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Euro digitale, sicurezza nei pagamenti ma resta il nodo dei costi

I consumatori potranno utilizzare gratuitamente la nuova moneta ma gli esercenti dovranno sopportare degli oneri. Perché il sistema funzioni servirà un’alleanza con le banche e le carte di credito
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I bictoin e le altre criptovalute “sono basati sul nulla” secondo la presidente della Banca centrale europea, Christine Lagarde. In maniera simile, Fabio Panetta, membro del comitato esecutivo della Bce che sta per salire al vertice di Bankitalia, li considera un po’ come un “paradiso perduto, che non è riuscito a mantenere le sue promesse”. Sia Lagarde sia Panetta, sottolineando le pecche delle criptoattività, puntano a far emergere per differenza i vantaggi e le opportunità dell’euro digitale. “Quando avremo una valuta della Banca centrale - prometteva la presidente della Bce nel maggio del 2022 - garantisco che sarà molto diverso”.

Criptovalute e stablecoin

La principale differenza con le “crypto” è che l’euro digitale viene emesso e garantito da una Banca centrale, appunto quella europea. Le cripto…

I bictoin e le altre criptovalute “sono basati sul nulla” secondo la presidente della Banca centrale europea, Christine Lagarde. In maniera simile, Fabio Panetta, membro del comitato esecutivo della Bce che sta per salire al vertice di Bankitalia, li considera un po’ come un “paradiso perduto, che non è riuscito a mantenere le sue promesse”. Sia Lagarde sia Panetta, sottolineando le pecche delle criptoattività, puntano a far emergere per differenza i vantaggi e le opportunità dell’euro digitale. “Quando avremo una valuta della Banca centrale - prometteva la presidente della Bce nel maggio del 2022 - garantisco che sarà molto diverso”.

Criptovalute e stablecoin

La principale differenza con le “crypto” è che l’euro digitale viene emesso e garantito da una Banca centrale, appunto quella europea. Le criptoattività sono invece create da soggetti privati (i bitcoin per esempio a partire da una rete di computer) e non godono di garanzia pubblica. Tali differenze, come la stessa istituzione di Francoforte spiega nel proprio sito, rendono l’euro digitale “privo di rischi e rispettoso della privacy e della protezione dei dati”. Al contrario, “la stabilità e l’affidabilità delle stablecoin”, ossia criptovalute agganciate a un’altra attività come il dollaro o l’oro, “dipendono in definitiva dal soggetto che le emette” che può anche decidere di “utilizzare i dati personali a fini commerciali”. Di qui la generale elevata volatilità dei prezzi delle criptovalute, che secondo la Bce “le rende difficilmente utilizzabili come mezzo di pagamento o unità di conto”. In un recente studio sui bitcoin e le altre monete assimilabili, Panetta evidenzia come il loro impiego pratico nelle transazioni quotidiane sia basso “a causa delle complessità di gestione e della significativa volatilità di prezzo”. Ecco perché, secondo il governatore designato di Bankitalia, gli Stati non dovrebbero tanto sostenere le criptovalute quanto piuttosto “contribuire allo sviluppo di attività digitali affidabili”, come quella che la Bce sta mettendo a punto. Prima che la nuova moneta veda la luce, ci vorrà tempo. La fase di preparazione è articolata in due stadi, il primo dei quali partirà l’1 novembre e durerà due anni.

I dubbi sul contante e i costi

Ma la domanda è se l’euro digitale sostituirà il contante e se debba essere considerato alternativo alla valuta esistente. In entrambi i casi, la risposta è negativa. La moneta in rampa di lancio non si pone in contrapposizione ma in continuità con la moneta unica europea, di cui di fatto rappresenta un’evoluzione. Come spiega la Bce, l’euro in fase di preparazione “risponderebbe alla crescente preferenza dei cittadini per strumenti di pagamento digitali rapidi e sicuri. Il contante continuerebbe a essere disponibile nell’area dell’euro, come gli altri mezzi di pagamento elettronici privati attualmente in uso”. Certo, è verosimile che la nuova moneta andrà a fare concorrenza a quell’ampia gamma di strumenti che consente di effettuare acquisti senza ricorrere al cash. Nel primo semestre 2023 le transazioni dei pagamenti digitali in Italia hanno raggiunto quota 206 miliardi, con una crescita annua del 13%, secondo i dati dell’Osservatorio Innovative Payments della School of Management del Politecnico di Milano.

Più in generale, è intenzione dell’Ue mettere l’euro digitale a disposizione di “cittadini, imprese e soggetti pubblici che risiedono o sono stabiliti su base temporanea o permanente in un Paese dell’area dell’euro”. I consumatori lo potranno utilizzare “gratuitamente per i pagamenti nei negozi, online o tra persone”. Benché sugli esercenti graveranno delle commissioni, la Bce ritiene che la nuova moneta possa offrire loro “un’alternativa più facile e meno costosa nel panorama dei pagamenti, attualmente frammentato, in cui operano”. Tuttavia, proprio il meccanismo di commissioni è citato dall’Osservatorio del Politecnico come un fattore che rischia di frenare la diffusione dell’euro digitale, insieme con le limitazioni al suo utilizzo, destinate tra l’altro a porre un freno alle pressioni sulla raccolta bancaria.

Come funzionerà nella pratica

Una delle grandi novità dell’introduzione della moneta digitale europea sta nel fatto che, per usarla, si dovranno aprire conti correnti presso la Bce, per i quali Francoforte finora ha sempre escluso una remunerazione. L’Eurotower, si legge sul sito, “sta attualmente studiando come funzionerebbe in pratica”. Ci sono diverse ipotesi sul tavolo. Una di queste prevede che l’Eurosistema sviluppi un’applicazione dedicata aperta a tutti. “In alternativa - precisa la Bce - gli intermediari, incluse le banche, potrebbero integrare servizi in euro digitali nelle proprie app”. In ogni caso, anche chi non dispone di un conto o di uno smartphone potrà “pagare con euro digitali utilizzando una carta fisica fornita da intermediari pubblici, come gli uffici postali”. Ad aprile, Panetta aveva fatto sapere che “i consumatori e i commercianti ritengono che il modo più efficace per assicurare ampio accesso all’euro digitale sia quello di obbligare le banche e gli altri fornitori di servizi di pagamento a offrire la nuova moneta alla clientela”. Insomma, difficilmente si potrà garantire un’ampia diffusione dell’euro digitale senza un’alleanza con il sistema bancario e delle carte di credito.

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