New York - Netflix più forte degli scioperi di Hollywood. Il gigante dello streaming ha aggiunto quasi nove milioni di nuovi abbonati nel terzo trimestre e registrato l’incremento di ricavi nonostante lo sciopero di autori e attori che ha portato per mesi alla paralisi del settore.
I ricavi hanno raggiunto gli 8,5 miliardi di dollari nell’ultimo trimestre luglio-settembre, più 8 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, superando le previsioni degli analisti.
I dati nel mondo
Adesso gli abbonati sono poco più di 247 milioni in tutto il mondo, con un incremento del 10,8 per cento rispetto a un anno prima. Nel trimestre concluso al 30 settembre le nuove sottoscrizioni sono state 8,8 milioni, mentre nello stesso periodo dell’anno scorso erano arrivate a 2,4 milioni.
L’utile netto è pari a 1,6 miliardi, con un incremento del venti per cento rispetto al terzo trimestre del 2022, mentre il flusso di cassa per il 2023 dovrebbe salire a 6,5 miliardi, più dei circa cinque miliardi previsti.
I risultati pongono Netflix in una posizione migliore rispetto a molti dei suoi rivali, come Disney e Discovery di Warner Bros. Sul bilancio dei conti incide anche la contrazione degli investimenti, legata alla mancata produzione per lo sciopero: in tutto Netflix conta di investire 13 miliardi, rispetto ai 17 previsti all’inizio. Secondo gli analisti, a fare da traino è stato il successo dell’abbonamento più scontato, quello da 6,99 dollari al mese, che prevede l’inserimento della pubblicità.
I prossimi rincari
Negli Stati Uniti l’abbonamento premium, quello senza pubblicità e che può essere usato su quattro dispositivi in contemporanea, è stato aumentato di tre dollari al mese, passando da 19,99 a 22,99, ma presto verranno ritoccati i prezzi anche in Europa, a cominciare da Regno Unito e Francia. L’abbonamento standard resta a 15,49 dollari, anche questo senza pubblicità e con la possibilità di vedere Netflix solo su due dispositivi.
La compagnia americana, però, si aspetta un ultimo trimestre dell’anno meno positivo, con l’utile netto in declino e l’incremento dei costi legati al marketing e alla ripresa delle produzioni, riavviate dopo la conclusione dello sciopero degli autori e sceneggiatori. Tra le produzioni attese la stagione finale di “The Crown”, tutta in costume e per questo molto costosa, incentrata sulla vita della regina Elisabetta II e della famiglia reale britannica.
I tagli alla produzione
Tra i recenti tagli alla produzione il più colpito è stato il dipartimento animazione che ha visto almeno due film cancellati. Ma per il resto, il gigante dello streaming è pronto a ripartire. “Siamo decisi - ha dichiarato Netflix - a risolvere le ultime questioni rimaste e a farlo il più velocemente possibile in modo che ognuno possa tornare al lavoro e produrre i film e gli spettacoli che il pubblico ama”. Nella lettera inviata agli azionisti la compagnia ha anche annunciato una serie di “cambiamento sostanziali” riguardanti i compensi dei top manager, dopo le lamentele degli investitori. “Riconosciamo - ha ammesso la compagnia - che non abbiamo il pieno sostegno al modello di compensi degli ultimi vent’anni”. Ma non sono stati forniti dettagli.