Controlli incrociati Inps-Entrate su colf e badanti che evadono l’Irpef
Rosaria AmatoRosaria Amato
ROMA — Caccia all’evasione fiscale tra i lavoratori domestici. La legge di Bilancio prevede la piena interoperabilità delle banche dati di Inps e Agenzia delle Entrate, con l’obiettivo di incrociare i dati sulle assunzioni e i versamenti contributivi dei datori di lavoro con le dichiarazione dei redditi di colf e badanti, «per la ricostruzione della posizione reddituale e contributiva dei lavoratori domestici». Si punta dunque a identificare i lavoratori assunti regolarmente, ma che poi non presentano la dichiarazione dei redditi e pertanto non versano l’Irpef.
Pur non contestando l’obiettivo corretto di combattere l’evasione fiscale, l’associazione dei datori di lavoro Assindatcolf obietta che questo tipo di indagine fiscale finirà invece per spingere molti lavoratori domestici verso il lavoro nero, piuttosto che favorire il ravvedimento spontaneo degli evasori fiscali. In assenza di versamenti contributivi, infatti, i dipendenti saranno sconosciuti all’Inps e quindi…
Rosaria Amato
ROMA — Caccia all’evasione fiscale tra i lavoratori domestici. La legge di Bilancio prevede la piena interoperabilità delle banche dati di Inps e Agenzia delle Entrate, con l’obiettivo di incrociare i dati sulle assunzioni e i versamenti contributivi dei datori di lavoro con le dichiarazione dei redditi di colf e badanti, «per la ricostruzione della posizione reddituale e contributiva dei lavoratori domestici». Si punta dunque a identificare i lavoratori assunti regolarmente, ma che poi non presentano la dichiarazione dei redditi e pertanto non versano l’Irpef.
Pur non contestando l’obiettivo corretto di combattere l’evasione fiscale, l’associazione dei datori di lavoro Assindatcolf obietta che questo tipo di indagine fiscale finirà invece per spingere molti lavoratori domestici verso il lavoro nero, piuttosto che favorire il ravvedimento spontaneo degli evasori fiscali. In assenza di versamenti contributivi, infatti, i dipendenti saranno sconosciuti all’Inps e quindi non individuabili neanche dal Fisco, allargando così la platea già enorme del lavoro nero nel settore domestico (oltre il 50%, secondo l’ultimo report presentato dall’associazione Domina a gennaio). «Si vanno a colpire i lavoratori regolari sconosciuti all’Agenzia delle Entrate, non grandi evasori», denuncia il presidente di Assindatcolf Andrea Zini, ricordando come ci sono già «circa 80mila domestici regolari che tra il 2021 ed il 2022 sono scomparsi dagli archivi dell’Inps a fronte, però, di una domanda che, soprattutto per la non autosufficienza, continua a crescere». E che è destinata a rimanere senza risposta, visto che la legge di Bilancio non destina un euro alla riforma dell’assistenza agli anziani non autosufficienti. Ieri le organizzazioni che promuovono la riforma, tra cui anche quelle dei datori di lavoro domestico, hanno indetto una manifestazione di confronto e di protesta a Roma.
Per far emergere il lavoro nero, obietta Assindatcolf, servirebbero invece «incentivi per la regolare assunzione e bonus immediatamente disponibili per chi non può sostenere l’indispensabile spesa per badanti o baby sitter, e agevolazioni fiscali». Per le famiglie, ma anche per gli stessi lavoratori domestici, che sono invece esclusi da qualunque tipo di agevolazione fiscale prevista dalla legge di Bilancio. Persino le nuove norme sulla decontribuzione, che puntano a favorire la natalità e che beneficiano solo le lavoratrici dipendenti con contratto a tempo indeterminato, escludono esplicitamente le lavoratrici domestiche.