Sfratti triplicati e affitti introvabili, ma il governo ignora l’emergenza casa
di Filippo SantelliDentro l’emergenza povertà italiana – 5,6 milioni di persone in condizione di indigenza assoluta – c’è una seconda emergenza: quella abitativa, un numero crescente di famiglie che non hanno le risorse per comprare casa ma fanno anche fatica a sostenere i costi sempre più alti di un affitto. Questa emergenza è stata “congelata” durante la pandemia, ma ora si riaffaccia prepotente: l’anno scorso, dopo la fine della moratoria Covid, gli sfratti sono tornati ai massimi degli ultimi cinque anni. E’ destinata ad aumentare, dicono gli esperti, perché l’impennata dei tassi sui mutui porterà molti cittadini che prima progettavano un acquisto a rinunciare, e competere per le poche case disponibili in affitto. E resta ignorata da un governo che ha scelto di dedicare le risorse della legge di Bilancio a priorità diverse: per il secondo anno consecutivo, stando alle bozze in circolazione, la manovra non rifinanzierà il fondo affitti e quello per la morosità incolpevole, i principali strumenti nell…
Dentro l’emergenza povertà italiana – 5,6 milioni di persone in condizione di indigenza assoluta – c’è una seconda emergenza: quella abitativa, un numero crescente di famiglie che non hanno le risorse per comprare casa ma fanno anche fatica a sostenere i costi sempre più alti di un affitto. Questa emergenza è stata “congelata” durante la pandemia, ma ora si riaffaccia prepotente: l’anno scorso, dopo la fine della moratoria Covid, gli sfratti sono tornati ai massimi degli ultimi cinque anni. E’ destinata ad aumentare, dicono gli esperti, perché l’impennata dei tassi sui mutui porterà molti cittadini che prima progettavano un acquisto a rinunciare, e competere per le poche case disponibili in affitto. E resta ignorata da un governo che ha scelto di dedicare le risorse della legge di Bilancio a priorità diverse: per il secondo anno consecutivo, stando alle bozze in circolazione, la manovra non rifinanzierà il fondo affitti e quello per la morosità incolpevole, i principali strumenti nelle mani di Regioni e Comuni per sostenere chi non può permettersi un tetto. Mentre del grande piano Casa annunciato più volte dal ministro delle Infrastrutture e vicepremier Matteo Salvini non c’è al momento traccia.
Triplicano gli sfratti
Eppure l’impennata degli sfratti parla chiaro. Dopo due anni di sostanziale blocco delle esecuzioni, l’anno scorso le famiglie accompagnate fuori casa – soprattutto per morosità – sono state 30.385. E’ un numero più che triplo rispetto a quello del 2021 (+219%), ma superiore anche agli ultimi due anni precedenti alla pandemia, segno che si stanno recuperando i provvedimenti di sfratto emessi e non eseguiti. La morosità è la punta più drammatica di una tensione abitativa che continua ad aumentare e che coinvolge anche gli studenti – vedere le proteste in tenda – e sempre di più la classe media, alle prese soprattutto nelle grandi città con canoni fuori controllo e stipendi che non tengono il passo. Se il rialzo dei tassi di interesse sta deprimendo le compravendite immobiliari, e anzi proprio per questo, la domanda e i prezzi degli affitti continuano a crescere: secondo i dati del portale Idealista lo scorso agosto i costi medi mensili al metro quadro in Italia hanno toccato quota 13,7 euro, il massimo storico, con un aumento annuo del 13%. Valori che spingono sempre più famiglie oltre la soglia di sostenibilità, la regola d’oro secondo cui il canone non dovrebbe superare un terzo delle entrate familiari. “Abbiamo un eccesso di domanda e una carenza di offerta, la sensazione è che la situazione non possa che peggiorare”, dice Luca Dondi, amministratore delegato della società di consulenza Nomisma. “Peggiorerà anche quella degli sfratti, che riflettono la realtà con un ritardo temporale”.
Zero risorse per il fondo affitti
In questa competizione per l’affitto sta venendo al pettine l’assenza di politiche per la casa che ha caratterizzato l’Italia negli ultimi anni, a cominciare dal totale abbandono del settore dell’edilizia popolare, con un’offerta di abitazioni tra le più basse d’Europa e risorse che non permettono neppure la manutenzione di quelle esistenti. Oltre il 10% delle case popolari è sfitto perché inagibile, mentre nelle liste d’attesa dei Comuni ci sarebbero secondo alcune stime 600 mila nuclei familiari. Nei mesi scorsi Matteo Salvini, ministro delle Infrastrutture competente sul tema, ha annunciato un grande Piano casa, che avrebbe dovuto integrare i (limitati) interventi del Pnrr con altre risorse e progetti. I fondi, era stato fatto filtrare dal ministero qualche settimana fa, si sarebbero cercati nella legge di Bilancio. Non sono stati trovati, e nel frattempo il governo Meloni ha azzerato anche gli strumenti che negli ultimi anni sono serviti ai Comuni per tamponare l’emergenza. Per il terzo anno consecutivo non verrà finanziato il fondo per le famiglie che a causa di emergenze economiche finiscono in condizione di morosità, che nel 2021 aveva avuto una dotazione di 50 milioni di euro. E per il secondo consecutivo non verrà finanziato neppure quello per il sostegno all’affitto, che nel 2022 aveva avuto una dotazione di 330 milioni di euro. La richiesta di riattivare questi strumenti era arrivata, oltre che dai sindaci, anche da Federcasa, l’associazione delle aziende regionali e comunali che gestiscono le case popolari.
Il Piano Casa di Salvini, e quello del Pd
Sull’emergenza abitativa, che come quella povertà riguarda in misura consistente cittadini immigrati, ora è l’opposizione che prova a battere un colpo. Nel suo Piano Casa, presentato oggi a Mestre, il Partito democratico propone il rifinanziamento con 50 milioni del fondo morosità incolpevole e l’allargamento fino a un miliardo del fondo affitti, ma anche una legge quadro per l’edilizia residenziale pubblica che le garantisca uno stanziamento pluriennale e una seconda norma per dare ai Comuni la possibilità di limitare il numero di affitti turistici, la cui esplosione toglie ulteriori metri quadri all’edilizia residenziale. I primi due interventi potrebbero diventare proposte di emendamento alla legge di Bilancio quando nelle prossime settimane arriverà in Parlamento, ma senza concrete possibilità di fare strada. Ieri in audizione alla Camera il ministro Salvini è tornato a parlare del suo Piano casa, promettendo il primo tavolo entro la fine dell’anno.