Pensioni, se esci prima paghi. Ecco Quota 104 e le altre novità in manovra
di Valentina ConteIl ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti (Lega)
(ansa)ROMA - La seconda manovra del governo Meloni manda in soffitta le forme di anticipo della pensione. Rafforzando e in alcuni casi addirittura peggiorando i requisiti della legge Fornero. Attenzione però. La legge di Bilancio non cancella le Quote e – a sorpresa, rispetto a quanto annunciato – nemmeno Ape sociale e Opzione donna. Ma di fatto le rende quasi impossibili o le ritarda. Se il tema elettorale era “Aboliamo la legge Fornero”, qui assistiamo a “Peggioriamo la legge Fornero”. Vediamo perché.
Quota 104
Si introduce la nuova Quota 104: nel 2024 si potrà lasciare a 63 anni con 41 di contributi. Ma con un meccanismo di bonus/malus. Chi ha i requisiti per Quota 104 e resta può incassare in busta paga il bonus Maroni, pari ai contributi previdenziali che versa all’Inps (ma in questo modo diminuisce la pensione futura). Chi invece decide di uscire subirà una penalizzazione: un ricalcolo della quota retributiva, pari ai versamenti precedenti al 1996. Si allungano poi le finestre pe…
ROMA - La seconda manovra del governo Meloni manda in soffitta le forme di anticipo della pensione. Rafforzando e in alcuni casi addirittura peggiorando i requisiti della legge Fornero. Attenzione però. La legge di Bilancio non cancella le Quote e – a sorpresa, rispetto a quanto annunciato – nemmeno Ape sociale e Opzione donna. Ma di fatto le rende quasi impossibili o le ritarda. Se il tema elettorale era “Aboliamo la legge Fornero”, qui assistiamo a “Peggioriamo la legge Fornero”. Vediamo perché.
Quota 104
Si introduce la nuova Quota 104: nel 2024 si potrà lasciare a 63 anni con 41 di contributi. Ma con un meccanismo di bonus/malus. Chi ha i requisiti per Quota 104 e resta può incassare in busta paga il bonus Maroni, pari ai contributi previdenziali che versa all’Inps (ma in questo modo diminuisce la pensione futura). Chi invece decide di uscire subirà una penalizzazione: un ricalcolo della quota retributiva, pari ai versamenti precedenti al 1996. Si allungano poi le finestre per uscire con Quota 104: quella per i dipendenti privati passa da tre a sei mesi, quella per i dipendenti pubblici da sei a nove mesi.
Ape sociale e Opzione donna
Non viene creato un fondo per la flessibilità in uscita, come annunciato dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti nella conferenza stampa del 16 ottobre. Ape sociale e Opzione donna rimangono. Ma nel caso dell’Ape sociale l’età di uscita aumenta, da 63 anni a 63 anni e 5 mesi. Nel caso di Opzione donna, resta la stretta già introdotta nella prima manovra Meloni che l’ha resa di fatto inutilizzabile dalle donne cosiddette “esodate”. La stretta anzi peggiora perché aumenta l’età anagrafica da 60 a 61 anni (con 35 di contribuzione), scontabili di due anni in presenza di al massimo due figli.
Pensione anticipata
Qui ci sono due strette inattese. La prima riguarda le pensioni anticipate attuali, con il sistema misto (retributivo e contributivo): il requisito dei 42 anni e 10 mesi, un anno in meno per le donne, tornerà ad essere adeguato alla speranza di vita dal primo gennaio 2025 e non più dal primo gennaio 2027, come prevedeva il decreto 4 del 2019, quello Lega-M5S su Quota 100. Altro che Quota 41, si va verso Quota 43.
La seconda stretta riguarda i Millennials, i totalmente contributivi che hanno iniziato a lavorare dopo il 1996: per andare in pensione anticipata a 64 anni con 20 di contributi dovranno avere un multiplo della pensione che passa da 2,8 volte l’assegno sociale a 3,3 volte, quindi da 1.408 a 1.660 euro al mese. Solo i “ricchi” anticiperanno la pensione.
Pensione di vecchiaia
Non cambia nulla sui requisiti attuali, fissati dalla legge Fornero e adeguati periodicamente alla speranza di vita: 67 anni e almeno 20 di contributi. Per i Millennials, quanti hanno cominciato a lavorare dopo il 1996, qui c’è almeno una buona notizia: il multiplo da 1,5 volte l’assegno sociale viene ridotto a 1. Quindi potranno andare in pensione di vecchiaia se la loro pensione è almeno pari all’assegno sociale che nel 2023 vale 503 euro al mese. Ma attenzione: chi è totalmente nel contributivo (i post 1996) non gode dell’integrazione al minimo della pensioni. I lavoratori poveri saranno pensionati poverissimi.
Indicizzazione all’inflazione
Cambia, seppur di poco, rispetto a quella del 2023. Rimane la stretta che l’anno scorso fruttò al governo Meloni 10 miliardi in tre anni (17 miliardi lordi). Ma il calcolo per fasce subisce una piccola rimodulazione a favore della seconda fascia e a sfavore dell’ultima. Vediamo perché.
Le sei fasce attuali hanno queste percentuali di rivalutazione che si applicano sull’intero importo della pensione: 100, 85, 53, 47, 37, 32%. Ora diventano: 100, 90, 53, 47, 37, 22%. Quindi la seconda fascia, quella tra 4 e 5 volte il minimo (2.100-2.600 euro), migliora un po’ ottenendo un 5% in più. Mentre l’ultima fascia, oltre 10 volte il minimo (sopra 5.200 euro), peggiora perché perde il 10% di rivalutazione.
Riscatto degli anni scoperti
Il governo prova a dare una mano a quanti hanno buchi contributivi in carriera. E quindi consente di riscattare fino a 5 anni non coperti da contribuzione. Ma non dà alcun tipo di agevolazione (come nel riscatto della laurea) e quindi ciascun lavoratore dovrà versare in base alla retribuzione percepita al momento del riscatto. Lo può fare in 120 rate senza interessi. Oppure lo può fare il suo datore di lavoro, deducendone il costo.