Anche lo streaming stanca. Ora è facile perdersi nel labirinto delle app. E c’è chi fugge
di Antonio DipollinaUN tempo si sarebbe detto: “Fermate lo streaming, voglio scendere”. C’è caso che oggi sia il contrario, lo streaming dovrebbe non fermarsi, semmai ridefinirsi, per consentire a più persone di salire a bordo.
I dati AgCom che evidenziano consumi cresciuti, ma ore di navigazione in meno, sembrano far riferimento soprattutto a una situazione che si è fatta un po’ caotica. Bei tempi quando Netflix incarnava tutto e aveva le cose migliori, a colpo sicuro: un modesto abbonamento, poi anche la pandemia e la gente chiusa in casa a far decollare la situazione.
Serie mondiali, che stavano davvero rischiando di sostituire molta tv vecchio stile ed essere, insieme al calcio, l’unico discorso da condividere il giorno dopo in ufficio.
La concorrenza
Ma la concorrenza ha iniziato a premere e spingere sul pedale, colossi totali come Amazon, come Apple, o Disney o la Paramount del cinema. E Sky, per dire, ormai tiene assai di più a far sapere che la propria offerta è disponibile in streaming e pazienz…
UN tempo si sarebbe detto: “Fermate lo streaming, voglio scendere”. C’è caso che oggi sia il contrario, lo streaming dovrebbe non fermarsi, semmai ridefinirsi, per consentire a più persone di salire a bordo.
I dati AgCom che evidenziano consumi cresciuti, ma ore di navigazione in meno, sembrano far riferimento soprattutto a una situazione che si è fatta un po’ caotica. Bei tempi quando Netflix incarnava tutto e aveva le cose migliori, a colpo sicuro: un modesto abbonamento, poi anche la pandemia e la gente chiusa in casa a far decollare la situazione.
Serie mondiali, che stavano davvero rischiando di sostituire molta tv vecchio stile ed essere, insieme al calcio, l’unico discorso da condividere il giorno dopo in ufficio.
La concorrenza
Ma la concorrenza ha iniziato a premere e spingere sul pedale, colossi totali come Amazon, come Apple, o Disney o la Paramount del cinema. E Sky, per dire, ormai tiene assai di più a far sapere che la propria offerta è disponibile in streaming e pazienza per i canali a cui pian piano la gente si era abituata.
Oggi, il sentimento prevalente in molti spettatori ben disposti è spesso di frustrazione: sta arrivando una serie kolossal, di cui tutti parlano in anticipo, promossa ovunque. E si scopre che è su una piattaforma a cui non si è abbonati.
Un nuovo abbonamento sarebbe magari il terzo o il quarto, di questi tempi non si scherza con queste cose e alla fine è più facile rinunciare. In questo andamento, che comprende anche gli aumenti di prezzo dell’abbonamento singolo, oppure la ricerca di nuove formule – con pubblicità dentro, a costo minore, ma qui il calo di ore passate sulla smart tv, gioca contro – aumenta la sensazione labirintica per lo spettatore, anche, appunto, quello meglio disposto.
Il decoder unico
Non a caso Sky, con il servizio Sky Q, ha iniziato ad aggregare piattaforme nella schermata che appare sul video in prima battuta: bisogna comunque essere abbonati alle altre, ma almeno si configura una semplificazione.
L’ideale, per il futuro, sarebbe accentuare la tendenza ai pacchetti di prodotti raggruppati in unica sede e magari con maggiore facilità di pagamento. Ma si parla davvero di una prospettiva troppo rosea.
Pagare meno
Al momento il labirinto streaming è tale, e disorienta non poco, costringendo a scelte nette e univoche: faccio un solo abbonamento, massimo due, e pazienza se le serie migliori le ha un’altra piattaforma visto che, magari, ho anche il calcio da pagare a parte.
E così via, in un quadro che bisogna semplificare, e magari far pagare meno, paradossalmente, a qualunque costo.