Pensati donna, in età fertile, con un lavoro precario, un mutuo troppo caro e un orologio biologico che, seppur meno ossessivo di tua madre e della tua premier, ti richiama all’urgenza di riprodurti.
Pensati indecisa, a valutare i pro e i contro di un salto nel buio. «Vogliamo incentivare chi mette al mondo dei figli e vuole lavorare» dice Giorgia Meloni e, per un attimo, ti illudi che stia parlando proprio di te.
Soltanto un miliardo dei 24 della manovra finanziaria è destinato al pacchetto famiglia, un angolo residuale di una coperta già corta.
Tu, che un figlio lo desideri da quando eri piccola, non ti arrendi e ti aggrappi alla promessa di «più asili per tutti», sognando il modello di Reggio Emilia e il tuo bambino che manipola farina gialla e cresce felice e intelligentissimo.
Poi ti ricordi che in Italia trova posto all’asilo un bambino su quattro; inoltre tu vivi al Sud dove quel rapporto è persino inferiore e i soldi del Pnrr, impiegati in malo modo, non cambieranno la situazi…
Pensati donna, in età fertile, con un lavoro precario, un mutuo troppo caro e un orologio biologico che, seppur meno ossessivo di tua madre e della tua premier, ti richiama all’urgenza di riprodurti.
Pensati indecisa, a valutare i pro e i contro di un salto nel buio. «Vogliamo incentivare chi mette al mondo dei figli e vuole lavorare» dice Giorgia Meloni e, per un attimo, ti illudi che stia parlando proprio di te.
Soltanto un miliardo dei 24 della manovra finanziaria è destinato al pacchetto famiglia, un angolo residuale di una coperta già corta.
Tu, che un figlio lo desideri da quando eri piccola, non ti arrendi e ti aggrappi alla promessa di «più asili per tutti», sognando il modello di Reggio Emilia e il tuo bambino che manipola farina gialla e cresce felice e intelligentissimo.
Poi ti ricordi che in Italia trova posto all’asilo un bambino su quattro; inoltre tu vivi al Sud dove quel rapporto è persino inferiore e i soldi del Pnrr, impiegati in malo modo, non cambieranno la situazione.
Ma tu alle promesse vuoi credere perché sei ottimista e dissennata, condizione necessaria per procreare.
Decidi di esultare perché viene rafforzato, con oltre 150 milioni, il bonus asili nido. Tuttavia l’obiettivo della gratuità è solo a partire dal secondo figlio e tu sei ancora a livello zero.
Perché per la premier, fiera madre di una sola bambina, «una donna che mette al mondo due figli ha già offerto al paese un grande contributo».
Pertanto si merita gratitudine, onore e l’esenzione dai contributi per la bellezza di un intero anno (e dopo?), fino ai dieci anni del secondogenito (è noto che dagli undici anni in poi i bambini sono in grado di mantenersi da soli).
Le misure a sostegno della natalità diventano più strutturali dal terzo figlio ma riguardano solo una madre su dieci che, peraltro, nel 60 per cento dei casi ha scelto di non lavorare, o ne è stata costretta.
"Ancora una volta il governo Meloni mette la famiglia al primo posto", è convinta Eugenia Roccella, ministra per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità. Ma quali incentivi ha la nostra eroina in età fertile nel dar retta all’orologio biologico?
Da questo governo che mette la famiglia al primo posto, lei sarà lasciata sola, con la sua precarietà professionale, il suo mutuo sempre più oneroso e un figlio che, con altissime probabilità, non troverà un posto al nido.
E sarà una vera perdita perché l’asilo ne migliorerebbe l’apprendimento e lo sviluppo psicomotorio, gli assicurerebbe una dieta equilibrata e avrebbe riflessi positivi sul lavoro materno.
La madre di due figli forse tirerà il fiato per un anno, un tempo breve per chi ha davanti a sé un orizzonte almeno ventennale di prole a carico.
Chi si è spinta a riprodursi tre volte o di più è un esemplare talmente raro e irrazionale da rientrare nelle ipotesi di governo ma non di scuola.
Questa è una manovra finanziaria precaria e fragile che, in quel miliardo destinato alle famiglie, mostra tutta la sua inadeguatezza numerica. Del resto i soldi sono pochi e non per colpa di questo governo.
Tuttavia ciò di cui questo esecutivo e la sua premier sono pienamente responsabili è una narrazione retrograda e stanca che ignora le donne, ignora i bambini, ignora i padri ed esalta le madri, creature mitologiche, corpi al servizio della ripopolazione in un tempo stanco e impaurito.
Se vogliamo restituire dignità e fiducia a un paese, dobbiamo partire dalle persone, non dal loro ruolo dentro un’improbabile epopea. La politica deve mettere al centro le donne e il loro diritto di realizzarsi, a prescindere dalla loro capacità di procreare.
La libertà femminile porterà benefici straordinari alla società tutta. È sarà feconda, in tutti sensi.
La politica deve mettere al centro i bambini, che siano primi o ultimogeniti, non in quanto frutti di madri coraggiose, ma in quanto patrimonio collettivo, seme del nostro futuro, meritevole di asili nidi, di scuole pubbliche, di servizi di qualità.
E infine, per una volta ultimi, ci sono gli uomini che, in questa povera storia di coperte corte e di natalità, devono assumersi le proprie responsabilità, alla pari.
Perché questa è la storia di tutte e di tutti