Parlamento, che per anni ha colto l’occasione delle modifiche alla legge di Bilancio per scambi tra maggioranza e opposizione su questa o quella promessa elettorale. Anche in questi scambi di convenienza sta la ‘perdita di qualità’ della politica.

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