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Decreto energia, scontro tra ministri. Fitto: “Così salta la rata del Pnrr”

(ansa)
Bloccata la decisione di Pichetto Fratin che prorogava le bollette “tutelate”
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ROMA - Il decreto Energia finisce nel cestino all’ora di pranzo, quando all’inizio del Consiglio dei ministri a Palazzo Chigi mancano appena tre ore. Attraversato, fino all’ultimo, da un azzardo: il disimpegno sul Piano nazionale di ripresa e resilienza. Quindi il rischio di aprire un contenzioso con la Commissione europea, rimettendo in discussione l’assegno da 18,5 miliardi della terza rata che è stato trasmesso al Tesoro solamente quindici giorni fa, dopo quasi dieci mesi di trattative ad alta tensione.

È il titolare del Pnrr Raffaele Fitto a fermare il collega dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, l’estensore del provvedimento che puntava, tra le altre misure, anche alla proroga del regime di tutela per il mercato del gas e dell’elettricità.

La norma era pronta, messa nero su bianco: il rinvio della liberalizzazione, tra luglio dell’anno prossimo e gennaio del 2025. Uno slittamento, tra sei e dodici mesi, della scadenza indicata nel Pnrr: il 10 gennaio dell’anno prossimo.

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ROMA - Il decreto Energia finisce nel cestino all’ora di pranzo, quando all’inizio del Consiglio dei ministri a Palazzo Chigi mancano appena tre ore. Attraversato, fino all’ultimo, da un azzardo: il disimpegno sul Piano nazionale di ripresa e resilienza. Quindi il rischio di aprire un contenzioso con la Commissione europea, rimettendo in discussione l’assegno da 18,5 miliardi della terza rata che è stato trasmesso al Tesoro solamente quindici giorni fa, dopo quasi dieci mesi di trattative ad alta tensione.

È il titolare del Pnrr Raffaele Fitto a fermare il collega dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, l’estensore del provvedimento che puntava, tra le altre misure, anche alla proroga del regime di tutela per il mercato del gas e dell’elettricità.

La norma era pronta, messa nero su bianco: il rinvio della liberalizzazione, tra luglio dell’anno prossimo e gennaio del 2025. Uno slittamento, tra sei e dodici mesi, della scadenza indicata nel Pnrr: il 10 gennaio dell’anno prossimo.

Termine che Fitto ricorda a Pichetto Fratin, accompagnandolo con una considerazione perentoria: "Non possiamo rimettere in discussione gli obiettivi già validati dalla Commissione, per lo più adesso che stiamo trattando sulla revisione del Piano”.

Il superamento del mercato tutelato è una delle misure previste nell’ambito della riforma della concorrenza del Pnrr. Un impegno voluto dal governo guidato da Mario Draghi e confermato da Giorgia Meloni, che ha portato avanti l’iter per l’eliminazione dei prezzi regolamentati per i clienti a partire dal primo gennaio del 2023.

Al punto che l’esecutivo italiano e la Commissione europea avevano raggiunto un accordo su un cronoprogramma per l’entrata in vigore del nuovo regime per i clienti domestici a partire appunto dal 10 gennaio del 2024.

Un’intesa maturata nell’ambito della valutazione della richiesta di pagamento della terza rata presentata dall’Italia. Ecco perché la proroga del mercato tutelato mette a rischio i 18,5 miliardi della terza tranche. Che rischiano di finire in bilico anche per un’altra norma contenuta nella bozza del decreto: la proroga delle concessioni idroelettriche.

Ma la riforma di queste concessioni fa riferimento a due misure che sono legate alla legge annuale sulla concorrenza del 2022 e alla sua attuazione. Insieme costituiscono uno dei 54 obiettivi della terza rata che sono stati ritenuti raggiunti dalla Commissione europea e che hanno permesso di sbloccare il pagamento.

In mezzo al caos anche la norma sull’eolico offshore, che prevedeva l’individuazione di due porti nel Mezzogiorno dove installare i cantieri navali per costruire le piattaforme eoliche galleggianti e le relative infrastrutture. Troppi soldi rispetto al budget messo a disposizione dall’Europa. E così il decreto è finito nel cestino.

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