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Tredicesime più povere. Ecco perché il taglio del cuneo del 2024 le lascia fuori

Lo sgravio Draghi copriva anche la tredicesima mensilità. Poi il decreto Primo Maggio del governo Meloni l’ha esclusa dal taglio, quest’anno limitato al 2-3%. Nel 2024 sarà pari a zero: busta paga con meno soldi
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ROMA - Il governo Meloni ha deciso di escludere dalla tredicesima del 2024 il taglio del cuneo contributivo. Questo significa che le buste paga di 13,8 milioni di dipendenti pubblici e privati del prossimo anno saranno più pesanti - fino a 100 euro in più al mese - da gennaio a dicembre, tranne quella della tredicesima mensilità. Vediamo perché.

Il taglio di Draghi

La “decontribuzione” è partita con il governo Draghi, in due tempi. Prima con un taglio dello 0,8% ai redditi fino ai 35 mila euro, inserito nella legge di Bilancio per il 2022. Poi con il decreto Aiuti bis che ha alzato di 1,2 punti quel taglio, dal primo luglio al 31 dicembre 2022. Arrivando a 2 punti, sempre per i redditi fino a 35 mila euro lordi. E compresa la tredicesima 2022.

Il …

ROMA - Il governo Meloni ha deciso di escludere dalla tredicesima del 2024 il taglio del cuneo contributivo. Questo significa che le buste paga di 13,8 milioni di dipendenti pubblici e privati del prossimo anno saranno più pesanti - fino a 100 euro in più al mese - da gennaio a dicembre, tranne quella della tredicesima mensilità. Vediamo perché.

Il taglio di Draghi

La “decontribuzione” è partita con il governo Draghi, in due tempi. Prima con un taglio dello 0,8% ai redditi fino ai 35 mila euro, inserito nella legge di Bilancio per il 2022. Poi con il decreto Aiuti bis che ha alzato di 1,2 punti quel taglio, dal primo luglio al 31 dicembre 2022. Arrivando a 2 punti, sempre per i redditi fino a 35 mila euro lordi. E compresa la tredicesima 2022.

Il taglio di Meloni

Il governo Meloni interviene un anno fa per prorogare il “taglio Draghi” che scadeva il 31 dicembre 2022. Ma lo differenzia e potenzia per i redditi bassi. Nella prima legge di Bilancio inserisce per il 2023 un taglio del 3% per i redditi fino a 25 mila euro lordi e conferma il 2% in meno per i redditi tra 25 mila e 35 mila euro. Anche in questo caso è compresa la tredicesima 2023.

Poi però Meloni interviene ancora, con il decreto Primo Maggio. E alza il doppio taglio al 7% per i redditi fino a 25 mila euro e al 6% per i redditi tra 25 e 35 mila euro, dal primo luglio al 31 dicembre di quest’anno. Questa volta non include la tredicesima 2023. Tra un mese e mezzo, dunque, la mensilità numero tredici dei lavoratori italiani beneficerà solo del taglio precedente: 2-3%. Non del nuovo.

La manovra 2024

Cosa succede ora, con la seconda legge di Bilancio del governo Meloni? L’esecutivo ha deciso di prorogare il taglio del cuneo contributivo nella versione del Primo Maggio per tutto il 2024, dal primo gennaio al 31 dicembre. E quindi: 7 punti in meno per i redditi fino a 25 mila euro e 6 punti in meno per i redditi tra 25 e 35 mila euro lordi. Ma esclude la tredicesima, come aveva fatto già nel decreto Primo Maggio che però si portava dietro il trascinamento del taglio da 2-3 punti deciso nella prima manovra.

Ecco dunque che le tredicesime del 2024 non beneficeranno del taglio al cuneo contributivo. E saranno un po’ più povere di quest’anno che almeno ancora può contare sul vecchio taglio del 2-3%.

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