Russia, ora tre telefoni su quattro sono made in China. Petrolio, gas, auto: così l’Orso è sempre più dipendente dal Dragone
dal nostro corrispondente Gianluca ModoloUna bandiera cinese sul consolato di Vladivostok
(reuters)PECHINO - Obiettivo: 200 miliardi di dollari di scambi commerciali. Che sarà senza troppi problemi raggiunto entro la fine dell’anno. L’economia russa ha trovato nel suo vicino cinese un salvagente fondamentale dall’inizio della guerra in Ucraina, rendendo l’Orso ancora più dipendente dal Dragone. Xi Jinping lo sa bene e cerca di trarne vantaggio. Attento, però, in ogni caso a diversificare. Consapevole che non è con Mosca che si fanno i grossi affari.
Le esportazioni cinesi in Russia sono aumentate del 57% quest'anno. Lo yuan (la valuta cinese) ha rappresentato “quasi la metà del valore di tutte le transazioni in valuta estera a Mosca nel mese di settembre, rispetto al solo 0,4% del gennaio 2022”, secondo i dati elaborati da Bloomberg Economics.
Che la Russia sia diventata il “partner di minoranza” in questa partnership e sempre più dipendente dai vicini di casa, lo si vede leggendo i dati degli ultimi mesi. E anche dalle concessioni: come quella sul porto di Vladivostok. Il 75%…
PECHINO - Obiettivo: 200 miliardi di dollari di scambi commerciali. Che sarà senza troppi problemi raggiunto entro la fine dell’anno. L’economia russa ha trovato nel suo vicino cinese un salvagente fondamentale dall’inizio della guerra in Ucraina, rendendo l’Orso ancora più dipendente dal Dragone. Xi Jinping lo sa bene e cerca di trarne vantaggio. Attento, però, in ogni caso a diversificare. Consapevole che non è con Mosca che si fanno i grossi affari.
Le esportazioni cinesi in Russia sono aumentate del 57% quest'anno. Lo yuan (la valuta cinese) ha rappresentato “quasi la metà del valore di tutte le transazioni in valuta estera a Mosca nel mese di settembre, rispetto al solo 0,4% del gennaio 2022”, secondo i dati elaborati da Bloomberg Economics.
Che la Russia sia diventata il “partner di minoranza” in questa partnership e sempre più dipendente dai vicini di casa, lo si vede leggendo i dati degli ultimi mesi. E anche dalle concessioni: come quella sul porto di Vladivostok. Il 75% dei telefoni cellulari venduti in Russia nel 2022 erano cinesi, rispetto al 50% del 2021. Anche il 70% delle attrezzature per l'edilizia e il 40% dei computer portatili venduti in Russia sono arrivati lo scorso anno dalla Cina. Stesso discorso per le automobili. Le case automobilistiche cinesi hanno riempito il vuoto lasciato dai grandi marchi mondiali. Le spedizioni di veicoli, componenti e accessori made in China sono balzate a circa 14 miliardi di dollari nei primi otto mesi di quest'anno, un aumento di oltre cinque volte rispetto allo stesso periodo del 2021, secondo i dati delle dogane cinesi.
Pechino è inoltre diventata il principale acquirente di petrolio e gas russo a basso costo, in assenza di clienti europei. “Nei primi otto mesi del 2023 la Cina ha acquistato circa 37,5 miliardi di dollari di greggio dalla Russia. Alla fine del 2022, le spedizioni di carbone erano salite a oltre 64 milioni di tonnellate, un record annuale destinato a essere battuto quest'anno dopo che le importazioni hanno superato i 70 milioni di tonnellate tra gennaio e agosto”, continuano i dati di Bloomberg.
Il commercio ridisegna la carta geografica di Vladivostok
Esempio plastico di questa dipendenza e dell'approfondimento dei legami tra Pechino e Mosca è l’accordo - in vigore dal primo giugno - che prevede che le merci spedite dalla provincia cinese nord-orientale di Jilin verso la provincia orientale del Zhejiang potranno passare attraverso Vladivostok. Il più grande porto dell'estremo oriente russo diventa così un hub di transito per le spedizioni interne cinesi. La Cina ha controllato per 171 anni la regione prima di cederla ai sovietici con “trattati ineguali”. Ora, almeno un pezzetto, se la sta riprendendo.
Ma gli affari veri si fanno con la Ue
L’interscambio con i russi vale però praticamente un decimo di quello che la Cina ha con Usa e Ue. Pechino è ben contenta di comprare a prezzi scontati, ma deve pure stare attenta a non diventare troppo dipendente da un unico fornitore e continuare a coltivare relazioni con i suoi principali partner commerciali occidentali. Anche per questo le discussioni sul gasdotto “Forza della Siberia 2” (che, una volta ultimato, potrebbe trasportare fino a 50 miliardi di metri cubi all’anno fornendo gas alla Cina passando per la Mongolia) sono ancora in stallo. “Speriamo che il progetto faccia progressi il prima possibile”, ha detto ieri Xi al suo ospite: formula cortese per dire a Putin che deve aspettare. Mettere ulteriori soldi nelle tasche del leader del Cremlino, inoltre, non sarebbe un buon biglietto da visita per Xi che nelle prossime settimane dovrebbe volare negli Usa per incontrare Joe Biden.
“Il commercio bilaterale è cresciuto costantemente dagli anni '90 e ha subito una significativa accelerazione a partire dal 2014, quando sono state imposte per la prima volta le sanzioni occidentali alla Russia per l'annessione della Crimea. Gli scambi hanno subito una nuova impennata nel 2022, dopo l'invasione russa dell’Ucraina”, scrive nel suo report appena pubblicato Asia Society. Che tuttavia rifiuta di etichettare Mosca come “vassallo” di Pechino.
“Il crescente ruolo della Cina nell'economia russa non implica un asservimento economico e strategico di Mosca a Pechino. L'argomentazione secondo cui la Russia sarebbe diventata un vassallo della Cina, una narrazione che è diventata dominante in Occidente, non è radicata né nella storia né nella realtà", si legge nel report. "Raramente i Paesi hanno abbandonato la loro autonomia strategica, per non parlare dei loro interessi fondamentali di sicurezza, a causa dell'interdipendenza economica o dell'asimmetria di potere. Ci sono una miriade di esempi. La neonata Repubblica Popolare Cinese degli anni '40 dipendeva fortemente dagli aiuti sovietici. Ciò non impedì a Pechino di affrontare le truppe sovietiche e di rompere del tutto i legami con Mosca quando riteneva che i suoi interessi fossero minacciati. Oggi, la quota della Cina nel commercio australiano è maggiore di quella della Russia. Eppure Canberra è stata pioniera della reazione occidentale contro l'ingerenza politica e la coercizione economica cinese ed è uno degli alleati più vicini e proattivi degli Stati Uniti in Asia”.