Economia

Confindustria, allarme crescita: stime dimezzate per il 2024

Confindustria, allarme crescita: stime dimezzate per il 2024
(ansa)

Il centro studi degli industriali vede un +0,5% nel prossimo anno, contro il +1,2% stimato dal governo nella Nadef. Pesa l’effetto tassi. Preoccupa il calo degli investimenti

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MILANO - L’economia italiana procederà a passo molto più lento delle previsioni. È l’allarme lanciato dal Centro Studi di Confindustria, che nel suo rapporto di previsione di ottobre vede per il prossimo anno un tasso di crescita dello 0,5%. Cifre lontanissime dal +1,2% messo per iscritto sia da viale dell’Astronomia a marzo sia, soprattutto, dal governo a settembre con la nota di aggiornamento al Def. Una crescita più che dimezzata che si porterebbe dietro a cascata anche le ripercussioni sui conti pubblici, visto che il Pil agisce da denominatore nei principali riferimenti di finanza pubblica tenuti sotto controllo da Bruxelles, con il debito pubblico viene previsto in salita al 140,6% sul Pil contro il calo indicato nella Nadef.

Inflazione verso il 2%

Uno scenario fosco attenuato solo da una previsione, questa sì più ottimistica delle stime di analisti e istituzioni internazionali, relativa all’andamento dell’inflazione e che il centro studi vede riavvicinarsi al target Bce del 2% molto prima del previsto. Secondo Confindustria l’inflazione “continuerà a frenare tornando in linea con l’obiettivo del +2,0% a fine anno. In media, si attesterà al +5,8% (da +8,1% nel 2022), con una revisione al ribasso di -0,5 punti rispetto allo scenario CSC di marzo. Nel 2024, terminata ormai la lunga frenata, l’inflazione è attesa rimanere intorno ai valori di fine 2023, assestandosi al +2,1% in media”.

Numeri ben più favorevoli da quelli della Bce, che un mese fa indicava per il 2024 un’inflazione media del 2,9%, vedendo un riavvicinamento al target Bce soltanto nel 2025 (+2,2%).

Pesa l’effetto Bce

E proprio a Francoforte Confindustria addebita una delle responsabilità maggiori per il rallentamento dell’economia, ricondotto infatti “all’effetto negativo di tassi di interesse sulle imprese e sulle famiglie”, a cui si aggiunge una “dinamica negativa” del commercio internazionale.

Gli effetti, sul primo fronte, si osservano in maniera molto decisa dal lato delle imprese. Con l’aumento del costo del credito i prestiti bancari hanno registrato ad agosto un -6,2%, una frenata secondo il Csc “raramente osservata” nelle serie storiche. Una gelata che si farà sentire presto sul fronte della liquidità delle imprese, già assottigliatasi rapidamente ad agosto (-5,6%). E .a situazione nei prossimi mesi potrebbe presto trasformarsi in carenza di liquidità, se il credito continua a ridursi”, aggiunge Confindustria, ricordando che a soffrire di più sono le produttrici di beni di consumo, “che hanno più esigenza di credito per liquidità”.

Non aiuta secondo Confindustria l’impostazione adottata dal governo in legge di Bilancio. Il presidente Carlo Bonomi, presentando il rapporto, ha sottolineato come “solo l'8% è dedicato agli interventi sulle imprese". “Una a deficienza - secondo Bonomi - , perché" Confindustria auspicava un sostegno alle famiglie ma "la seconda parte che noi chiedevamo era uno stimolo forte di investimenti”.

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