Non solo di bollette – con l’attesa proroga del mercato tutelato dell’elettricità – si occupa il Consiglio dei ministri di inizio settimana. Sul tavolo c’è infatti l’avanzamento della delega Fiscale, il cui regista – in viceministro Maurizio Leo – ha anticipato i contenuti. Stando alle bozze, si tratta di un dlgs di 26 articoli.
Parlando alla fine della scorsa settimana al congresso nazionale dei commercialisti al Lingotto di Torino, Leo ha spiegato che sono in arrivo “la revisione dello statuto dei contribuente e la revisione degli adempimenti e dei versamenti".
Si attende dunque una nuova agenda per i rapporti tra fisco e contribuenti, con i professionisti grandi interessati: "Bisogna cambiare il calendario degli adempimenti, sia i tempi a cui mettere a disposizione la modulistica per i contribuenti, sia i tempi in cui verranno e effettuati pagamenti", ha spiegato Leo. E pochi giorni prima aveva promesso un “calendario certo con tempi certi", spiegando che sull'estate e sul periodo natalizio caleranno delle pause per tutti, amministrazione e cittadini.
Dichiarazioni dei redditi anticipate a ottobre
La logica di base è dunque quella di anticipare il calendario delle dichiarazioni dei redditi, in modo da poter liberare agosto di impegni. Nella bozza si parla di anticipare dal 30 novembre al 30 settembre il termine per la presentazione delle dichiarazioni in materia di imposte sui redditi e di Irap, mentre per i soggetti Ires il termine è anticipato dall'ultimo giorno dell'undicesimo mese successivo a quello di chiusura del periodo d'imposta all'ultimo giorno del nono mese successivo a quello di chiusura del periodo d'imposta. Per rendere possibile questo anticipo, i modelli delle Entrate dovrebbero esser resi disponibili dal 1° aprile già nel prossimo anno.
L’anticipo consente di far arrivare prima eventuali rimborsi e, “salvo casi di indifferibilità e urgenza”, sospendere dal 1° al 31 agosto e dal 1° al 31 dicembre l'invio da parte dell'Agenzia delle entrate di comunicazioni relative ai controlli automatizzati, controlli formali e liquidazioni delle imposte sui redditi assoggettati a tassazione separata e delle lettere di compliance.
Un tema che s’intreccia con altri aspetti. Dal 2024 arriva infatti la precompilata anche ai contribuenti titolari di redditi diversi da quelli di lavoro dipendente e pensione, comprese le partite Iva. Per dipendenti e pensionati, intanto, i va verso una nuova semplificazione: fin da inizio anno le Entrate renderanno disponibili in modo analitico le informazioni a loro disposizione, per procedere così a una conferma del contribuente.
E poi c’è il concordato preventivo, ovvero la “proposta” di imposizione che il Fisco farà ai contribuenti in base ai calcoli dell’algoritmo e che potrà esser ricevuta in una prima fase entro il mese di luglio. A questo punto, ci sarebbero 30 giorni di tempo per un dialogo tra contribuenti (o meglio, commercialisti loro rappresentanti) e amministrazione per limare i dettagli. E arrivare quindi alla dichiarazione entro ottobre.
Tra gli aspetti attesi, anche una nuova modalità di emanazione delle circolari attuative delle Entrate, che avrebbero 30 giorni di tempo per esser distribuite a seguito delle innovazioni normative e con una fase di consultazione tra amministrazione e professionisti, ai quali sarebbero anticipati i contenuti per una condivisione e correzione in itinere.
Versamenti rateali in più tempo
Dalla bozza circolata prima dl Cdm emerge anche un nuovo calendario dei versamenti rateali delle imposte, con una maggiore dilazione per effetto dell'aggiunta di una ulteriore scadenza al 16 dicembre. Cade l'obbligo di indicare la volontà di avvalersi della rateazione dei versamenti entro il 16 novembre e si specifica che "i versamenti rateali sono effettuati entro il giorno sedici di ciascun mese per i soggetti titolari di partita IVA ed entro la fine di ciascun mese per gli altri contribuenti". Per i versamenti di imposte, contributi e altre somme i contribuenti potranno utilizzare anche la piattaforma PagoPa.
Sanzioni ridotte e semplificate
Tra i temi sollevati da Leo, anche le sanzioni. "Mentre in Unione europea si sostiene che non si può andare al di là di due sanzioni sulla stessa violazione, noi abbiamo 5 tipi di sanzione: quella penale, amministrativa, l'accessoria, quelle previste dalla legge 231 (la responsabilità amministrativa/penale a carico delle imprese per gli amministratori, ndr) e la confisca per sproporzione", ha detto il viceministro. Che ha messo nel mirino anche il quantum, sottolineando che è fuori linea rispetto agli standard europei: per l'Iva in Italia si va fino al 120-240% mentre in Europa si arriva al massimo al 60%. L'intenzione del viceministro è anche ripensare il meccanismo di riscossione: serve "un'operazione verità", ha detto, visto che il magazzino di cartelle esattoriali ha raggiunto livelli "abnormi", circa 1.153 miliardi di euro, che non si riescono a riscuotere perché i soggetti sono in gran parte deceduti o falliti. Quel carico andrebbe quindi tolto dal magazzino della riscossione e ridistribuito.
Le modifiche allo Statuto del contribuente
Quanto allo Statuto, una delle leggi più calpestate secondo i commercialisti, l’obiettivo è rafforzando facendo sì che le disposizioni diventino principi generali dell'ordinamento, e dunque ad esse si farà riferimento quando c'è un dubbio interpretativo nelle norme fiscali. Alle Entrate si chiederà di motivare sempre gli atti che invia al cittadino, che dovranno, perciò, essere fondati su dati ed elementi certi, indicando le prove dell'accertamento. E non, come avviene oggi, su elementi di semplice presunzione di un comportamento scorretto.